Il ristorante

a donna in blu- il ristorante

Il ristorante

Secondo appuntamento

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Il ristorante è la scelta migliore se si intende migrare da un primo appuntamento al cinema.  Il motivo per il quale una porzione di umanità decide ogni giorno di spendere qui dei preziosi minuti di tempo libero non è certamente per sedersi e mangiare. Per mangiare la soluzione è molto più semplice. In ogni telefono della metropoli troverete un pulsante del servizio in camera- in pratica un omino con in mano un vassoio. Vi basterà cliccarci sopra e una voce sensuale vi chiederà che pietanza desiderate mangiare, in quale quantità per poi sparire con un piccolo bip orgasmico. Lasciandovi in attesa del cibo.


Silenzio, grazie

No, in un ristorante non troverete nulla di orgasmico, se non il silenzio. I ristoranti sono tutti così ben affollati perché ci si va per rilassarsi. Un tempo famosi per i cuochi, ora sono famosi per gli insonorizzatori di ambienti. Eccoci infatti arrivati al tavolo. Un cubo bianco con dei bordini color vinaccia. Le sedie sono incassate nel cubo e l’uomo i cui piedi proteggo dal freddo sfila con molta galanteria la sedia per la ragazza che gli sta di lato. Poi, con naturalezza e silenziosa eleganza, ecco tirar fuori anche la seconda sedia.

Il menu

Il materiale viene direttamente dal Giappone e non produce alcun suono (perlomeno non udibile da essere umano). Non appena comodi sulle loro sedie, i due sorridono in silenzio. Senza imbarazzo, qui il silenzio non è in regalo, lo si paga profumatamente. Due cartoncini tondi bianchi e rossi sembrano confondersi sulla superficie liscia del cubo- tavolo e nell’aprirli, ecco spuntare fuori il menu. Scarno, ma pur sempre un menu. Si può scegliere tra una penna o una piccola tastiera, o altrimenti la versione bolla. Per chi di voi non fosse mai entrato in un ristorante, cercherò di spiegarvi in breve come funziona, prima di sentire la loro conversazione. La penna vi permette di scrivere domande e risposte direttamente su un piccolo tablet, la persona di fronte potrà decidere se ascoltare o leggere ciò che state scrivendo.


Le scelte conversazionali

Nella maggior parte dei casi, la penna viene esclusa a priori. È per personalità nostalgiche, per quelli che ascoltano ancora la musica con il giradischi, che spendono centinaia di banconote in vestiti primordiali con più spifferi di una casa in montagna. Il secondo metodo, la tastiera, è il più comune. Entrambi scrivono e si scambiano i loro pareri premendo sui pulsanti. Anche qui, la scelta di ascoltare o leggere direttamente ciò che l’altro vuole comunicare è puramente personale. Dipende spesso da quante persone sono connesse per tavolo, altrimenti si crea confusione. Non che si scriva tanto, poi. Non si viene qui tanto per comunicare davvero, ma per riservarsi un po’ di silenzio, un po’ di conforto fuori dalla confusione e dalla pubblicità.

Che bolla sia!

L’uomo dai baffetti a punta e la donna in blu decidono dunque per la terza scelta, la più costosa. Il nome “bolla” non deriva da una reale bolla- di sapone per dire- ma dal nome del suo inventore B.O.L.L.A. Un nome lunghissimo, anche per i suoi tempi. Ma si sa, i titolati amano far sentire il proprio nome araldico completo e il Barone non era certo da meno. Si era agli albori della civiltà come la conosciamo noi oggi, in cui ancora orde di rumorosi nasoni e nasone si incodavano fuori dai ristoranti per mangiare e parlare. All’epoca in realtà ci si sedeva ai tavoli per poi conversare con persone lontane, spesso migliaia di chilometri. Nessuno sembrava badarci, perché in fin dei conti nessuno sapeva bene dove si trovava. Poi, a fine serata, due o tre foto di gruppo e tre foto di piatti diedero finalmente l’idea al Barone.

L’idea

B. decise che era venuto il momento di sfruttare al meglio l’occasione. Prese i dati delle conversazioni più frequenti che le persone scambiavano con persone lontane seduti ai loro tavoli e creò un metodo originale di comunicazione. Ne venne fuori un programma ancora oggi in voga e scelto proprio dalla nostra coppia.

La presenza
Il ristorante, la donna in blu

Il programma creato da B. è il fulcro dell’idea stessa di ristorante: un porto in cui piccole barche silenziose non hanno bisogno di navigare, ma solo di galleggiare. Fuor di metafora, si può andare al ristorante e conversare con persone distanti, mentre si instaurano chiacchiere futili con la persona che sta di fronte. Nessuna conversazione, vicina o lontana, li vede presenti. Sono semplicemente attori disinteressati di un’opera che non li contempla neanche tra gli interpreti. Anche se a dirla tutta, sanno interpretare benissimo un ruolo: il pubblico.

