Il Muro

Il muro

Il Muro

Un radicale cambiamento

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Tik, tok, tik, tok

Due paia di scarpe seguono lo stesso ritmo, proprio ai piedi del muro. Questo paio ha il tacco alto e sfila sul pavimento bianco lucido dei Quartieri Generali lasciando una scia di profumo e un’ombra blu.

Puck, Pack, Pick, Puck

Certe falcate, più quadrate e meno marziali, scandiscono i miei stessi passi. Larghi falcate che, per la prima volta, tremano un po’ mentre tagliano in trasversale la sala dei Quartieri Generali. Il simbolo della compagnia, qui sul muro, rivela tutto ciò che serve sapere. Tre animali uno sopra l’altro intenti a saltare per arrampicarsi su uno specchio. L’ombra lunga proiettata da un’enorme scatola delle anime completa lo sfondo in cui si muovono queste due figurine.

Tik- Puck, Tok-Pack, Tick-Pick, Tok-Puck

I passi si mischiano, coinvolti nella stessa danza dell’incontro. Interminabile, durata l’intera lunghezza dell’infinito muro che contiene i Santi. I visi di coloro che hanno fatto la storia, che hanno scambiato più anime, il muro di chi cel’ha fatta davvero. Eccoci finalmente al centro della sala, come in un grande teatro senza quinte, senza attori, solo ingranaggi. La grande L su cui si arrampicano la Lonza, la Lupa e il Leone, che scivolano nella superficie dello specchio senza riflettere immagine alcuna, non fa che dare ancora più teatralità all’ambiente.

Dunque? Abbiamo buone notizie?

Ottime, direi

La voce è tagliata da un sorriso, che si porta via l’ultima vocale e spinge in fondo alla gola qualche lacrimuccia. Se solo ci fosse il nonno! Certo, ancora nulla è deciso, ma presto su quel muro ci sarà anche un altro nome. In quel muro ci sarà la foto, la traccia, di un’altra persona. Tutti inizieranno a guardarlo in maniera diversa, ad abbassare il capo perfino. Ah, quanto aveva ragione il nonno! E pensare che per un attimo l’idea di diventare un artista era davvero sembrata un’idea sensata.

Come sempre poche parole, ti va di prendere un gelato e andare a parlare al ristorante?

Certo, qui c’è la

macchina parcheggiata in seconda fila da un quarto d’ora, con un ragazzo che suona il clacson cercando di attirare l’attenzione. S. non si scompone, l’uomo del futuro non deve chiedere scusa. Deve masticare, sputare e masticare di nuovo. L’uomo nuovo deve correre, andare avanti, sacrificare, sacrificarsi, sciogliere l’adrenalina dentro stanze colme di pesi. Non c’è tempo per trovare parcheggio e chiedere scusa. Presto sarà un capo e questo personaggio non si azzarderà neanche a suonare il clacson, sarà più portato a riconoscere l’autorità direttamente dalla macchina. Anche se questa, come in questo caso, è a noleggio.

Il fiume

Il muro
Il muro

Dentro l’abitacolo suona subito un complesso mononota, che mette sempre tanta allegria e cancella per un attimo il rumore assordante della città. Per le strade i rumori di lavori in corso, trapani, macchine e moto che sfrecciano si fondono con i rumori indotti dagli altoparlanti. Rumori della natura, della giungla, per far sentire le persone più vicine al pianeta che le ospita. Quello stesso pianeta su cui si sputano le gomme a terra, su cui si alita aria sporca e si brulica strofinando le proprie buste di plastica sugli alberi. Questa città un tempo aveva un fiume. Il fiume scorreva tranquillo, per quanto sempre più grigio. Un bel giorno si è finalmente scoperto che avere un fiume è tecnicamente inutile. Ora la macchina corre proprio dove un tempo scorreva il corso d’acqua.

Andiamo al solito posto?

Si

Il fiume non lo si può imprigionare, così lo si è semplicemente nascosto, sta sotto delle grate. Sopra, il fiume è di macchine. Ininterrotto, 24 ore al giorno 365 giorni l’anno, fari accesi e fumi e strombazzi. Forse la migliore invenzione di sempre. Prima tutte le strade dovevano correre in tutte le direzioni facendo perdere un sacco di tempo. Si dovevano creare ponti, perfino. Ora finalmente è tutta una linea di fari accesi.

Non sto nella pelle, hai qualche anticipazione?

Se ti dicessi che sarò sul muro?

