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La biblioteca

La biblioteca

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Rettangoli di carta

Era un’infinità di tempo che la vita non osava, perlomeno, tentava di rendere qualche goccia di quella rugiada un torrente gorgogliante, un fiume fluido e florido. Una goccia però, sfuggendo al fato, sa sempre cadere in una riserva secca, chiamando altre gocce prima che il sole si accorga del misfatto.

Carta bagnata

Con estrema cautela questo sorso di esistenza imprevedibile sfugge rendendo la foce del corso d’acqua un passaggio al mare. Pesci differenti, tartarughe marine, coralli perfino. Quanta pazienza bisogna avere per attendere che tutto ciò accada. La stessa pazienza che si legge nello sguardo da dinosauro in ritardo della grossa tartaruga che segue la corrente.

Alla foce

Dunque è proprio lì, alla foce del nostro fiume, prima che si incontrino nuovi e misteriosi compagni di viaggio, che si decide il proprio destino. Quel gocciolare isolato è diventato finalmente una storia, un cammino da intraprendere.

Sul treno


Ora, cullata dal movimento del treno, M. sogna di essere nella pancia di un enorme serpente del deserto. Mi guarda, sorridendo per la fortuna che gli è toccata in sorte. L’ultimo treno è questo e non si sfugge, per ora è al sicuro. Ecco l’ultima fermata, fuori diventa buio ad ogni istante, il treno


dakadakadakadakdadakakakakakakaakakssssss


si ferma con il suo celebre tossire.

Luoghi remoti


Ci sono luoghi remoti, giusto dietro gli altari magici che vengono costruiti per connettersi e disconnettersi la coscienza. Qui si trovano i tipi più solitari, ma anche macchine di piccola cilindrata in cui con i finestrini aperti personaggi senza tempo ascoltano le partite di pallone. Sui muretti, da qualche parte là intorno, voci spensierate e mani sottili conversano dando pareri senza filtri, di quelli inadatti perfino ai bar più rumorosi.

Umanità

Si trovano questo genere di persone nei pressi delle stazioni, nei grandi parchi, nei concerti con le magliette larghe e i jeans. Questi funghi qui trovano il loro sottobosco ideale in cui crescere e nutrirsi. Tra queste gocce di cemento ecco camminare un’ombra obliqua, tagliata in maniera rozza dall’ultimo sole del giorno. Si allunga fino a toccare i capelli di una ragazza intenta a disegnare una cupola di trecento anni fa seduta con la lingua di fuori sul prato. La ragazza, non la cupola.

Velo d’esistenza

Eccola continuare il suo cammino, quest’ombra ora quadrata, ora oblunga, eccola sorpassare un muro e poi un altro, scavalcare una strada senza più ombre. O luci. Sembra scomparire fino all’ombelico della terra, dentro la pancia misteriosa che ci ospita paziente da tanto tempo. Poi, una luce fioca avvisa


Tavera- carne


Ed ecco l’illusione della realtà. Nuove ombre, stavolta colorate di rosso e giallo, definiscono i contorni così come le aspettative. Leggi taverna e pensi


vino


Poi leggi carne e pensi


Fuoco, legna, caldo


Tutto ciò che in questo momento della giornata sembra essere solo un miraggio. Invece, poi, accade. Le mani spingono forte la porta che separa il vino, il fuoco, la legna e il calore dal freddo della sera che avanza scivolando silenzioso dietro il sole distratto.

Luce

Un vortice di luce rende ciechi per un attimo quegli occhi abituati al buio, alle ombre, stanchi dopo giorni di corse senza riposo. Essere braccati ha i suoi pro e contro. I pro di sicuro sono quelli che illuminano di più le vite degli ottimisti. Quando però si ha sonno e fame, si notano solo i contro.


A pochi passi dalla pesante porta di ingresso quattro braccia robuste si interessano del nuovo venuto. Nessuno nota il suo orologio. Se lo facessero, potrebbero constatare come continuo a calcolare tre ore di differenza. Non è una mia colpa, non posso regolarmi, so di essere sbagliato, o meglio corretto ma in qualche altra longitudine.

Un umile orologio


Potrebbe darsi che non sia poi così difficile ignorarmi, per quanto sia invece semplice notare questa donna misteriosa che, sebbene stanca, porta con sé tutto il fascino possibile. Alta e dai capelli corti, un polso sottile e le mani morbide e lisce, non è certo di queste parti.

È una forestiera e non se ne trovano poi tante qui intorno. I passi sicuri danno un ritmo agli occhi che la osservano. Quattro, come le braccia, attenti a non perdere un particolare di quella forma longilinea che li supera e chiede


Potrei avere un bicchier d’acqua e un panino, grazie?


Un panino…


Uno qualsiasi, ho poco tempo e troppa fame


Certo. Desidera un amaro, un caffè?


Un amaro, uno qualsiasi


L’uomo dall’altra parte del bancone ha un viso di quelli che si dimenticano in fretta. Potrebbe lavorare come spia o come modello di medicine contro le emorroidi. O magari un pescatore solitario in attesa di essere ucciso da un assassino. Un viso non simpatico, non antipatico, uno sguardo che non incontrerete mai direttamente, se non voltandovi di scatto verso uno specchio. Certo questa donna che mi regge con il suo polso sottile ha carattere, non ci piove.


Ecco il suo amaro e l’acqua, signorina


Signora


Signora


Grazie


Offro io, signora


Dice una voce alla sua sinistra. E tutta l’enfasi della frase cade proprio su quest’ultima parola. Come se volesse raccontare, in un secondo, tutta la sua vita, il suo carattere. Come se desiderasse affermare che anche lui è stato sposato, che come lei non porta più anelli, che lo status di signora non implica che la sua età sia un ostacolo.

E’ una donna avvenente, lui ha due grosse braccia e un sorriso giallognolo da caffè-sigaretta-caffè e sa di profumo del supermercato. Il vero maschio alfa.


Le labbra dal polso sottile creano un piccolo arco sul lato sinistro, prima di aprirsi e lasciar scomparire l’acqua e l’amaro in successione inversa. Via l’amaro, via l’acqua, si è pronti a ripartire. Il panino ficcato nello zainetto che la segue ormai come un piccolo guscio.


Ehi, ma dove vai? Non mi dici nemmeno come ti chiami?


I passi si fermano davanti alla porta, fuori il vento canta in si bemolle e una porta sbatte da qualche parte.

La ringrazio per l’amaro, ma non voglio che sprechi il suo tempo a tatuarsi il mio nome sul braccio. Buona serata

La porta si chiude e lascia dietro di sé due bocche aperte e una impassibile. Un barman, anche il meno fotogenico, trova più conforto sul fondo da strofinare di un bicchiere che in queste beghe terrestri.

In marcia


Nella tasca dei jeans una macchia scarlatta ricorda il perché di tanta fretta. Quell’anima, quella voce ruvida che la insegue, la sta guidando. Sono giorni ormai che sperimenta ogni possibile variazione delle parola fuga. Nessun letto ha il piacere di sentire il corpo caldo della dottoressa fino a diventare caldo esso stesso. La catena rivela che ci sono passi, poi treni, stanze e poi passi e così via.


