Il cinema e la pubblicità

Dentro un cinema

Le sale dei cinema si somigliano tutte. Uno schermo della stessa grandezza su un lato e lo stesso numero di posti. I film cambiano, certo, ma i contenuti rimangono pressoché uguali gli uni agli altri.

Il copione sembra lo stesso, gli attori scelti da una macchinetta, una gigantesca mano meccanica per peluche- attori. La discriminante può risultare nell’altezza, nel peso, nel colore dei capelli o nell’età anagrafica dei soggetti.

In un mondo che ha venduto la sua anima, quali emozioni può ancora suscitare una pellicola?

Angoli di muro, piccoli buchi dietro un mobile, nient’altro che immagini di un’ombra di un’emozione. Anche i film dell’orrore non fanno più paura, ma semplicemente ribrezzo.

Così simili al reale, ormai, da diventare imbarazzanti. La soglia di attenzione, poi, si abbassa ogni anno che passa. Perché poi guardare un film, quando si può semplicemente prestare attenzione alla pubblicità? La pubblicità è importante.

Senza di essa, non ci sarebbero modi giusti o sbagliati di vestirsi. Cappelli, gonne, jeans, suppellettili varie, tamponi intimi. Per carità, si parla tanto di castrazione dell’immaginazione, omologazione e quant’altro.

Quella è pasta per libri di fantascienza, qui si parla di realtà e questa richiede qualcosa che scivoli giù zuccherata per la gola, colorata e che lasci tutti più allegri, spensierati.

Forse, con il senno di poi, sarebbe stato molto più semplice per questa massa variopinta non guardare proprio nulla. Come in un film muto senza trama, i personaggi camminano sbattendo per le strade, sfiorandosi e chiedendo scusa alle proprie ginocchia (perché arrischiarsi nell’alzare il viso?).

Tutto ciò che è innovazione e non progresso ha iniziato a diventare ingombrante come l’uranio o le cannucce negli oceani. La velocità del nuovo ha deciso di arrampicarsi sulle spalle curve e lente del vecchio.

Niente va nella direzione della felicità, apparentemente. La rapidità, il successo, la sopravvivenza, avanti- avanti- avanti! Un si e un no, una domanda semplice per trovare la risposta che ci dia ragione.

Si diceva della pubblicità.

Nelle sale dei cinema i film iniziano con un’ora di ritardo. Un’ora di pubblicità, cui seguono quindici minuti di film, seguiti da un’altra ora di consigli per gli acquisti.

Infine, un finale a sorpresa o commovente di altri venti o venticinque minuti e il film è terminato. Tutti lasciano i loro avanzi di cibo sulle poltroncine. Oggi non c’è differenziata, oggi c’è la servitù a lavorare. Adesso il cervello è in vacanza, nel buio della sala.

Le pubblicità sullo schermo si susseguono senza soluzione di continuità con il film, le immagini 4D sorprendono senza lasciare alcuna memoria. Questo è il successo della modernità, una felicità in più dimensioni che sparisce come la bolla che sposa lo spillo.

La mia non vuole essere una critica, io sono solo un misero paio di scarpe e parlo più per sentito dire che per sentito vivere. Le famose masse non sono altro che meduse, pronte ad intraprendere il viaggio della vita, sospese tra le onde e le vibrazioni della storia.

La felicità non è approdare in alcun posto, ma semplicemente galleggiare, far parte, esserci. La tecnica, la spettacolarità, assurgono al rango di sublime, incomparabile. Fino al giorno successivo e al nuovo sublime, incomparabile fluttuare.

Troppe parole per descrivere una sala illuminata da un film?

Si, noi scarpe talvolta diventiamo verbose, perdendoci nei meandri della natura umana senza ritrovarci mai se non al punto di partenza. Un gioco da tavolo nel quale è solo il tavolo a muoversi.

Però ci si è mossi, perché un tondo sulla parete sembra dire che sono le otto. Accanto alla macchinetta del caffè una coppia finge di leggere un libro per la lezione di “Formulazione della rotazione del processo di vendita per il campo di intrattenimento mediale”. Una delle tante materie che si potrebbero riassumere in un più banale “Come fare pubblicità”, ma suonano meglio se riempite di parole lunghe abbastanza da non essere comprensibili.

La ragazza in blu arriva, stavolta vestita con una tonalità leggermente diversa. Stesse scarpe, comunque. Si va al cinema a vedere degli eroi che salvano il pianeta da un mostro alieno non troppo distante. Quanto sono innovativi questi registi.

