Tag Archive anime vive

La fuga_ the crowd

La fuga

— Leggi il Primo Capitolo–

— Leggi il Secondo Capitolo–

— Leggi la puntata precedente–

— Read in English —

Pance, schiene

Ogni essere umano, ogni cultura che impari a non calpestare l’erba, deve per forza imparare a convivere con la solitudine e con la mancanza di spazio. Il paradosso della civilizzazione. C’è chi ha trovato come naturale soluzione a questa cronica mancanza quella di ammassarsi pance contro schiene, diminuendo l’estensione della folla in palle informi di uomini e donne.

La moltitudine

Come una scatola di cioccolatini animata, queste teste si muovono e brulicano su scale mobili e vagoni ferroviari, lasciando però intatte biblioteche e piccoli teatri. Una folla che non sa gocciolare, ma solo fluire. Altre culture hanno inventato altri modi per moltiplicare lo spazio personale, in assenza di aree ancora vergini. Non hanno desiderio che pance e schiene si ritrovino sempre attaccate, come a soffiarsi nell’orecchio. Un amore che in queste latitudini è considerato scandaloso.

I rettangoli di luce

Non che possano fare diversamente, gli esseri umani per quanto piccoli possano essere occupano una precisa area personale. Ecco dunque qual è il ruolo delle cuffie, dei rettangoli di luce e dei colori delle pubblicità. Uno sguardo verso uno specchio cieco che insonorizza, addolcisce le ombre, partorendo vite molto meno miserabili di quelle che si è abituati a vivere. Pance contro schiene. Così diventano allegri, spensierati, gratificati dal successo ottenuto dai loro alter ego. Queste ombre almeno non devono solamente camminare con i loro piedi, starnutire e bestemmiare il loro lavoro. Questi riflessi di vita non devono alienarsi ripetendo come a farsi coraggio

Io non sono qui

Tranquillizzati dalle loro foreste- gioco, mondi- allenamento e stadi- castello, queste pulci dimenticano di essere in cerca di sangue. Si convincono di essere piloti, pirati, grandi giocatori di sport di palla o racchetta. Da insetti a dèi con il solo tocco su un rettangolo colorato. Come attori che si rifiutino di lasciare il set, convinti di essere davvero il personaggio che il regista desidera che questi siano.

Dal finestrino

Schiacciato tra altri uomini- moltitudine, entità- metropoli, l’uomo del domani guarda fuori dal finestrino. Il treno lascia che le luci rimbalzino l’un l’altra, lanciandosi messaggi silenziosi. Onde che riflettono un sole tramontato da tempo, ormai. La notte è infatti un mare d’inverno, freddo e silenzioso. Un film in bianco e nero visto alla tv, direbbe una certa L. Lentamente S. lascia arrivare alla superficie di sé quell’istante di paura. Dai, forse non era paura, quell’uomo grossolano e balbuziente può solo avergli fatto pena. Eppure le parole del gigante arrivano come piccoli punti di spillo tra i pensieri accomodanti

Tu mi hai rubato l’anima, preparati a morire

Certo, magari non proprio queste parole, ma gli ricordano qualche film visto da bambino. I ricordi sono così arbitrari, soprattutto quando si tratta di ricordi cuciti sul cuoio della paura. Anche lì si parlava di vecchi conti in sospeso, la morte di un padre. Eppure quella era realtà, è facile ricordare, pure tra i filtri della paura, tutte le ombre intorno e quegli occhi. Quei fossi infiniti sotto un cappello a tesa larga. La risposta? Beh, la sua risposta non è stata di quelle che si leggono nei manuali di comunicazione, ma è stata comunque una risposta

Quale anima?

Hmpf

Tu… tu sei… quel ragazzo?

Per la prima volta sento la sua voce incrinata da puntini di sospensione, sospesa tra parole che non vogliono germogliare. Finalmente, entrando in quella sala di obitorio ha capito che c’è solo un’anima che cerca. L’anima di suo padre è la risposta ad ogni domanda passata o presente. Ed ora questo energumeno vuole portargliela via, ancora una volta. O almeno questo è quello che sembra volere, in quel modo tutto suo di farfugliare sotto il cappello.

Tuuuuuuuuu-p

Esclama il telefono

Tuuuuuuuuu-pp

Ripete, apparentemente un po’ più seccato il telefono

Ancora per un po’.

Dai, rispondi

Tuuuuuuuuuuuu-ppp
T-clack
Tu tu tu tu tu tu tu tu tu tu tu

L’apparecchio pareva essere diventato un balbuziente arrabbiato.

Poi il silenzio, con il telefono dimenticato sul tavolo.