Eccoci alla prima tappa davvero ricercata di questa fuga assurda.


Biblioteca Pubblica- Ufficio Pubblicità e Intrattenimento- Scuola di vita

E’ la prima ad interessare la dottoressa, però entrando non può esimersi dal guardare dal corridoio tutti quegli alunni della scuola di vita che seguono annoiati la professoressa. Alla lavagna si legge


Le tasse sono per i perdenti- Come evitarle


E’ davvero incredibile constatare la volontà dello Stato di modellare cittadini che violino le leggi. In un mondo perfetto, dovrebbero insegnare come pagare le tasse. Però questi studenti hanno deciso di intraprendere una strada diversa. Anche se non tutti sono portati per la scuola di vita, per materie come

sopravvivenza con i sussidi

o

rapina a mano armata

Se il Governatore di queste parti ha aperto questa scuola però avrà avuto le sue ragioni. C’era una certa domanda. Senza qualcuno che vada oltre le regole, le regole stesse si dimenticano e con esse chi le amministra.

La biblioteca


Eccoci dunque davanti alla biblioteca. La mano sfila dal portafogli la tessera ingiallita degli anni dell’università, l’orologio segna le 7.30, io le 10.30. Per fortuna seguono quell’orologio grosso e brutto sul muro, così M. avrà una chance di entrare e leggere i libri che le interessano. Seduti ai tavoli si intravedono solo professori e dottorandi. Nella sezione esoanimismo ecco i libri richiesti


Antianimatologia delle parti del reale


Tassonomia e regolazione di spirito e materia


Come liberare l’anima dal giogo della vita?


Ecco in quest’ultimo si legge


Quando un’anima è recisa dal suo corpo di adozione (cfr. capitolo III Reazioni e aura”) si trasferisce in quanto sostanza immateriale e priva di tempo in onde “di luce auto- riflettenti”. In termini più pratici, si distacca dal soggetto senza perderne la reale consistenza essenziale. Una nuova teoria vede l’anima come vittima annessa ad un nuovo corpo.


Interessante. Ecco spiegato come lei possa sentire la “voce” di quest’anima intrappolata nel mignolo. Ora bisogna fare in fretta, leggere dove si trova il pozzo delle anime. Sembra impossibile, eppure:


(…) là dove un tempo era montagna e ora è città, dove gli alberi non seguono il sole, ma quel mare scuro chiamato anima.


Tutto qui? Questo l’avrebbe potuto chiedere ad un bambino qualsiasi. Tutti sanno questa frase, per quanto senza senso possa sembrare. Una filastrocca che mette i brividi, la “Prigione delle anime” in cui finiranno tutti i cattivi. Nessuno ci crede davvero, ma nessuno ha mai davvero smesso di crederci. Anima, anima, non è questo il momento di sparire.


Prendi il libro rosso sullo scaffale


L’anima ha parlato. In effetti sullo scaffale, in alto, c’è un piccolo volumetto dalla copertina mangiucchiata dagli insetti, dal tempo o da qualcuno con delle grosse unghie.


M. si sporge e prende il libro in mano. Un libro come un altro, che si intitola


Come fabbricare una storia


Cosa mai avrà a che fare questo libro con ciò che stiamo cercando? Ecco che M. sfoglia le pagine, facendo attenzione a qualche messaggio segreto, cifrato tra le righe. Nulla sembra saltare all’occhio.


Quando si scrive una storia è importante un momento di pathos, dal greco (…)


Niente, proprio niente che possa aiutarla, darle un suggerimento qualsiasi. Poi, arrivata al capitolo

Scrivere non è per tutti. Se non conosci nessuno, è meglio darsi all’ippica



Un rumore.

Tup


Un foglietto cade per terra, un foglio ingiallito di una carta dura, costosa.


Là dove un tempo era montagna e ora è città, dove gli alberi non seguono il sole, ma quel mare scuro chiamato anima. Sei quasi arrivata, ora guarda alla tua destra


M., per quanto incredula, guarda alla sua destra e nota una scritta sul muro, che non aveva notato prima.

Prego, signorina, stiamo chiudendo!


Urla la voce rauca del bibliotecario. Ha una famiglia, una partita di pallone da guardare. Non è pagato per perdere un minuto di più in questo luogo insensato pieno di rettangoli di carta.


S- si, la prego. Mi dia solo un minuto


La sagoma del bibliotecario si allontana, borbottando tra sé e sé. La scritta sul muro è in una grafia da ragazza, scarabocchiata di fretta su un’immagine di una foresta vista dall’alto.


Piantonia, dove le radici guardano il sole. Per visite in elicottero chiamare il numero- rettangolo in basso


Dopo aver messo il libro al suo posto, eccola avvicinarsi all’immagine. Piantonia. La nazione delle piante. Il luogo in cui nessun umano può mettere piede. Ma come faceva il libro a sapere… Il foglietto giallo, lo tiene ora stretto tra le mani. Ma dice qualcos’altro:

Entra là dove sai, cammina da Est. Là troverai il Pozzo delle Anime


Poi l’immagine sparisce e una scritta grande come un urlo compare:


BRUCIAMI


E così M. scappa dalle grandi bocche di legno della biblioteca, si rifugia in strada. Nella tasca della borsa trova un accendino, vecchio compagno dei tempi in cui fumava. Lentamente, appiccia il fuoco ad un angolo e sente la carta sibilare umida e fumosa.
Quando butta l’ultimo pezzo di carta per terra, le sembra di leggere:


GRAZIE


Ma ormai è cenere, vento, nebbia che avvolge la vallata. Ora sa dove andare, sa dov’è diretta. E si perde nell’aria della sera, mentre addenta famelica un panino rosso sangue.

La storia avrà pubblicazione a cadenza settimanale. Tutti i diritti sulla storia sono riservati da Flyingstories.org e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca, DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.



Daniele Frau
La trappola_the trap

The trap works



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The bicycle

It was just few minutes ago. Then the woman took her bicycle, again. Following those wheels are not as easy as you can think, in the traffic. For cars is easier, with all that red, and yellow and green.

Two wheels

A bicycle, though, is pure action, a shadow suspended between two round mouths eating asphalt, jumping skilfully over and down the sidewalks. Blue and black that bicycle is even difficult to catch, in a small town got all black and grey by the escape of people to the city. No, the city let enough people still live here, they’re necessary.

Grey hair, grey towns

People here are getting more and more grey every day, white even as mountains tops. The only help comes from the white beards of the old people, in fact. They let the blue and black bicycle stand out and so being recognisable. Elderly people point, then. Yes, they have white hair, they speak slower than the others, spit on the ground and point with their fingers. Not everyone can point out as elderly people do. I saw youngsters trying to point out something and ending up fighting.

