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La biblioteca

La biblioteca

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Rettangoli di carta

Era un’infinità di tempo che la vita non osava, perlomeno, tentava di rendere qualche goccia di quella rugiada un torrente gorgogliante, un fiume fluido e florido. Una goccia però, sfuggendo al fato, sa sempre cadere in una riserva secca, chiamando altre gocce prima che il sole si accorga del misfatto.

Carta bagnata

Con estrema cautela questo sorso di esistenza imprevedibile sfugge rendendo la foce del corso d’acqua un passaggio al mare. Pesci differenti, tartarughe marine, coralli perfino. Quanta pazienza bisogna avere per attendere che tutto ciò accada. La stessa pazienza che si legge nello sguardo da dinosauro in ritardo della grossa tartaruga che segue la corrente.

Alla foce

Dunque è proprio lì, alla foce del nostro fiume, prima che si incontrino nuovi e misteriosi compagni di viaggio, che si decide il proprio destino. Quel gocciolare isolato è diventato finalmente una storia, un cammino da intraprendere.

Sul treno


Ora, cullata dal movimento del treno, M. sogna di essere nella pancia di un enorme serpente del deserto. Mi guarda, sorridendo per la fortuna che gli è toccata in sorte. L’ultimo treno è questo e non si sfugge, per ora è al sicuro. Ecco l’ultima fermata, fuori diventa buio ad ogni istante, il treno


dakadakadakadakdadakakakakakakaakakssssss


si ferma con il suo celebre tossire.

Luoghi remoti


Ci sono luoghi remoti, giusto dietro gli altari magici che vengono costruiti per connettersi e disconnettersi la coscienza. Qui si trovano i tipi più solitari, ma anche macchine di piccola cilindrata in cui con i finestrini aperti personaggi senza tempo ascoltano le partite di pallone. Sui muretti, da qualche parte là intorno, voci spensierate e mani sottili conversano dando pareri senza filtri, di quelli inadatti perfino ai bar più rumorosi.

Umanità

Si trovano questo genere di persone nei pressi delle stazioni, nei grandi parchi, nei concerti con le magliette larghe e i jeans. Questi funghi qui trovano il loro sottobosco ideale in cui crescere e nutrirsi. Tra queste gocce di cemento ecco camminare un’ombra obliqua, tagliata in maniera rozza dall’ultimo sole del giorno. Si allunga fino a toccare i capelli di una ragazza intenta a disegnare una cupola di trecento anni fa seduta con la lingua di fuori sul prato. La ragazza, non la cupola.

Velo d’esistenza

Eccola continuare il suo cammino, quest’ombra ora quadrata, ora oblunga, eccola sorpassare un muro e poi un altro, scavalcare una strada senza più ombre. O luci. Sembra scomparire fino all’ombelico della terra, dentro la pancia misteriosa che ci ospita paziente da tanto tempo. Poi, una luce fioca avvisa


Tavera- carne


Ed ecco l’illusione della realtà. Nuove ombre, stavolta colorate di rosso e giallo, definiscono i contorni così come le aspettative. Leggi taverna e pensi


vino


Poi leggi carne e pensi


Fuoco, legna, caldo


Tutto ciò che in questo momento della giornata sembra essere solo un miraggio. Invece, poi, accade. Le mani spingono forte la porta che separa il vino, il fuoco, la legna e il calore dal freddo della sera che avanza scivolando silenzioso dietro il sole distratto.

Luce

Un vortice di luce rende ciechi per un attimo quegli occhi abituati al buio, alle ombre, stanchi dopo giorni di corse senza riposo. Essere braccati ha i suoi pro e contro. I pro di sicuro sono quelli che illuminano di più le vite degli ottimisti. Quando però si ha sonno e fame, si notano solo i contro.


A pochi passi dalla pesante porta di ingresso quattro braccia robuste si interessano del nuovo venuto. Nessuno nota il suo orologio. Se lo facessero, potrebbero constatare come continuo a calcolare tre ore di differenza. Non è una mia colpa, non posso regolarmi, so di essere sbagliato, o meglio corretto ma in qualche altra longitudine.

Un umile orologio


Potrebbe darsi che non sia poi così difficile ignorarmi, per quanto sia invece semplice notare questa donna misteriosa che, sebbene stanca, porta con sé tutto il fascino possibile. Alta e dai capelli corti, un polso sottile e le mani morbide e lisce, non è certo di queste parti.

È una forestiera e non se ne trovano poi tante qui intorno. I passi sicuri danno un ritmo agli occhi che la osservano. Quattro, come le braccia, attenti a non perdere un particolare di quella forma longilinea che li supera e chiede


Potrei avere un bicchier d’acqua e un panino, grazie?