Partire, doveva partire

I passi che si facevano lunghi nella stanza, o magari è semplicemente quest’ultima ad essere piccola. Doveva partire, la valigia finalmente pronta. Doveva partire, le chiavi sul tavolo. Doveva partire, non c’è più tempo. Questo andava ripetendo senza sosta per qualche ora. Prima che quell’energumeno lo venga a trovare ancora, prima di perdere le tracce di quella donna e di quel mignolo mozzato.

Tutto cambia

Il medico sembrava essere la soluzione, ma gli è sfuggito di mano. Di mano, no, per la precisione di dito. Un dito mozzato, che di certo nasconde qualcosa. Le tracce di sangue sono sparite ad un certo punto, ma bisognerà riprendere le ricerche. No, correre, deve correre, non c’è più tempo. Voleva avvisarla, avvisare quella donna dai capelli così scuri e dal vestito sempre così blu. Ecco, prendeva le chiavi, la sua piccola valigia grigia e

Blam

La porta urtò con forza girando sui suoi stessi cardini e chiudendosi all’interno. Fuori, i miei piedi scendevano veloci un pianoforte dai tasti tutti bianchi, una musica di passi difficile da seguire. Ecco poi il tram, preso al volo, che si muove e in mezzo alla confusione di pance e schiena, ora.

Una lettera

La fuga_ the crowd
La fuga_ the crowd

Qualcosa nella giacca, una lettera che profuma di lavanda, di carta blu. Non deve essere piacevole, perché la lascia cadere e si mette le mani al volto. La lettera scivola qui, vicino a questo umile paio di scarpe e dice

Caro S.

Mi mancano le nostre piccole uscite del sabato sera. Vederti a lavoro, sempre così sorridente. Mi mancano anche i nostri silenzi, i tuoi baffetti che sembrano temperati. Capisco però, proprio dai tuoi silenzi, che c’è qualcosa di più importante. Non preoccuparti per me, sarò ogni giorno alla macchinetta del caffè, seduta ad aspettare che tu ritorni. O magari sarò sempre là, con te.

La tua donna in blu,

N.

P.s. Le chiavi di casa le ho lasciate nella cassetta delle lettere.

Non ritorno, fuga

E quello è il punto di non ritorno, quando la città sembra diventare solo un mostro dalle narici aperte a fiutare la paura. Quando ogni muro trasuda sporcizia, quando anche gli sguardi della gente sul vagone diventano opachi. Tutti riflessi sui loro rettangoli, attaccati a dei cavi come a ricaricarsi. Ora vorrebbe che i ristoranti avessero del cibo, del cibo vero, piatti sui quali chiacchierare e urlare. Ora vorrebbe correre al cinema e guardare qualcosa che non sia pubblicità. Stringere la mano di N., nel buio, lasciandosi andare ad esplorarne le dita fini, la mano piccola dalla pelle morbida. Ora vorrebbe scappare, o vivere, o entrambe le cose. Abbozza un sorriso, niente è perduto. Mormora

Si, so dove andare

Lasciando gli altri passeggeri perdere l’attenzione per qualche istante dai loro giochi- mondo, perdendosi per un istante nella realtà. La realtà vera, dove pance e schiene sono unite, dove un matto parla da solo su un treno.

Tucutlun

Tucutlun

Tucutlun

E le rotaie spariscono dietro i palazzi come a voler dare profondità ad un disegno

Si, so dove andare



La storia avrà pubblicazione a cadenza settimanale. Tutti i diritti sulla storia sono riservati da Flyingstories.org e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca, DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.



Secondo capitolo: Il viaggio delle anime

Secondo Capitolo

Anime (Vive)

Morte, anime, fuga e verità

Sono tante le parti di questa storia che, come un puzzle sofisticato in bianco e nero si scambiano e sembrano non incontrarsi mai. Flashback che ci vengono raccontati da una nonna in lacrime, uffici suicidi e anime nascoste in mignoli mozzati.

Una storia di anime?

Pian piano iniziamo a capire che la storia in sé non gira intorno alle anime, ma a chi ne tradisce la vera essenza. Le anime non sono altro che un’energia che sostiene il nostro mondo, lo racconta, struttura e al tempo stesso ne è la forma.

Una storia di desideri

Il desiderio di S. è quello di avere indietro la sua anima. Sperava un giorno di avere l’anima di suo padre, un suo regalo. Il suo desiderio di carriera, insieme a questa speranza, dovranno fare i conti con la realtà. Il ragazzo, spinto dalla verità misurata dalle labbra morenti della nonna, non potrà che cercare vendetta per la sua occasione perduta. M., dal canto suo, è il più disincantato dei personaggi. Non vuole immergersi nel mondo, non più. Anime, corpi in putrefazione o canto degli uccellini, tutto fa parte di qualcosa per lei alieno. Eppure il fato, sotto forma di un’anima, la strapperà a questo sogno lucido.