The market

Anyways, that was the market, completely another story. When you’re in the market you know they’re not going to be soft. They shout, trying their best to attract the attention of people passing by. It’s a surviving game.

A stuttering shouting amass of wreckage, fruits and jeans interrupted only by the rain. When it’s raining, everyone got under their big umbrellas to smoke their peace pipe. A cigarette and let’s go out, as shell-less snails. Shouting and selling again.

Just sun

To be honest, here there’s no rain, but a big sun wagging his tail and barking through the lawns, meowing on the roofs and stumbling on a ball in the backyards. Maybe there’s no rain, but there’s a lot of life here. You can still see those circular breathing and die that the suicide offices hate.

Dough of humanity

Those offices they never get really popular in this place. This is more the place in which all the soldiers, the night janitors, the workers have their origin. Here the bread dough is made, ready to go to the oven to be cooked. When it’s finally ready, when it’s a human being well formed, this one-day-dough go to the city, hoping to be eaten by someone.

Refused bread

Refused bread, the imperfect dough, most of the time would come back here. First just to find some peace with dad and mum, then to start a new job as a cashier, waiting for the hair turning grey. And with the secret hope to make a great dough, a bread good enough to be eaten by the ravenous mouths of the city.

The bicycle run fast through the streets, disappears, then appears again. A lighthouse over a quiet sea, it flashes reflecting the sun.

Just an humble hat

My head doesn’t know where to turn anymore, all sweat at it is. The sweat is the worst enemy for us, hats. It let us slip down, and we start being annoying. But wait a bit of wind and rain and you’ll start loving me again, you big head!

Few days passed and this bicycle run fast through the streets, leaving behind this elephantine man asking himself

Where would she have been?

Something isn’t right, anyways. If at the beginning finding her was quite simple, now she’s just a shadow which appears and disappears as a dream. A nightmare, frankly. A nightmare willing to wake up this guy, which miss his grandma, or the shadow of his mum, to switch on the light and make all those scary shape worthless.

He needs to find that woman, but she’s not what he’s really searching for. He doesn’t really care about her, what he needs is to put his hands on the soul. That’s all that matters. He wants to take that soul in his hands again and laugh, finally. Just laugh with his white soul.

Ah, ah!

The laugh leaves the lungs and passes through the vocal cords, modulated by the humid tongue and the dry lips. It’s too late to understand that he’s not alone with his thoughts. The old people around start glancing at him as he was a strange fool thing. Then they seem to realise it’s a huge fool strange thing, with muscles and all so they keep going with their conversation leaving the craziness to the craziness.

Alone, again

A new idea comes now to his mind. I feel the idea passing from one ear to the other. The pupils dilate, the fingers rub the lips and from there goes straight to the forehead. Sure!

Why wasting time trying to catch her? If she’s escaping, there would be a reason, no? And if someone will catch her before him? Or worst, someone will alert her every time he will be there around, like that time at the hotel? The best thing to do now it’s following her, but not too close.

It’s difficult to disappear

We have to take into consideration that it’s really difficult to disappear, when you are so big. Long steps pass through the streets inflating the shadows of the sun. Some pigeons happily coo swelling up as well as the shadows, some leaves leave a tree to try their luck in the street.

The bicycle_the trap
La trappola funziona_ the trap

The steps now are firm, secure, you can see he has a plan in mind. Why he didn’t think about that before!? Why trying to stop that bicycle all these days, when the best move from the beginning would be finding a small house with a blue bicycle parked in front? Not all the houses are hidden behind a bicycle, after all.

Finally!

And, in fact, the bicycle is there. A small building with the colour of the palm of a hand, where someone has drawn a brown door and two green windows. He just needs to park here in front and wait. So clever, he understood everything so quick, just three days. Oh, but with a head like that! We hats can recognize when someone is clever.

This story will be published once per week only, with all rights reserved for the story and its translations by Flyingstories.org and in the person of Daniele Frau.

All the graphics are handmade and designed with different techniques by Gabriele Manca, DMQ productions, who reserves all rights. 

All English articles published in Souls (alive) proofread by Elisabeth Corcoran

Daniele Frau
La trappola_the trap

La trappola funziona

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La bicicletta

Eppure era qua giusto qualche minuto fa. Poi, quella sagoma di donna ha inforcato una bicicletta. Non sono poi così semplici da seguire, quelle ruote. Non è come per le macchine, farcite come sono di tutto quel rosso, giallo e verde.

Due ruote sospese

La bicicletta è puro movimento, un’ombra sospesa su due bocche rotonde che si cibano di asfalto, per poi sgommare e lanciarsi feline dai e sui marciapiedi. Blu e nera, è anche difficile da individuare, in una cittadina tutta ingrigita dalla fuga verso la città. Non che manchino gli abitanti, solo sono anch’essi ingrigiti. Anzi, imbiancati, come punte di montagna.

Barbe che indicano

Gli unici aiuti vengono dunque dalle barbe bianche degli anziani, che fanno risaltare la canna blu scuro. E indicano, anche. Si, gli anziani hanno i capelli bianchi, parole lente, sputano per terra e indicano. Non tutti sanno indicare come gli anziani. Ho visto giovani tentare di indicare e finire con il fare a pugni.

Un tempo, al mercato

Ma lì era il mercato, tutta un’altra cosa. Al mercato non si va poi tanto per il sottile. Ci si lascia andare alle urla, a chi vende di più, a chi vende a meno, a chi non vende e basta. Uno scrosciare balbuziente di rottami, frutta e jeans che viene interrotto solo dalla pioggia. Quando piove, tutti sotto gli ombrelloni a fumare il calumet della pace. Una bella sigaretta e via, il sole spunta, tutti fuori come lumache senza guscio.

Al sole!

Qui però non piove di certo, c’è un gran sole che scodinzola e abbaia tra le siepi, miagola sui tetti e inciampa su un pallone nei cortili. C’è vita, insomma. Quel respirare e morire circolare che tanto hanno in odio gli uffici per suicidi, qui mai davvero popolari. Questo è il luogo in cui tutti i militari, i custodi, gli operai hanno origine.

La pasta umana

Qui si forma la pasta per il pane, che verrà poi messa in un grande forno. Non appena trasformata in esseri umani, questi vivranno nella speranza di essere mangiati fino al midollo. Quelli che saranno rifiutati, spesso torneranno qui a leccarsi le ferite, a trovare mamma e papà, a lavorare in qualche piccolo market con i capelli grigi. E a creare dell’altra pasta da essere mangiata dalle mura fameliche della città.

La bicicletta, ancora

La bici cammina veloce, sparisce, poi riappare. Ecco che sparisce di nuovo. Un faro che sovrasta un mare calmo, lo illumina come una saetta riflettendo il sole.

Un umile cappello

La mia testa non sa più da che parte girarsi, tutta sudata com’è. Il sudore è davvero un pessimo alleato per noi cappelli. Ci fa scivolare, ci rende fastidiosi. Ma aspetta un po’ di vento o di pioggia e riprenderai ad amarmi, testolina che non sei altro!