Quale voce?

Eccoli dunque a decidere con quali frasi iniziare la conversazione, tra le milioni disponibili. Scegliere la voce che l’interlocutore ascolterà è davvero difficile, spesso si utilizza quella di attori famosi o personaggi dello spettacolo. Oggi i due scelgono voci neutre, quasi sintetizzate, robotiche. Ed ecco, finalmente l’uomo dai baffetti a punta e dal cappotto color senape tocca il primo pulsante e la frase, passando attraverso i vari cavi del tubo, appare nitida nelle orecchie della donna di fronte a lui


come stai oggi?

Scelta tra altre opzioni quali


hai un vestito davvero originale

e


E’ davvero un posto carino, non c’ero mai stato

La donna in blu sorride, come se quelle parole fossero state scritte solamente per lei, come se quella voce fosse reale. A domanda banale, corrisponde risposta uguale o contraria, per parafrasare Newton. Nella maggior parte dei casi, come detto, mediocrità segue mediocrità. Dunque la conversazione non pende verso l’alto o il basso, ma continua a camminare come una biglia su un tavolo scorre, spinta dal soffio di un bambino paziente. Conversazioni sul clima seguono a quelle sulle tasse, sulle anime, per poi entrare in maniera irregolare nel regno del personale. Il bambino che soffia sulla biglia è ora improvvisamente Maestrale, vento del Nord, spostando l’attenzione e anche i capelli dal viso della donna


Come hai iniziato a vendere anime? Cosa ti ha spinto? Certo, tuo padre ti avrà instradato per bene al mestiere

La domanda cade nel silenzio di un ristorante affollato. Solo il tossicchiare fastidioso di qualche anziano taglia questo filo magico che tiene in equilibrio emozioni congelate. La bolla formula questa domanda, apparentemente innocua. La gamba sinistra inizia a muoversi nervosa. Ciò che S. non ha potuto notare è che il piede destro di lei si muoveva nervoso fin dal principio. Sono particolari che solo un paio di scarpe sa cogliere. Come in un iceberg freudiano, questo cubo bianco taglia in due da una parte le teste sorridenti e rilassate e dall’altra i piedi nervosi. Lui apre leggermente le braccia e da bravo attore sostiene lo sguardo con un sorriso sicuro. Un sorriso alla Monna Lisa, per intenderci. Indecifrabile, oscuro, eppure confortante


Oh, certamente mio padre e mio nonno hanno spinto affinché io diventassi quello che sono

Ecco dunque che la stessa persona che non ama parlare fuori dall’orario di lavoro, si sente a suo agio ora grazie al metodo bolla. Non giudicatelo, è come chiedere ad un falegname di tagliare la legna la domenica. Ma ora


Però era il mio sogno più grande. Ho sempre voluto essere un venditore, il migliore che ci fosse


Beh, direi che l’obiettivo è riuscito in pieno. Il capo non fa che parlare di te

La gamba si blocca all’improvviso, dandomi finalmente tregua. Posso rilassarmi per un attimo. Pensateci, la prossima volta che muovete nervosi le vostre gambe. C’è una scarpa che soffre, là sotto. E’ vero, non abbiamo stomaco e non sappiamo come si fa a rimettere, ma vi auguro di non provare mai il mal d’anima. Poi

Sono felice di sentirtelo dire. Dalle tue labbra suona come una felice realtà

Davvero, pensare che la gente spenda dei soldi per sedersi qui a parlare attraverso parole scelte da qualcun altro in questa maniera così artificiale è davvero qualcosa che sfugge ad ogni comprensione. Sembrano robot istruiti da un attrice da telenovela sudamericana. Il silenzio che segue è quello scelto dall’inizio. Assoluto, fatto di sguardi, di desideri, ma in cui si nasconde un’altra dura verità. Una verità più concreta di ogni pulsante o di ogni parola scelta. Tutto questo parlare stanca e il ristorante è l’ultimo posto in cui si troverebbe del cibo. Il cibo fa rumore. Ecco che la fame esaspera e porta ad una decisione, casa mia o casa tua? Casa tua. Meglio giocare in casa, pensano le scarpe in blu. Sempre un punto di vantaggio, soprattutto se si intende fare qualcosa cui naturalmente segue una doccia.

—continua la settimana prossima con “Il Capo”—

–Di cosa parla questa storia?–

La storia avrà pubblicazione a cadenza settimanale. Tutti i diritti sulla storia e relative traduzioni sono riservati da Flyingstories.org e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca, DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.

Daniele Frau

Daniele Frau is a translator and content writer living in Dubai and coming from an amazing Italian island, Sardinia.

2 thoughts on “Il ristorante

Matteo FrauPosted on  8:33 am - Jan 22, 2019

Fichissima! Bravo!

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