Al cinema si arriva in tre comode fermate di tram. Il cinema è come tutti gli altri cinema, tappeto rosso, mais gonfiato e pubblicità comprese. Tutto sembra fatto in modo tale da rendere il livello di attenzione ancora più basso.

Ai tornelli un ragazzo e una ragazza con una paresi facciale strappano i biglietti e muovono le mani.

Ora, in attesa della pubblicità, la conversazione sembra procedere fluida. Entrambi hanno un padre e una madre, una bicicletta e hanno avuto un cagnolino. No, non oggi, con il lavoro sarebbe impossibile. N. ha una pianta grassa. Si passa al “tu”.

<<Ah, ah, ah.>>

La ragazza ha una risata dolce, squillante al punto giusto. Sembrano davvero trovarsi piacevolmente a loro agio. Forse perché S. ha detto si e no tre parole da quando si sono incontrati. Di sicuro è un buon ascoltatore. Dentro la sala parte la pubblicità, una di quelle con i tre comici che fanno le pernacchie con le ascelle e uno che li riprende cade da un palazzo.

Le risate si spandono per tutta la sala, la felicità è anche questo.

Il cinema e la pubblicità, Anime vive, libro scritto da Daniele Frau e illustrato da Gabriele Manca.
Il cinema, la pubblicità.

Poi inizia la pubblicità progresso, in cui si ricorda che fumare fa male, malissimo. La platea qui si fa più seria, inforcando gli occhiali e toccandosi il mento con fare pensoso. Per fortuna dopo questa parentesi seriosa riprende quella buffa, con gli stessi tre comici che tirano torte piene di vetri rotti gli uni contri gli altri.

Sembra doloroso, due di loro sanguinano perfino, ma poco importa.

Ora è il turno delle pubblicità per la casa e le pastiglie contro la diarrea. La sala si svuota, rimangono solo i più anziani, troppo stanchi per doversi alzare. Questi consigli per gli acquisti sono creati apposta per loro e per dare un po’ di respiro al resto del pubblico.

Una pausa per andare in bagno, comprare qualche bibita e ripensare a quanto fosse sublime il discorso della sigaretta parlante.

Il film può avere finalmente inizio. Un divo enorme e bellissimo sembra accanirsi su una roccia, che si scopre essere suo fratello. Non c’è davvero bisogno di trame o sotto-trame complesse, tutti sanno quasi per certo cosa succederà poi.

Un attore dice delle battute con un accento buffo, tutti ridono muovendo le pance sulle poltrone e si preparano per l’immancabile scontro finale. Fortunatamente la pubblicità riprende, con la stessa frequenza, ma inversa. Così ora tutti possono andare al bagno.

Il finale è come tutti potevano immaginarsi, anche dato il titolo:

“Il gigante biondo difende la Terra da Urgh”

La scena in cui si scopre che Urgh la pietra è suo fratello è stata commovente. Poi effetti speciali mozzafiato, oceani che salgono al cielo e una musica incalzante hanno fatto il resto.

Eccoci finalmente fuori, mentre S. ed M. gustano un gelato dal color salmone. Ora è il momento più imbarazzante, perché unire le labbra quando ci si è appena dati del tu sembra un passo azzardato. Alla fine però un bacio è sempre un bacio.

Le labbra si cercano, si toccano, si aprono, lasciando qualche anziano che passa a sospirare piano qualcosa a proposito del tempo che non torna più. Sopra le loro teste un pannello luminoso recita:

“Partecipa alla lotteria, puoi vincere premi fino ad un milione o un’anima bianca. Cambia vita, cambia anima!” I due si prendono per mano ed escono fuori, per strada, mentre il vecchietto che sospirava tenta la sua fortuna. Compra un biglietto della lotteria e spera tra i sospiri che la fortuna si ricordi di lui.

Se sei curioso di sapere come continua la storia e di entrare in un ristorante, continua a leggere!

Se hai seguito questo primo incontro, ma non sai nulla della donna in blu, leggi qui.

Se sei finito per caso su questa pagina, ma non sai di che cosa si tratti, puoi leggerlo qui.

Questa storia è stata pubblicata una volta a settimana da ottobre 2018 ad ottobre 2019 ed è stata pubblicata nel libro omonimo, Anime vive. Tutti i diritti sulla storia e relative traduzioni sono riservati da Flyingstories e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca, DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.

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