Sono giorni ormai che questa bicicletta sfreccia veloce tra le vie, lasciando quest’uomo dalla stazza elefantina fermo alle colonne d’Ercole del paese a chiedersi

Dove sarà mai finita

La bicicletta_ la trappola
La trappola funziona_ the trap

Qualcosa non sembra quadrare, comunque. Prima era così semplice trovarla, mentre ora sfreccia veloce, sparisce dietro gli angoli, diventa un sogno. Un incubo in bicicletta che tiene sveglio quest’uomo, questo ragazzo, questo bambino che stringe forte la coperta dei ricordi a sé. Vorrebbe sua nonna, ma non c’è più, o un’ombra di madre cui aggrapparsi, per dar luce a quelle ombre oscure che si muovono e sghignazzano nel buio.

Quella donna!

No, ora in verità vuole solo quella donna, ma non per possederla. Ha bisogno di capire dove tiene la sua anima, dove ha deciso di portarla. Non gli servono perché, vuole solo perdere questa rabbia cieca, stringere tra le mani quell’anima così leggera. Ridere, finalmente. Ridere!

Ah, ah!

La risata esce dai polmoni, si accorda sulle corde vocali e viene modulata dalla lingua umida e dalle labbra. Solo a quel punto il ragazzo si accorge di non essere solo con i suoi pensieri, ma di averli esternati ai pensionati là intorno. Ora tutti lo guardano, strano oggetto, pazzo oggetto, buffo oggetto. Poi pazzo, enorme, buffo oggetto, che incute timore e che lascia nell’indifferenza occhi e braccia e nasi e baffi quando il ragazzo gira lo sguardo.

Di nuovo solo

Poi, un’idea gli balena feroce come un ghepardo tra le orecchie. La sento, questa idea, perché le pupille si dilatano, le mani si strofinano sulle labbra e grattano la fronte. Ma certo!

Idea

Perché acciuffarla? Se sta fuggendo, ci sarà una ragione. Se dovesse trovarla ancora, poi qualcuno potrebbe avvisarla, come qualche sera prima. E se quel qualcuno volesse rubarle l’anima? Meglio essere pronti a tutto, meglio seguirla da lontano e non farsi vedere.

Sparire

Quanto è difficile sparire però, quando si ha una mole così, un corpo massiccio, passi larghi che passano tra le vie del borgo vecchio gonfiando l’ombra del sole. Qualche piccione tuba allegro e si gonfia anche lui, due o tre foglie scivolano via dai rami per cercare fortuna altrove.

Il passo si è fatto sicuro, ora ha decisamente un piano. Come non averci pensato prima! Perché cercare di fermare quella bicicletta, quando sarebbe stato più semplice fin dall’inizio cercare una piccola casa con una bici blu parcheggiata? Non tutte le case si nascondono dietro una bicicletta, in fin dei conti.

Trovata!

E infatti, eccola là. Un piccolo edificio color palmo della mano, su cui qualcuno ha disegnato una porta marron scuro e due finestre verdi. Parcheggiata davanti, all’ombra di un alberello adolescente, la bicicletta blu e nera lancia chiari segnali di luce. Non resta che prendere la macchina e parcheggiarsi qui di fronte. Quanto è intelligente questo ragazzo, gli ci è voluto davvero poco. Eh, ma con una testa così. Noi cappelli non ci sbagliamo mai.

— E la prossima settimana… La biblioteca! —

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Daniele Frau

Help!

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The help he needs

The tracker

Stumbles and bounces back, a dead branch of a tree dissolved in the wind. It’s just another dark shadow passing with its noise between the eyelashes- tree of the world asleep. That same small universe able to host a light wind, strong enough just to caress the hair of the small children intent to watch the stars give a sense over the night sky.

The night

The black tongues of the streets disappear with no sound after the yellowish light of the lamp posts. Between all this, a figure passes and stop in front of two wooden thin lips. Two knocks at the door and a man with a rough face appears. The lips turn into something solid, and the door closes leaving a street mute and blind, outside. On his toes, silk steps turn into wool. The doubt that makes you shivers, the wool pullover, gifted by your grandma. Fate wrote this date, this day, this night at 10.30 pm, but why? Fate knows before the others, but nothing would do without the human marginal actions.

The dark

Outside, a dog starts barking against the hissing of the fresh air of the night. He barks loud, with rage, even though this fresh air refreshes him, moving his soft ears behind. Anyways, barking it’s too much fun.

So

Starts the flat voice with the rough face. His fuchsia socks and the hand well cured motionless.

Finally you came to visit me

How did you know I would have come?

Oh, you’re not the first stranger I meet in the bar with a worried face. I knew a day or another you would have come here to ask for my help. Even though I still don’t know why

S. appears to be hesitant, moving his body weight from one shoe to the other. A scale which doesn’t decide yet were the truth stays. Over that heavy man with the hat or with this tracker.

Remember, Mr. S.

Continues the rusty voice of the tracker.

Remember that I don’t sell truth, but I just help the right question with right answers. So, spit your question, Mr. S.!

I’m going to the Well of Souls

What? The Well of Souls?

Help_un aiuto

For the first time the cool gaze of the trackers, KI, changes. A second, in which the jaw just barely drops, leaving the rest of the skull, the nose and ears. It seems lost in the world, probably for the first time in his life, just for a second. S. is a good observer and he cannot refrain commenting.

Do you know the Well of Souls, don’t you?

This… this is a good question, son

The voice came back all at once, with the facial expressions and the jaw. Then, the jaw drops again, this time to talk.

I know the Well of Souls, even though it’s a place I’ve never been to. No one apparently ever set foot there. The only way to reach it it’s the lullaby all the children know here nearby:

The Well of Souls is in a forest that before was a desert, or a desert that before was a mountain.

Anyways, the place could be anywhere

Not anywhere, I have a lead

The jaw again perfectionates the surprise drop. This time S. continues

See, Mr. KI, I don’t need your help to find the Well of Souls. Actually I don’t want to set foot there, at all. I need something else, something more refined from you

Re-refined? I’m all ears

I made a pact with the person that is now going to the Well of Souls. I will help her to get rid of a stalker and in exchange she will give me what is mine

I cannot really see how can I help you out, here

Mr. KI, you are a tracker, no? I gather you’re specialised in finding details which lead you to what you’re searching for. Am I wrong?

No mistakes, you just describe my job

So, if for once I would ask you to do the opposite, it’d be even easier for you

Keep talking

Your job will be to create false leads for the stalker. That will help me to follow the woman without any further problem

You’re a man full of surprises, Mr. S. In my whole career it’s the first time someone asks me to create a lead, instead of following one. I will do it, but I’m not cheap

That’s not an issue. Put your price on a piece of paper and when everything will be done you’ll be repaid. What that woman have now somehow in her hands has a greater value than my own life

Oh, I hope the stalker is not a jealous husband. I don’t do personal…

No, no, you’re wrong. It’s not a jealous husband. Everything is exactly as I told you. Now I will describe him, for you it will be the easiest job ever. The only thing is he never has to be close to the woman. M., by the way, her name is M. The man’s name it’s still unknown for me

It will be taken care of

And without adding anything else, S’s feet turn and pass through the door, outside, over the trees, over the street with poor light, over the small noses looking at the sky.

