Umano

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Il ristorante

Cibo vero?

Tra un tavolo e l’altro si possono contare tre passi. Ogni tavolo è di legno, quadrato e con una piccola tovaglietta e una piantina di plastica coperta da un sottile strato di polvere. Due passi e S. taglia il fiato a metà con le labbra arricciate, inorridito da tanto rumore umano. Piedi calzati da scarpe da ginnastica sporche di terra invadono la sala muovendosi tra i tavoli, mentre le bocche intessono conversazioni disciolte le une nelle altre fino a non distinguersi più l’una dall’altra. Un brodo umano fatto di poca pasta e tanto sapore. Discussioni accese, denti ingialliti dai troppi caffè e dalle coppe di vino della casa.

Tracce

Tutti con un sorriso tracciato tra le rughe del volto, molto più profondo di quanto si pensi. Alla morte aprendo il viso di un essere umano si possono leggere più cose che nel suo diario più intimo. Se ad esempio troppo spesso ha dimenticato come sorridere, questo sarà avvertito nella mancanza d’uso dei suoi muscoli facciali. Mentre chi corruga la fronte più del necessario vedrà quei suoi muscoli forti e in forma, lasciando una traccia inconsapevole se uno desiderasse leggere quel capitolo della sua vita. Le rughe dunque fiumi, strade invisibili, passaggi naturali ed obbligati per accedere alle passioni.

Un nuovo mondo

Visi rossi, rubicondi, scollature che brillano di sudore e braccia tatuate elevano gorgheggi, pizzichi di risate sbottando sugli schienali di legno delle sedie in stile Caino e Abele. Troppo, per chi ha camminato fino a ieri su pavimenti lustri di cera, bianchi e insonorizzati.

Addio piccolo Cherubino. Come cangia in un punto il tuo destino!

La folle journèe

Si, sembra proprio una giornata folle, iniziata in un vagone della metro, continuata fuori dalle ombre dei palazzi, su un altro treno un po’ più rumoroso del primo. E ora la campagna, il luogo scoperto dal sole e ricordato dai cittadini solo quando le nuvole scure delle macchine diventano una maschera irrespirabile. Poi due scalini e via, fuori, alla fermata.

Stazione centrale di T.

Sembra tutto sotto controllo, per ora. Però la fame e la sete sono fratelli sodali, si scambiano qualche gorgoglio nello stomaco e tirano le budella fino ad annodare la gola.

Cherubino alla vittoria! Alla gloria militar!

Inizia la battaglia per la sopravvivenza. Un ultimo passo verso la trincea, il contatto umano. Quello vero, quel tocco che solamente i bipedi forniti di naso e dita dal pollice opponibile sanno creare. Parole.

Salve

Un bisbiglio sonoro udibile solo dalle tre mosche che si prudono il muso in attesa di attaccare una mollica di pane su un tavolo lì accanto.

Salve

Stavolta più forte, tanto che il richiamo non può sfuggire all’animale- oste, spaventando i tre insetti che si allontanano di malavoglia dal pasto croccante. L’uomo dal naso bitorzoluto e senza un orecchio propone un cavernoso

Uh

Come risposta. È già qualcosa, comunque. Sento i passi che indietreggiano fin quasi ad inciampare. Sono un paio di scarpe preda del delirio di un paio di piedi insicuri.

Potrei avere un tavolo?

Ora la voce del venditore si fa più sicura, il sopracciglio si incurva il tanto giusto da diventare imperioso. Lo sforzo comunicativo è imponente. L’attesa per la risposta passa attraverso una serie di stadi intermedi di comprensione del cervello primitivo dell’oste mono- orecchio.

Uh

Insieme ad un cenno del capo sembrano voler indicare un tavolo piccolo, rotondo, perciò diverso dagli altri quadrati che riempiono la piccola sala rumorosa.