Un panino…


Uno qualsiasi, ho poco tempo e troppa fame


Certo. Desidera un amaro, un caffè?


Un amaro, uno qualsiasi


L’uomo dall’altra parte del bancone ha un viso di quelli che si dimenticano in fretta. Potrebbe lavorare come spia o come modello di medicine contro le emorroidi. O magari un pescatore solitario in attesa di essere ucciso da un assassino. Un viso non simpatico, non antipatico, uno sguardo che non incontrerete mai direttamente, se non voltandovi di scatto verso uno specchio. Certo questa donna che mi regge con il suo polso sottile ha carattere, non ci piove.


Ecco il suo amaro e l’acqua, signorina


Signora


Signora


Grazie


Offro io, signora


Dice una voce alla sua sinistra. E tutta l’enfasi della frase cade proprio su quest’ultima parola. Come se volesse raccontare, in un secondo, tutta la sua vita, il suo carattere. Come se desiderasse affermare che anche lui è stato sposato, che come lei non porta più anelli, che lo status di signora non implica che la sua età sia un ostacolo.

E’ una donna avvenente, lui ha due grosse braccia e un sorriso giallognolo da caffè-sigaretta-caffè e sa di profumo del supermercato. Il vero maschio alfa.


Le labbra dal polso sottile creano un piccolo arco sul lato sinistro, prima di aprirsi e lasciar scomparire l’acqua e l’amaro in successione inversa. Via l’amaro, via l’acqua, si è pronti a ripartire. Il panino ficcato nello zainetto che la segue ormai come un piccolo guscio.


Ehi, ma dove vai? Non mi dici nemmeno come ti chiami?


I passi si fermano davanti alla porta, fuori il vento canta in si bemolle e una porta sbatte da qualche parte.

La ringrazio per l’amaro, ma non voglio che sprechi il suo tempo a tatuarsi il mio nome sul braccio. Buona serata

La porta si chiude e lascia dietro di sé due bocche aperte e una impassibile. Un barman, anche il meno fotogenico, trova più conforto sul fondo da strofinare di un bicchiere che in queste beghe terrestri.

In marcia


Nella tasca dei jeans una macchia scarlatta ricorda il perché di tanta fretta. Quell’anima, quella voce ruvida che la insegue, la sta guidando. Sono giorni ormai che sperimenta ogni possibile variazione delle parola fuga. Nessun letto ha il piacere di sentire il corpo caldo della dottoressa fino a diventare caldo esso stesso. La catena rivela che ci sono passi, poi treni, stanze e poi passi e così via.


Eccoci alla prima tappa davvero ricercata di questa fuga assurda.


Biblioteca Pubblica- Ufficio Pubblicità e Intrattenimento- Scuola di vita

E’ la prima ad interessare la dottoressa, però entrando non può esimersi dal guardare dal corridoio tutti quegli alunni della scuola di vita che seguono annoiati la professoressa. Alla lavagna si legge


Le tasse sono per i perdenti- Come evitarle


E’ davvero incredibile constatare la volontà dello Stato di modellare cittadini che violino le leggi. In un mondo perfetto, dovrebbero insegnare come pagare le tasse. Però questi studenti hanno deciso di intraprendere una strada diversa. Anche se non tutti sono portati per la scuola di vita, per materie come

sopravvivenza con i sussidi

o

rapina a mano armata

Se il Governatore di queste parti ha aperto questa scuola però avrà avuto le sue ragioni. C’era una certa domanda. Senza qualcuno che vada oltre le regole, le regole stesse si dimenticano e con esse chi le amministra.

La biblioteca


Eccoci dunque davanti alla biblioteca. La mano sfila dal portafogli la tessera ingiallita degli anni dell’università, l’orologio segna le 7.30, io le 10.30. Per fortuna seguono quell’orologio grosso e brutto sul muro, così M. avrà una chance di entrare e leggere i libri che le interessano. Seduti ai tavoli si intravedono solo professori e dottorandi. Nella sezione esoanimismo ecco i libri richiesti


Antianimatologia delle parti del reale


Tassonomia e regolazione di spirito e materia


Come liberare l’anima dal giogo della vita?


Ecco in quest’ultimo si legge


Quando un’anima è recisa dal suo corpo di adozione (cfr. capitolo III Reazioni e aura”) si trasferisce in quanto sostanza immateriale e priva di tempo in onde “di luce auto- riflettenti”. In termini più pratici, si distacca dal soggetto senza perderne la reale consistenza essenziale. Una nuova teoria vede l’anima come vittima annessa ad un nuovo corpo.