Behind the door, the tracker is already working on a plan, with a grin in his face.

The Well of Souls- The Well of Souls- The Well of souls

He repeats constantly, scratching his forehead and watching in front of himself.

— And next week… The trap works! —



This story will be published once per week only, with all rights reserved for the story and its translations by Flyingstories.org and in the person of Daniele Frau.

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Daniele Frau

Un aiuto

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L’aiuto che serviva

Il cercatore di tracce

Cadere, rimbalzare, un ramo secco sciolto nel vento come un frammento d’ombra. Una sagoma scura che scivola rumorosa tra le ciglia- alberi del mondo addormentato. Quello stesso piccolo universo in grado di ospitar un vento leggero, capace solamente di arruffare con i suoi sbuffi i capelli sottili dei bambini seduti a guardare le stelle dare un senso al cielo notturno.

La notte

Le lingue nere delle strade si perdono mute tra i lampioni giallognoli, lasciando questa figura attraversare indisturbata e presentarsi davanti a due labbra di legno sottile. Due colpi secchi ed ecco apparire un uomo dalla faccia ruvida. Le labbra di legno diventano solide, ancora. Una porta che si chiude alle spalle della figura e lascia la strada muta dentro e cieca fuori.

Il dubbio

I sensi all’erta, i passi che si fanno di seta, poi lana. Il dubbio mette i brividi, fa il solletico, come un vecchio maglione della nonna. Il fato ha scritto questa data e questo giorno, questa notte fino in fondo e alle 22.30 senza traccia di sole là fuori, è lecito chiedersi perché. Il fato conosce prima degli altri, ma non potrebbe nulla senza gli umani e le azioni così apparentemente marginali.

Abbaiare al vento

Là fuori, un cane decide che è tempo di rispondere al sibilare dell’aria fresca della sera e abbaia forte, quasi con rabbia. In realtà questo venticello è un lusso, rinfresca e gli muove un po’ le orecchie morbide all’indietro. Però abbaiare è più divertente.

Dunque

inizia la voce atona dal viso ruvido, dai calzini color fucsia e le mani ben curate.

Finalmente si è deciso a venire a trovarmi

Come sapeva che sarei venuto?

Oh, non è il primo forestiero che incontro con quell’aria turbata al bar. Sapevo che prima o poi mi avrebbe chiesto aiuto. Ciò che ancora non so è perché

S. sembra titubante, muove il peso del corpo da una scarpa all’altra. Una bilancia che non sa decidere dove sta la verità. Su quel pesante uomo dal cappello calcato sugli occhi o su questo cercatore di tracce?

Si ricordi, signor S.

Continua la voce arrugginita del cercatore di tracce

Si ricordi che io non vendo verità, ma aiuto solo a trovare le risposte giuste alle domande giuste. Perciò, veniamo a noi. Qual è la sua domanda?

Sono diretto al Pozzo delle Anime

Il pozzo delle anime?

Help_un aiuto

Per la prima volta lo sguardo placido del cercatore di tracce, KI, si perde. Un istante, seppure impercettibile, in cui la mandibola sembra staccarsi dalla mascella e con essa dal naso e dalle orecchie. Sembra perdere coscienza del mondo, seppure per un istante. S. è un buon osservatore e non può far altro che commentare.

Lei conosce il Pozzo delle anime?

Ecco, questa è una bella domanda

La voce torna calma, così come l’espressione del volto e la mandibola torna quieta sui suoi binari. Per poi riaprirsi, ma stavolta per parlare.

Conosco il Pozzo delle Anime, per quanto io non ci sia mai stato. Nessuno sembra esserci mai stato. L’unica direzione è quella che tutti i bambini di queste parti conoscono

Il pozzo delle anime è in una foresta che prima era un deserto o un deserto che prima era una montagna

Insomma, potrebbe essere ovunque

Non ovunque, ho una pista

Ancora una volta la mandibola si lancia in una espressione di sorpresa. S. continua.

Vede, signor KI, non ho bisogno dei suoi servizi per trovare il Pozzo delle Anime. In realtà non voglio metterci piede per nulla al mondo. Vorrei qualcosa di più delicato, da parte sua

Delicato? Mi dica, sono tutto orecchi

Ho fatto un patto con la persona che si dirige verso il Pozzo delle Anime. La aiuterò a seminare il suo inseguitore e lei in cambio mi restituirà ciò che mi appartiene

Non vedo come posso esserle d’aiuto

Vede, signor KI, lei è un cercatore di tracce. Dunque ne deduco che sia specializzato nella ricerca di dettagli e tramite questi dettagli lei sappia trovare ciò che cerca. Mi sbaglio?

No, è esattamente ciò che faccio

Bene, allora deduco che se io le chiedessi per una volta di fare il contrario, lei riuscirebbe nell’intento senza troppa fatica

Si spieghi meglio

Io le chiedo di seminare false tracce per depistare l’inseguitore. In questo modo io sarò libero di seguire M. senza nessun disturbo

Lei è davvero un uomo pieno di sorprese, signor S. E’ la prima volta che qualcuno mi richiede non di seguire una pista, ma di crearne una. Lo farò, però costo caro

Quello non sarà un problema. Scriva il suo prezzo su un foglio di carta e le prometto che lo avrà. Ciò che ha tra le mani quella donna vale più della mia stessa vita

Bene, allora si tratta di una donna. La faccenda si fa complicata. Spero solo non si tratti di un marito geloso, perché in tal caso la devo salutare. Non lavoro per…

No, no. Nessun marito geloso, tutto è esattamente come le ho detto. Ora le darò la descrizione di quell’uomo. Non passa inosservato e un uomo come lei non avrà certo problemi a trovarlo. Faccia in modo che non si avvicini mai alla donna. Il suo nome è M. Il nome della donna, intendo. Quello dell’uomo mi è tutt’ora ignoto

Sarà fatto

E senza aggiungere altro i piedi di S. fanno un giro su se stessi e passano oltre la porta, oltre gli alberi, oltre le strade poco illuminate e i nasi dei bimbi all’insù. Dietro la porta, il cercatore di tracce è già al lavoro e un piccolo ghigno gli accende il viso.

Il Pozzo delle Anime, il Pozzo delle Anime

Ripete grattandosi la fronte e guardando di fronte a sé.

— E la prossima settimana… La trappola funziona! —

La storia avrà pubblicazione a cadenza settimanale. Tutti i diritti sulla storia sono riservati da Flyingstories.org e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca, DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.



Daniele Frau
Camerieri_waiters

Waiters

— Read the First Chapter —

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— Read the previous part —

— Read in Italian —

The letter

Only M. knows the truth. Or part of it.