La fuga

Infine, una fuga a tre. Una fuga di anime e desideri, che ci porterà in un viaggio inaspettato. In una terra delle anime in cui si piantano ancora i sogni, si bevono caffè e si mangia nei ristoranti.

Il secondo capitolo

Secondo capitolo: Il viaggio delle anime
Secondo capitolo: Il viaggio delle anime
  1. La premiazione
  2. Nella notte
  3. Il corpo e l’anima
  4. Trovalo!
  5. Quel ragazzo
  6. Vendetta
  7. La piramide
  8. Bu
  9. Il paziente delle 8.05
  10. La dottoressa
  11. Un corpo che… parla?
  12. Il cappello
  13. Passi

Non hai ancora letto il primo capitolo? Leggilo ora!

The meeting between S. and the boy

Passi



— Read in English —

— Leggi il pezzo precedente —



Riverberi

I suoni si scoloriscono in lontananza, un quadro che fluttua tra i sogni di un artista ubriaco di vita. La bottiglia gli cade dalle mani e produce un suono.

P-asc-ch

The hat_ il cappello

Il cappello

— Read in English —

— Leggi il pezzo precedente —

Al mercato

I mercati sono colorati, colmi di quel vociare che non tutti sanno riprodurre, che so, in un film. Per alcuni basta ripetere

Rabarbaro

A corpse that... un corpo che...

Un corpo che… parla?

— Read in English —

— Leggi il pezzo precedente —

Un corpo

che

parla

Lei ci crede nella reincarnazione?

M. il medico_ The doctor

Il medico

— Read in English —

— Leggi il pezzo precedente —

Sono un umile orologio da polso

Il tempo

Il tempo non è altro che un ritmo. Più ingombrante lo spazio, più sarà semplice vedere questo movimento dilatarsi fino quasi a dissolversi del tutto. Qui, dunque, in questo mini spazio controllato, il tempo risulta essere minuto, piccolo. Un nano di tempo, nel grande circo di luci e pianeti. Non si fa in tempo ad aprire una porta ed ecco che qualche secondo sembra volare via, insieme con qualche corpo bianchiccio o giallognolo.

Il paziente delle 8.05 the patient

Il paziente delle 8.05

— Read in English —

— Leggi il pezzo precedente —

Una paziente certezza

Tra le poche sicurezze che potrete in qualche maniera procurarvi nella vostra esistenza, credetemi, è d’uopo aggiungere le 8.05 del mattino di ogni lunedì. In una casa dai mattoncini rossi e dal vicinato alquanto chiassoso, un allarme attende un impulso elettrico per farsi sentire. Per cantare, per essere più precisi. Per intonare con voce metallica una vecchia canzone di Claudio Villa,

Piramide, l'anima

L’arte della piramide

— Read in English —

— Leggi il pezzo precedente–

L’anima di un venditore

Oh com’è facile seguire un venditore, quando gli si sta sempre tra i piedi. Più difficile sarebbe se fossi nato guanto, disperso tra una stretta di mano e l’altra di un freddo inverno. Uffici e strette di mano sembrano essere legate indissolubilmente da un antico sortilegio. Tanto da porre l’antica questione se siano venuti prima i freddi convenevoli o gli orrendi arredamenti di cubicoli cresciuti in maniera disordinata.

Vendetta!

Vendetta

— Read in English —

— Leggi il pezzo precedente —

Quella lettera

Gli occhi vitrei, come quelli senza luce di una grossa bambola. Il ragazzo, come lo chiamano tutti da sempre, guarda verso la porta, immobile. Non è un’entrata o un’uscita che cerca, dietro quel rettangolo di legno, ma un po’ di riposo. A terra qui vicino sta la lettera, ancora aperta

Non poterti difendere è stata la mia malattia. Non vederti diventare quello che saresti potuto essere. Nulla mi ha mai fatto più felice del vederti nascere

Dal negativo…

Tre frasi che iniziano tutte in negativo, come chi volesse fin dal principio preparare al peggio, mettere i piedi avanti. Quel vostro cugino più giovane che ha appena preso la patente e vi invita a fare un giro in macchina con lui. Voi e la ricerca forsennata di quel freno che non c’è , dalla parte del passeggero. Questo sembra abbia voluto fare la nonna del ragazzo. Che però aveva continuato

Vorrei aver avuto la forza di alzare la testa, il coraggio di difenderti quella notte

