Il cinema, la pubblicità

Il cinema

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Le sale dei cinema sembrano somigliarsi, con le stesse dimensioni e con il medesimo schermo della stessa grandezza. I film nei cinema cambiano, ma senza davvero variare il copione. Gli attori stessi sembrano scelti da una mano meccanica in una grande macchinetta per peluche- attori che sceglie a caso. La discriminante può essere l’altezza, il peso o l’età anagrafica. In un mondo in grado di vendere l’anima quali possono essere mai le vere emozioni che scaturiscono da una pellicola? Sono angoli di muro, piccoli buchi dietro un mobile, sono nient’altro che immagini di un’ombra di un’emozione. In fin dei conti qui il livello di attenzione è davvero ai minimi storici. Perché spendere il proprio tempo a guardare un film, quando si può tranquillamente guardare della pubblicità?

La pubblicità

Senza la pubblicità non si saprebbe dove andare, non si saprebbe neanche da dove iniziare a tentare una nuova vita. Ad esempio se non ci fosse la pubblicità ad informare sui capi di abbigliamento corretti da indossare, come faremmo? Quali scarpe, quali cappelli, quali suppellettili, arrivando perfino ai tamponcini che le donne usano una volta al mese? Per carità, qui la conversazione non verte sul tanto abusato libero arbitrio, o sulla castrazione dell’immaginazione o altre corbellerie distopiche. Quella è pasta da usare per creare pagine di libri, ma ora è di realtà che si parla. A quanto pare la realtà fluisce meglio, se edulcorata e un po’ colorata e sorridente. Quanto è più semplice prendere la decisione se avere un bambino o abortire, se una pubblicità ci insegna che è tutto questione di un minuto, di una pillola? Non che ci sia nulla di male, è solo un esempio. A coloro di voi che storcono il naso pensando che si nasconda un messaggio politico dietro questo successo della tecnica, rispondo di no. Non c’è proprio nulla e questo è il mistero rivelato. Dopo cento anni di illazioni, di congetture su piani creati dalle alte sfere, di burattinai e fili, si è finalmente capito cosa c’è dietro questa infinita pubblicità. Il nulla.

Quanti specchi!

Forse, con il senno di poi, sarebbe stato molto più semplice per tutta questa massa variopinta poter scegliere di avere un nemico che si fosse rivelato nitido in uno specchio. Dare delle lezioni a sé stessi anziché agli altri avrebbe implicato una riflessione, seppure anche solo fisica e parziale, che avrebbe giovato a questo mondo dagli specchi colorati di bianco e nero. Come in un film muto senza trama, i personaggi camminano sbattendo per le strade e chiedendo scusa alle proprie ginocchia. Raccolgono differenziando plastica e carta, ma hanno imparato a riciclare anche le idee. Tutto ciò che è innovazione ha iniziato a diventare ingombrante come l’uranio o le cannucce negli oceani. Tra le persone che sincopate lavorano e si giovano dei propri successi è complesso comprendere una logica che non sia quella naturale. La naturale incarnazione della mediocrità. La velocità del nuovo si arrampica sulle spalle curve e lente del vecchio, come una legge di Moore applicata a tutto ciò che trasforma. Niente va nella direzione della felicità, ma tutto in quella della rapidità, del successo, del si e del no, della pubblicità che sembra non aver mai torto.

Cinema e pubblicità

Il cinema
Il cinema

Nelle sale dei cinema, come detto, si riflette quella scena muta così simile alla vita quotidiana. I film iniziano con un’ora di ritardo per far fruire la pubblicità, per poi fermarsi dieci minuti dopo per un’altra ora di interessanti consigli per gli acquisti e terminare con dieci minuti di finale commovente. La trama e la pubblicità non sono distinguibili, si rincorrono senza soluzione di continuità e le persone entusiaste e felici finiscono i loro cibi pre-confezionati in compagnia di immagini 3D che sorprendono senza entusiasmare. Gli opposti si attraggono, ma mai quanto i mediocri. I mediocri sono spugne che rimbalzano sui pavimenti e galleggiano sulle ondine di un lago. Sbattono talvolta le une nelle altre producendo qualche piccola oscillazione intorno a loro. Questo è il successo della modernità, una felicità piatta cui nessun momento della storia precedente può essere comparato. La felicità per tutti, a prova di mare o montagna.

Anzi, è bello galleggiare

La mia non è una critica, io sono sempre un umile paio di scarpe e parlo più per sentito dire che per sentito vivere. Ho anzi la sensazione che la gente sia davvero più felice in questo modo. Non c’è un Matrix, non ci sono definizioni di controllo delle masse. Le masse stesse sono delle meduse che si muovono con le vibrazioni della storia. Sono felici, in questo galleggiare salutare senza domande e risposte. La filosofia stessa che senso avrebbe in questo rituale del trovarsi senza incontrarsi? C’è solo il paragone con il nulla che crea l’impossibilità. La tecnica, la spettacolarità assurgono al rango di sublime, di incomparabile. Fino al giorno seguente e al nuovo sublime, incomparabile fluttuare.

Fine della lezione

Tante parole per descrivere una sala di cinema e qualche pubblicità, mi dovrete scusare. Noi scarpe talvolta diventiamo verbose, ci perdiamo nei meandri della natura umana senza ritrovarci mai se non al punto di partenza, come in un gioco da tavolo. Chiedendoci spesso se ci siamo mossi, in fin dei conti. S. ha terminato la sua lezione e si sta apprestando ad uscire dell’aula, ma chi è questa donna in blu che gli si accosta?. L’ha già vista, dietro qualche scrivania in qualche ruolo dirigenziale del piano superiore. Sembra che si capiscano, si ritrovano nei loro sguardi vaghi e nelle loro domande altrettanto vaghe. Non si aprono grandi silenzi imbarazzanti e questo è apprezzabile.

Andiamo al cinema, dunque

A lei piacciono i baffetti, a lui piace il blu. Sembra abbastanza per incontrarsi di nuovo, meno casualmente e magari andare a vedere un film insieme. Un collega passa e osserva con un elegante occhiolino che la preda in questione è davvero rimarchevole. S. come da consuetudine non risponde al richiamo della foresta, ma nel suo aplomb ottocentesco accetta l’invito e si butta sulle scale alla ricerca di un fascicolo per la riunione del giorno seguente. La donna in blu scende le stesse scale, ma nella direzione apposta, tagliando con qualche piccola ruga i suoi occhi sorridenti e attirando qualche sguardo del XXI secolo. Molto, molto più concreto di quello del XIX.

— E la prossima settimana ti aspetta Il cinema, il bacio–

–Di cosa parla questa storia?–

La storia avrà pubblicazione a cadenza settimanale. Tutti i diritti sulla storia sono riservati da Flyingstories.org e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca, DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.

Daniele Frau

Daniele Frau is a translator and content writer living in Dubai and coming from an amazing Italian island, Sardinia.

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