What I know is that we don’t have much time to loose, since the guy will come here in minutes. M. rushed into the hotel with her grey bag, scared enough to hide. But if S. would find her first he would have a probability to understand something more. How they’d say? He will put a new piece of the puzzle in the right place.

A chaotic walz

Waiters and men with straw hats share the ground floor with elegant women. Not to eat, that’s clear. After all, this is the kind of place people book for the soft slippers in room and in swimming pool. Don’t carry anything else here but your money.

Escape from metropolis

It’s not just this place alone, you’ll able to find tons of places like this in the countryside, with tons of people from the metropolis in it. Far from the city, they can have all commodities at hand and, at the same time, slowly pollute and destroy what they already polluted and destroyed in the city, before. They had to cut some trees and they got the water the characteristic grey colour, but having a bath in a nice swimming pool has its own price.

Waiters and waiters

They don’t stop with a mere swimming pool, here. No, there is a feeding line filling  the main room with waiters, all hopping from one foot to the other keeping in balance heavy metal trays. You can find everything on top of that trays, from exotic fruits to soul’s brandy. It’s a never ending chain that line, a roller coaster of food.

Human domino!

Oh, it would be just magic to trip this woman with the dark fur and let her stumble. Oh, would be amazing seeing her falling to the ground carrying all the others with her. A human domino about which tomorrow all the newspapers will speak!

Here she is!

Wait a second, here she is, M. I can spot her red shoes. S. doesn’t see her, yet, but she’s there, just across the room close to that man with round ears. No, he cannot see her, in this chaotic rendez- vous of trays and food. You have to be a pair of shoes sometimes to spot some details. But she spotted him, anyways, and now is watching him from behind a plastic plant, asking to herself.

Should I stay or should I go?

It’s not a song, but a genuine question. And even from here I can feel an answer coming from somewhere

It’s not him you have to be afraid of, but the man that entered in your room crashing your door. This man with moustaches will be your solution

That voice

That voice seemed to have the power of calm her down. She’s actually got a point on being afraid, what a way to awake running from your own window! Sink or swim, she must take a risk, but in her own way. She suddenly start scribbling fast in a piece of paper.

The food wheel of waiters is still going on, but here there is a waiter with empty hands.

Grab him!

Camerieri_waiters

Sorry, are you available?

Actually, no. I’m going to take an order…

Excellent, take my order. Do you see that man with pointy moustaches?

Y-yes

Amazing, you must give this piece of paper directly to him. It’s a matter of life or… Never mind, take this money and go

And suddenly two piece of paper makes the waiter smile and utter a:

Thank you

But before he finished to thank her, M. is already crowd, part of this circular chatting, coming and going, of this room- service order of things.

Surprise!

Hi, I have a message for you

S. shows his best genuine surprised face. All his attention taken from the research of M., he didn’t even see the waiter coming. He takes the letter from him which, without saying anything, disappears in the eating- assembly- line. S. doesn’t have  a chain or a line to disappear in anymore. He lean against the counter and starts reading.

We have met before, not long ago. You are a dealer of souls and I’m a doctor. What you are searching for is a white soul, even though I don’t know why. Right, I want to make a deal with you. I’m not interested in the soul, I will keep it until I reach the Well of Souls. I’m heading there right now. If you really care about your soul, keep me safe from the huge man who’s following me. After I will reach the well, you’ll have your soul back. If you agree with me write grab a white rose from a vase and pin to your jacket, I will see you.

I hope one day we will meet again in normal circumstances.

Good luck,

M.

A white rose!

S. tears the letter apart and throws it in the waist bin under the counter. Now he goes in a rush to the first table where an old couple is playing cards and takes one of the white roses from the vase. She’s still watching him? This flowers don’t need to have any colour, as they don’t have any smell. That faded long time ago, while they let them travel inside a fridge as they were steaks.

What do you think you’re doing, young man?

The old woman is shocked, how dare him stealing a rose from her vase? The husband in front of her take the chance to cheat and watch her cards.

Fast, fast!

S. doesn’t care, he just look around hoping she’d seen him. Suddenly, the huge guy enters in the room, with his hat still lowered over his eyes. There’s not much time, he needs to get rid of him. But how? First things first, now he needs to go out, out in the world, out from this chain, in the countryside. Without swimming pools and food lines. Where the trees still sing.

— And the next week… Help! —

This story will be published once per week only, with all rights reserved for the story and its translations by Flyingstories.org and in the person of Daniele Frau.

All the graphics are handmade and designed with different techniques by Gabriele Manca, DMQ productions, who reserves all rights. 

All English articles published in Souls (alive) proofread by Elisabeth Corcoran

Daniele Frau
Camerieri_waiters

Camerieri



— Leggi il Primo Capitolo–

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— Read in English —



La lettera

L’unica soluzione si chiama verità e ha un nome: M.

Non c’è tempo da perdere, l’ha vista entrare dentro l’hotel di corsa, con la sua borsa grigia. Sembrava spaventata, ma forse si è ancora in tempo per fermare tutta questa follia.

Un valzer caotico

Al piano terra si susseguono in un valzer caotico facce di camerieri, uomini con paglietta e donne dall’aria signorile. Dopotutto, è un albergo di quelli dove si va per avere nell’armadio delle pantofole bianche morbide e delle ciabattine da piscina. Non bisogna portarsi dietro nient’altro che i propri soldi.

Fuga dalla metropoli

Posti come questo brulicano nel mondo fuori dalla metropoli, farciti proprio di persone che scappano dalla città. Cittadini che decidono di distrarsi dall’aria inquinata e dalla natura distrutta della città andando ad inquinare e distruggere l’aria e la natura di queste parti. Ma si, qualche albero in meno, l’acqua del mare un po’ più grigiastra, ma come dire di no ad una bella piscina in mezzo al nulla?

Camerieri, tanti camerieri

Per questo motivo la sala è gremita di camerieri, che saltellano su un piede e sull’altro sorreggendo pesanti vassoi di metallo. Anatre all’arancia, frutta esotica e grappa di anime. Il tutto si sussegue senza fine, come un ottovolante di cibo. Sarebbe notevole fare uno sgambetto a questa signora dalla pelliccia scura. Sarebbe magnifico anche solo per vedere come rotola a terra, ma immaginate poi come cadrebbero tutti gli altri in fila, un domino umano di cui parlerebbero i giornali!

Ecco M.!

Un momento, eccola là, riconosco le scarpe rosse. S. non l’ha ancora vista, ma come fa? E’ proprio lì, accanto a quel signore dalle orecchie tonde. Apparentemente bisogna essere un paio di scarpe per non farsi distrarre da questo randez- vouz di cibo e vassoi. Niente, sembra proprio non vederla, ma lei vede lui. Si, protetta dall’ombra di una pianta di plastica è come congelata. Lo guarda e sembra pensare.

Meglio andare o restare?

Ma non è una canzone rock, è una domanda genuina. E arriva pronta una risposta che io stesso posso sentire.