Si, un altro mondo

Certo, non è il bianco materiale asiatico cui ci si era abituati, ma bisogna ammettere che l’oste ha fatto certo del suo meglio per trovargli una sistemazione adeguata. Sul tavolo troneggiano una piantina di plastica morta e un posacenere- noce- di- cocco. Seduto, in mezzo alla confusione, lo sguardo sicuro del domani si perde, girovagando e rimbalzando tra le bocche trita- cibo e le conversazioni trangugiate in tutta calma.

Chi ha ordinato?

Non credo abbia ordinato, eppure di fronte a sé appare un piatto fumante che sembra contraddirmi. Forse è un ordine silenzioso, come dire

Faccia lei

A volte basta un’occhiata per risolvere queste situazioni. In fin dei conti la fame sta bussando sonora alle porte dello stomaco e dunque questo pasto è più che abbastanza.

La gamba sinistra non fa che balbettare il suo nervosismo nella lingua muta degli arti inferiori, avendo come unico effetto il farmi sentir parte di un enorme singhiozzo

Salve

Umano_Human the restaurant
Un cibo umano, al ristorante

E come ogni singhiozzo, sembra aver bisogno di un piccolo spavento per arrestarsi. Un signore dai calzini fucsia e dalle unghie pulite guarda dritto negli occhi S. aspettando una reazione.

S. Salve

Non si riesce a capire se questa Esse sia parte del nome o ancora del balbettio singhiozzante che dagli arti inferiori ha deciso di rigurgitare alle labbra. Che sia una presentazione spicciola?

Posso sedermi qui con lei?

S- Si accomodi

Non credo sia una presentazione. Sembra più il balbettio.

Si trova a suo agio?

La voce è profonda, come portata in superficie da un secchio di legno marcio e una carrucola arrugginita.

S- Splendidamente

Eppure ha una faccia

Oh, le assicuro che tutti ne abbiamo una

Non ha tutti i torti. Però sembrerebbe che la sua abbia visto cieli migliori

Il rumore delle conversazioni, del cadere delle forchette nei piatti, i brindisi e i pianti dei bambini rendono questa conversazione quasi sospesa, surreale.

La verità è che questo per me è un mondo strano, sono un alieno. Vengo dalla metropoli

Ah ecco, mi sembrava

S. e sono un venditore di anime

Sporge la mano dall’altra parte del tavolo. Non conosce tanti altri modi per presentarsi, in fin dei conti è appunto solamente un venditore.

Chi?

Un venditore di anime, anche se ormai non so più…

Ma no, dicevo il mio nome è K.I. Cappa- I.

Oh, mi perdoni… E cosa fa lei di mestiere?

Sono un mediatore

Un mediatore? Tra chi?

Tra ciò che lei sa e ciò che vorrebbe scoprire

Mmm un venditore di lampade e nasi, dunque

Solo nasi, per la verità. Le lampade le lascio a lei

Anche lei dunque non è di queste parti

No, prima non tolleravo più il frastuono, ora mi fa impazzire la quiete

Interessante

Senza difese

Tutta questa conversazione, questo parlare, ha quasi distrutto le difese di questo signore dai baffetti appuntiti. In tutto questo caos, chi può mai essere un signore tanto distinto e allo stesso tempo dall’aria così feroce?

Ma certo, come non averlo intuito prima. Occhio attento, mascella serrata, un grosso pugno grande quanto un pompelmo. Può essere solo un poliziotto. O un cercatore di tracce.

Si alza lentamente, lasciando scivolare un biglietto da visita sulla tovaglia a quadretti.

Sa dove trovarmi, buon appetito

E prima che S. possa rispondere, è già un’ombra che scivola silenziosa e invisibile fuori dalla porta.

Sul tavolo, il piatto non fuma più.

— La prossima settimana… Amore, fuga, disperazione! —

La storia avrà pubblicazione a cadenza settimanale. Tutti i diritti sulla storia sono riservati da Flyingstories.org e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca, DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.

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