La notte i turisti si affannano nel fotografare questo spettacolo stupendo. Migliaia di macchine che illuminano quasi a giorno la strada immensa. Acqua- aria- fuoco, tutto mischiato insieme mentre l’idea stessa di essere parte della natura è evaporata con l’ultima goccia visibile del fiume. Ma chi se ne importa, se ci sono ancora persone che sanno innamorarsi, che guardano al futuro. La natura si trasforma, no? Niente di quel fiume è andato perduto, se non in parte la sua acqua. Com’era? Nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma, mi pare. Infatti l’idea è rimasta, la sua forma, le sue piccole curvature, sono solo rimpiazzate da abbaglianti fendinebbia. Il fiume tossicchia là sotto, inudibile, coperto dalle urla registrate di scimpanzé che lottano per farsi sentire con quelle ben più reali di enormi trapani buca- mondo.

Sul muro? Intendi con la tua foto?

Foto e nome, cara e per l’appunto

Trovare parcheggio

Trovare parcheggio però diventa un’impresa, più che altro perché non ci sono tante uscite dal fiume- macchina e tutti vogliono trovare un posto qui, proprio qui. Non ci sono più stradine, le strade devono essere libere per far passare grossi camion, tir, perfino barche. Non è più neanche una città a misura di macchina. Ma va bene, per oggi

Possiamo pagare, chi se ne frega!

Mi piace quando fai così, quando sei spensierato

Ogni tanto ci vuole, non si può sempre parcheggiare in seconda fila

I suoni della natura

Dunque eccoci spinti dentro un’altra fila, per parcheggiare l’auto. Dentro il parcheggio i rumori della natura aumentano. Sono previsti per legge, per sensibilizzare al rispetto dell’ambiente, ma dopo un po’ possono portare alla reazione opposta. Chi amerebbe la natura, avendo fuori dalla sua finestra rumori di uccelli estinti decine di anni fa? Ad esempio

c’era il barrito di un elefante fuori dalla mia finestra. Mi ha disturbato così tanto che avrei preso a fucilate il megafono

Poi cos’è successo?

Ho preso a fucilate il megafono

A tavola, finalmente

Eccoci dunque a tavola, stavolta il tavolo è deluxe, nero con le poltroncine gommose e i contorni di un color arancia che fa venire in mente un dolce belga al cioccolato. Il menu non viene neanche toccato, oggi si sceglie per la semplice tastiera, ma non per risparmiare. Non c’è nulla nel bolla che possa lontanamente toccare la

serietà con cui mi ha parlato il capo. Dovevi vederlo, con la sua faccia quadrata e gli occhi fissi nei miei. Inizialmente ho pensato mi volesse dare delle brutte notizie, poi però mi ha passato del liquore. Abbiamo iniziato a parlare e… ma vogliamo ordinare dello champagne?

Qui? Si può?

Certo, siamo nella zona prive, possiamo ordinare bevande. C’è champagne o acqua nera con zucchero e bollicine

Io andrei sulle bollicine nere

Perfetto, io mi lancio sullo champagne

Un click sullo schermo e quasi istantaneamente un uomo silenzioso e con un naso buffo tutto curvato all’ingiù fino quasi a toccare le labbra, posa il bicchiere sopra il tavolo. Il sottobicchiere è anch’esso nero con i bordini arancioni e di quel materiale giapponese che attutisce ogni rumore. Poi è il momento dell’acqua nera con zucchero e bollicine.

Cin cin!

Scrive lui contento, allargando quanto possibile il suo sorriso già largo da venditore

Salute!

Scrive lei, mettendo accanto l’immagine di un omino che saltella su un piede dalla gioia.

Seguono minuti di completo, beato silenzio. Poi

Quando sarà il tuo ultimo giorno da venditore?

Domani

Dici sul serio?

Si, domani (faccina che ride). Mi dispiace solo per i miei studenti, credo mi mancheranno

Ci penseremo domani, ora andiamo a riposare. Domani ti voglio in gran forma (faccina sorridente)

Nella giungla

Eccoci pronti per saltare nuovamente fuori nella giungla, tra le macchine. Oggi ognuno a casa propria, domani è un grande giorno e la notte dovrà portare consiglio. La vita di S. sembra voler cambiare  una volta per tutte. Se solo ventiquattr’ore fa pensava di poter diventare un vicecapo qualsiasi, ora può tranquillamente rilassarsi e godere dei privilegi del muro. E’ la star del mese e con la sua faccia dipinta sul muro il prossimo passo sarà diventare uno squalo. Immagina già come posare i suoi occhi freddi sul prossimo malcapitato. Come fargli tremare le ginocchia. Come finalmente non sarà più necessario che le sue gambe tremino e il suo cuore sussulti. Finalmente la sua anima troverà la via di casa. Solo un ultimo passo, la premiazione, lo separa dal sogno.

—E la prossima settimana: ricapitoliamo: ricapitoliamo: ricapitoliamo —

–Di cosa parla questa storia?–

La storia avrà pubblicazione a cadenza settimanale. Tutti i diritti sulla storia e relative traduzioni sono riservati da Flyingstories.org e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca, DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.

Daniele Frau

Daniele Frau is a translator and content writer living in Dubai and coming from an amazing Italian island, Sardinia.

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