Non è di lui che devi aver paura, ma di quell’uomo che è entrato ora in camera tua. Lui può essere la tua soluzione

Quella voce

La voce sembra avere il potere di calmarla e ne ha davvero bisogno. Appena sveglia ha dovuto saltare dalla finestra, la sua camera invasa da uno strano individuo. Cos’altro potrà mai succedere oggi? Seguirà il consiglio della voce, ma lo farà a modo suo. Eccola, estrae una penna e inizia a scrivere veloce su un pezzo di carta.

Un cameriere libero!

Camerieri_waiters

Un cameriere senza vassoio è difficile da trovare, ma eccone uno. Via, fermalo!

Salve, è libero?

Veramente starei andando a prendere…

Bene, è libero. Senta, lo vede quell’uomo dai baffetti a punta, là in mezzo alla sala?

s-Si

Benissimo. Prenda questo foglio di carta e lo dia personalmente nelle sue mani. Questi sono per lei

E due banconote colorate cadono leggere nella mano del cameriere, regalandogli un sorriso.

g-Grazie

Ma non c’è più nessuno da ringraziare, M. è già folla, parte del chiacchiericcio, del viavai, dell’ordine in camera delle cose.

Dunque ecco il cameriere dall’andatura spedita taglia in due la catena di montaggio degli ordini in camera per venirci incontro.

Salve. Ho un messaggio per lei

Sorpresa!

La faccia stupita di S. è fenomenale. Tutto preso com’era dalla ricerca della dottoressa, si è completamente lasciato sorprendere dall’arrivo di questo cameriere dall’aria sicura. Prende la lettera dalle mani ruvide del cameriere, che è già tornato alla sua catena. S. non ha più una catena, è un cane sciolto. Fa due passi, si appoggia al bancone e legge la lettera.

Io e lei ci siamo già conosciuti. Lei è un venditore di anime. Ciò che le interessa è un’anima bianca, che porto con me. Non le chiedo perché, ma solamente di proteggermi e così facendo di proteggere l’anima. Io devo raggiungere il Pozzo delle Anime. Mi aiuti a farlo e le prometto di restituirle l’anima. Si appunti una rosa bianca alla giacca se è intenzionato ad aiutarmi, io la vedrò e capirò

Spero un giorno di poterci vedere in circostanze normali.

A presto,

M.

Una rosa bianca!

S. straccia la lettera, buttandola in un cestino sotto il bancone. Va dritto al primo tavolo disponibile. Una coppia anziana siede silenziosa giocando a carte e al centro del tavolo sta un vaso con dei fiori incolore e inodore. Quello l’hanno perso tanto tempo fa, quei fiori. Lasciati viaggiare dentro un frigorifero come fossero bistecche. Si avvicina e leva una rosa bianca dal vaso.

Ma cosa fa?

La signora anziana sembra disgustata da quell’azione tanto vile. Strappare via un fiore così, senza batter ciglio. E per di più in un tavolo che non è il suo! Suo marito ne approfitta per guardarle le carte.

Presto!

S. non si cura della signora urlante e del marito che bara sotto i suoi occhi, ma spezza veloce il gambo del fiore per appuntarlo alla giacca. Giusto in tempo, perché alla porta spunta una figura alta, grossa, con un cappello calato sugli occhi. La signora continua con le sue lamentele, ma i passi si muovono già via da quel tavolo. Via da quelle carte, dalla catena, poi via fuori dalla porta, nella campagna. Senza piscine, senza eserciti di camerieri. Dove ancora cantano gli alberi.



La storia avrà pubblicazione a cadenza settimanale. Tutti i diritti sulla storia sono riservati da Flyingstories.org e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca, DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.

Daniele Frau
Il ragazzo, ancora

Quel ragazzo, ancora

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Colorare il freddo

La sera è un foglio di carta ingiallito che tenta di raffigurare un piccolo paese infreddolito. Come si dipinge però il freddo? Magari con l’aggiunta di qualche foglia che vola, oppure con i passanti che si nascondono nei baveri dei loro cappotti. Si potrebbe aggiungere qualche tonalità di colore più fredda, un tocco di blu magari.

Vi prego, non blu

Ma non parliamo di blu, o il freddo entrerà fin dentro le ossa di questo signore dai baffi appuntiti, evaporando fino a quella spugna color porpora che pulsa e soffre. Fuori, il fiume di macchine della città fluisce distante alla vista come una luce al neon, illuminandosi ogni ora di più, mentre il sole lentamente si accascia sull’orizzonte.

Tutto sembra avere l’aria di un negozio in chiusura per chi torna a casa pensando solo a tenere le parole e i sorrisi in cassaforte fino a domani. C’è chi poi, magari solo per qualche minuto, si incontra con gli amici intorno ad un tavolo colorato da bollicine dorate.

Insomma, tutti hanno in comune un particolare non trascurabile. Sanno dove stanno andando, non possono sbagliarsi. A quest’ora della sera è meglio saperlo. Solo un ristretto gruppo di persone non sa dove dormirà stanotte, quale sarà il loro destino. In quest’ultima posizione si ritrova questo esemplare di S., ora affacciato alla balaustra di un bar dalle insegne blu che dicono

Bar blu, vista sul fiume

Non sarebbe più opportuno sentire cosa ne pensano le forze dell’ordine? Quei signori in uniforme sapranno cosa fare, sono adatti al compito. Però, però, però. Come spiegare poi alla forza pubblica tutto quel pasticcio del corpo del padre e dell’anima scura, del dito tagliato? Ancora peggio, e questa è la domanda che lo sgomenta, cosa direbbero di quell’anima bianca? Rubata ad un minorenne, sottratta senza ritegno. Sarebbe la fine.

La sua fine

I cristalli blu del tavolo sbriciolano quel poco di luce rimasta, facendo a brandelli i riflessi e lasciandoli cadere senza cura sulle scarpe. Così cambio colore, da un marron scuro, divento quasi celeste per un istante.

Là fuori, sotto le scalette di pietra, un hotel che sembra dimenticato dal dio dell’abbandono. Trovare la donna non è stato difficile, può vederne ora la sagoma alla finestra. I suoi occhi socchiusi non lo possono tradire, non possono nulla contro il riverbero del sole che si accomiata. Può dunque guardarla per qualche minuto, come non gli era mai stato possibile prima.

E’ bella, in fondo, seppure quell’aria fredda la renda inarrivabile. Ha deciso di mettere uno di quei teli bianchi sopra il suo volto, sparire dall’annovero dei vivi per potersi dedicare a questo entroterra dai motel dimenticati.

Il suo conto

Dice una voce alle sue spalle, che quasi lo fa trasalire facendolo cadere dal parapetto. Quella si sarebbe una morte grandiosa, con un medico legale a meno di trenta passi, poco più sotto, pronta a constatarne il decesso per improvvisa idiozia.

Certo, certo. Accettate carte?