… al condizionale

Da frasi negative a condizionali al passato, non ci resta dunque che la verità. Il dubbio, ombra cancerogena e ragno dei pensieri, non fa che perseguitare gli occhi del ragazzo. Tutto quell’amore era dovuto ad un senso di colpa senza più spazio per affogare, oppure era un tenero affetto della nonna per il nipote? Come ha potuto nascondere una verità del genere per tutto questo tempo, fino a farla diventare un cancro? Fino a far andare quell’anima così nobile in putrefazione. Se solo avesse avuto il coraggio non di salvargli l’anima, ma almeno di rivelargli

Le cose come stavano, lo so. Non è stato facile nasconderti queste parole per tutto questo tempo. So che se avessi fatto questo passo prima forse non sarei malata. Forse non staresti nemmeno leggendo questa lettera su cui cadono come macigni le mie lacrime

Un dettaglio

Eppure bisogna andare con ordine, fermarsi un istante. Certo, la nonna ha avuto una parte in questa storia, ma il ragazzo sa che la sua attenzione deve concentrarsi su qualche altro dettaglio. Sul vero responsabile. La notte dell’incidente, ad esempio

Vendetta!
Vendetta!


Erano le tre o quattro del mattino, un giovanotto bussò alla porta accompagnato dal dottore. Ti ricordi, il dottor B.? Era la vigilia di Natale e tuo padre non faceva che piangere in camera sua. Tutta la disperazione di un marito senza moglie, di una metà senza meta, ingrigito e rinchiuso tra le stanze della sua memoria. Poi c’eri tu, l’allegria in persona, la fiammella che accendeva di calore tutta la casa. La mia lumachina. Stavi coricato sul letto a disegnare, ricordo ancora che all’epoca ti piaceva dipingere di elefanti. Non sapevo cosa fare, quegli uomini si misero a camminare sulle scale, lasciando tuo padre seduto sul suo letto a cercare qualche musica vana nel vuoto. Gli occhi persi, chissà dove

Oh, tremenda vendetta!

E poi la lettera andava avanti con la descrizione di come avessero dovuto immobilizzarlo, stordirlo e indurlo alla morte per potergli estrarre l’anima. Un’anima bianca, che illuminò la stanza e fece ridere perfino il papà al piano di sotto. Il medico, all’ultimo, sembrò avere qualche remora e venne spinto fuori dalla porta. Qualche particolare prima, però, qualcosa c’era di sicuro

Quel venditore


Ecco, non so dirti quale fosse il viso di quell’uomo, perché tutto avvenne davvero in fretta, lumachina mia. Però ricordo che vollero parlarti qualche minuto, prima. Forse per distrarti, forse per capire se davvero l’anima era quella che si aspettavano di avere. Forse, il dottore aveva già iniziato a sentirsi in colpa e cercava un modo per fermare la ruota

Un disegno dell’anima

Ma certo! Per quanto non possa ricordare quei momenti, c’è sicuramente qualcuno che deve aver immortalato tutto. La sua anima aveva in mano una matita e un foglio di carta. Sicuramente deve aver ritratto quei due, con le sue stesse mani. Certo, bisogna cercare tra migliaia di blocchi di appunti e schizzi, ma di sicuro quello sarà il più semplice. È stato l’ultimo. Troverà il volto di quel venditore e con lui la sua anima.

Più vicino di quanto non creda

Forse non ha ancora compreso che il nome che chiama la sua vendetta è inciso nelle scarpe strette che porta, giusto sotto il tallone, nel piede sinistro.

— Leggi la Piramide–

Leggi il primo capitolo!

La storia avrà pubblicazione a cadenza settimanale. Tutti i diritti sulla storia sono riservati da Flyingstories.org e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca, DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.

L'ufficio suicidi

Trovalo!

— Read in English–

— Leggi il paragrafo precedente —

Un’anima

Il suo nome

il

suo

nome

Qual era

Difficile mettere ordine tra i ricordi, ma mi pare più

G., oppure J. Forse P.? Chi può saperlo.

Qual era il nome del medico?

Eppure è l’unico in grado di spiegare come in cerca di un’anima bianca si trovi invece un’anima nera. Pensieri affannosi si rincorrono ai ricordi, memorie sepolte tra numeri e strette di mano. E’ incredibile come persone che incontriamo tutti i giorni siano in grado di lasciare poco o nulla nella nostra tavola dei colori. Possiamo dipingere a memoria pubblicità e donne conosciute solo per pochi intensi minuti, e tuttavia quel dottore cui abbiamo stretto la mano tutte le mattine per anni non è più là.