Interessante. Ecco spiegato come lei possa sentire la “voce” di quest’anima intrappolata nel mignolo. Ora bisogna fare in fretta, leggere dove si trova il pozzo delle anime. Sembra impossibile, eppure:


(…) là dove un tempo era montagna e ora è città, dove gli alberi non seguono il sole, ma quel mare scuro chiamato anima.


Tutto qui? Questo l’avrebbe potuto chiedere ad un bambino qualsiasi. Tutti sanno questa frase, per quanto senza senso possa sembrare. Una filastrocca che mette i brividi, la “Prigione delle anime” in cui finiranno tutti i cattivi. Nessuno ci crede davvero, ma nessuno ha mai davvero smesso di crederci. Anima, anima, non è questo il momento di sparire.


Prendi il libro rosso sullo scaffale


L’anima ha parlato. In effetti sullo scaffale, in alto, c’è un piccolo volumetto dalla copertina mangiucchiata dagli insetti, dal tempo o da qualcuno con delle grosse unghie.


M. si sporge e prende il libro in mano. Un libro come un altro, che si intitola


Come fabbricare una storia


Cosa mai avrà a che fare questo libro con ciò che stiamo cercando? Ecco che M. sfoglia le pagine, facendo attenzione a qualche messaggio segreto, cifrato tra le righe. Nulla sembra saltare all’occhio.


Quando si scrive una storia è importante un momento di pathos, dal greco (…)


Niente, proprio niente che possa aiutarla, darle un suggerimento qualsiasi. Poi, arrivata al capitolo

Scrivere non è per tutti. Se non conosci nessuno, è meglio darsi all’ippica



Un rumore.

Tup


Un foglietto cade per terra, un foglio ingiallito di una carta dura, costosa.


Là dove un tempo era montagna e ora è città, dove gli alberi non seguono il sole, ma quel mare scuro chiamato anima. Sei quasi arrivata, ora guarda alla tua destra


M., per quanto incredula, guarda alla sua destra e nota una scritta sul muro, che non aveva notato prima.

Prego, signorina, stiamo chiudendo!


Urla la voce rauca del bibliotecario. Ha una famiglia, una partita di pallone da guardare. Non è pagato per perdere un minuto di più in questo luogo insensato pieno di rettangoli di carta.


S- si, la prego. Mi dia solo un minuto


La sagoma del bibliotecario si allontana, borbottando tra sé e sé. La scritta sul muro è in una grafia da ragazza, scarabocchiata di fretta su un’immagine di una foresta vista dall’alto.


Piantonia, dove le radici guardano il sole. Per visite in elicottero chiamare il numero- rettangolo in basso


Dopo aver messo il libro al suo posto, eccola avvicinarsi all’immagine. Piantonia. La nazione delle piante. Il luogo in cui nessun umano può mettere piede. Ma come faceva il libro a sapere… Il foglietto giallo, lo tiene ora stretto tra le mani. Ma dice qualcos’altro:

Entra là dove sai, cammina da Est. Là troverai il Pozzo delle Anime


Poi l’immagine sparisce e una scritta grande come un urlo compare:


BRUCIAMI


E così M. scappa dalle grandi bocche di legno della biblioteca, si rifugia in strada. Nella tasca della borsa trova un accendino, vecchio compagno dei tempi in cui fumava. Lentamente, appiccia il fuoco ad un angolo e sente la carta sibilare umida e fumosa.
Quando butta l’ultimo pezzo di carta per terra, le sembra di leggere:


GRAZIE


Ma ormai è cenere, vento, nebbia che avvolge la vallata. Ora sa dove andare, sa dov’è diretta. E si perde nell’aria della sera, mentre addenta famelica un panino rosso sangue.

La storia avrà pubblicazione a cadenza settimanale. Tutti i diritti sulla storia sono riservati da Flyingstories.org e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca, DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.



M. il medico_ The doctor

Il medico

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Sono un umile orologio da polso

Il tempo

Il tempo non è altro che un ritmo. Più ingombrante lo spazio, più sarà semplice vedere questo movimento dilatarsi fino quasi a dissolversi del tutto. Qui, dunque, in questo mini spazio controllato, il tempo risulta essere minuto, piccolo. Un nano di tempo, nel grande circo di luci e pianeti. Non si fa in tempo ad aprire una porta ed ecco che qualche secondo sembra volare via, insieme con qualche corpo bianchiccio o giallognolo.

Il muro

Il Muro

Un radicale cambiamento

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Tik, tok, tik, tok

Due paia di scarpe seguono lo stesso ritmo, proprio ai piedi del muro. Questo paio ha il tacco alto e sfila sul pavimento bianco lucido dei Quartieri Generali lasciando una scia di profumo e un’ombra blu.

Puck, Pack, Pick, Puck