No

L’entroterra

Com’è ovvio che sia, qui siamo nell’entroterra. L’entroterra è quella fiaba che raccontano ai bambini nelle città, gli stessi che vanno poi a sbattere contro braccia pelose, fucili da caccia e donne con forse qualche pelo in più sopra le labbra ma dal fascino cristallino.

Non ci sono macchine sputa- soldi nelle vicinanze, per quanto i passi si perdano per le viuzze deserte. E ormai è questione di tempo, prima che i pezzi di carta finiscano. Ecco che ci giriamo nuovamente, m-ma-ma quello è il ragazzo.

Il ragazzo, ancora

Il ragazzo, ancora
Il ragazzo, ancora

Un energumeno cammina portando il suo naso a patata come uno zaino incastrato alle orecchie, su per la salita dei gelsomini. Con quel naso sarà stordito dall’odore. Lo riconosco dalle scarpe, le stesse che qui umilmente dispiegano i fatti e gli umori di questo venditore. M. sta lì, affacciata, senza sospettare nulla, aggrappata alla sua espressione triste. S. potrebbe semplicemente fischiare, urlare dal bar, dirle di scappare. Ma chi è lui per lei in fin dei conti? Non è che un altro degli inseguitori, solo più paziente di capire il perché.

Una voce

Poi, come se sentisse una vocina, dietro di sé, ecco che M. si gira. Corre verso il letto, poi nella stanza. Butta due magliette dentro uno zainetto e scappa dalla finestra. Giusto in tempo, mentre il naso a patata bussa forte alla porta. Un bussare che anche da lontano sembra il battere di una scimmia gigante su un vetro. La porta cede, si inchina sui suoi stessi cardini al peso delle scimmie. Il ragazzo va alla finestra, lo sguardo di chi non capisce, la rabbia cieca di uno squalo che fiuti il sangue.

Guarda in alto, i suoi occhi si bloccano su S. che sente piccole gocce di sudore freddo scivolare dietro le orecchie e colare dal collo fino ai piedi. Però non può vederlo, il sole è troppo forte alle sue spalle. Non può vederlo, eppure tiene gli occhi puntati verso di lui.

Non può vederlo

Non può vederlo, ma sembra lanciare un’occhiata tutta d’odio. Come avrà fatto a trovare M.? Deve averlo seguito all’obitorio, deve averlo fiutato. Come ha fatto a non capirlo subito? Deve trovare una soluzione in fretta, deve. Ma cosa?

I piedi di M. toccano terra, corre verso le porte dell’Hotel Blu. Starà andando a prendere la macchina, non c’è tempo da perdere. I piedi sono già piccoli tamburi giù per le scale.

— E la prossima settimana… Camerieri!–

La storia avrà pubblicazione a cadenza settimanale. Tutti i diritti sulla storia sono riservati da Flyingstories.org e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca, DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.

Daniele Frau
Il ragazzo, ancora

That guy, again

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Drawing the cold

The evening is just a yellowed piece of paper desperately trying to picture a cold town. How do you illustrate a cold sensation? Maybe with leaves flying around, people passing by wrapped in their coats and colours. Cold colours, maybe blue amongst them.

No, it’s better not to mention blue or the cold will pass through the bones up to the soft pillow of blood which pump and suffer inside this man with pointy moustaches. From outside you can see far away the river of cars in the city, as a neon light getting stronger and stronger as the sun fade away. It reminds a shop at closing time, with someone coming back home and keeping words and smiles in a safe until tomorrow. Others are simply going to meet some friends, and they will spend some time around a table with golden bubbles and chats.

So, everyone have one thing in common: they know at this stage where they are going. A small group is the one that still doesn’t know where is going to finish this day, and in this last group we can put S., now watching outside the balcony of a bar with a blue light saying

Blue bar, river view

It wouldn’t be more reasonable to call the police? Those uniforms would know what to do, that’s for sure. But-but-but. How’s going to explain to the law enforcement about all that mess of his father’s corpse with a dark soul, or the cropped finger? Or even worse, what police would say about the white soul of that guy, stolen from a minor without any right to do so? That would be his end.

The blue crystals of the table nearby crumble apart the few light remained, making reflections glaring over the shoes. Over me. So I’m changing from dark brown to almost light blue in seconds.

M., from distance

Out there, under the stone stairs, a hotel abandoned even from the god of neglected. Finding the woman wasn’t difficult at least, and now he can see her figure through the window. She has semi- closed eyes. The sunset sun is something really strong and shield S. He can watch her a bit more, more than he has ever did before. She’s beautiful, even thought that cold air makes her unreachable. She decided to put one white cloth over her face, to disappear from life and the city, to find her own place here, in the hinterland of forgotten hotels.

 Your bill

Says a voice behind, making him startled and almost letting him go down the balcony. That would be a glorious death, with a coroner less than thirty steps away, ready to examine him. Cause of death: sudden idiocy.

Sure, sure. Do you accept cards?

No

Hinterland

As you can expect, we are in the hinterland. That fairy tale the adults tell the children in the cities, before the same children grow up and meet hairy arms, guns and charming woman with some more hairs over the lips. There are no money- spitting machines around those empty small streets. It’s just a matter of time, since he will find himself completely out of pieces of paper. Wait a minute, someone is approaching the hotel. Is the guy!

That guy, again

Il ragazzo, ancora
That guy, again

The huge guy walks carrying his potato- nose as it was a backpack over his ears. He’s walking straight to the motel, fast on the jasmine’s climb. With that nose he will be woozy by that smell. I can recognize him by his shoes, the same model of which are here describing the whole story of this dealer. M. is still there watching out of the window, unaware, with her usual sad expression in her face. S. would probably just whistle, or maybe shout from the bar, he could tell her to escape now. But who’s him for her, if not another untrustworthy stalker?

A voice

Then, something suddenly change in her expression, as she’s listening to someone inside the room. She run toward the bed, put two t-shirts inside the backpack and run through the window. Just in time, because then the potato- nose start banging on the door. A banging that, even from distance, reminds of that of a huge chimpanzee on a glass. Under the chimpanzee pressure, the door finally opens. The guy run to the window, in his eyes the blind anger of whom cannot understand, the shark smelling the blood.

Hate

Looking up his eyes stop on S. for a minute. Small drops of cold sweat pass behind his ears and through the neck. No they cannot see each other, the sun is too strong behind S., and still his eyes are set on him. Even though the huge guy cannot see him, S. can feel all the hate coming through those black eyes. How he would possibly find M.? Probably he just followed him at the morgue, and then he understood everything. Yes, it’s the only explanation, but how he couldn’t understand he was followed before? And what’s the next step, now?

M.’s feet touch the ground and start running through the Blue Hotel. She needs the car’s keys and S. has to help her, his feet already small drums down the stairs.

— And next week… Waiters! —

This story will be published once per week only, with all rights reserved for the story and its translations by Flyingstories.org and in the person of Daniele Frau.

All the graphics are handmade and designed with different techniques by Gabriele Manca, DMQ productions, who reserves all rights. 

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Daniele Frau
Amore_disperazione_corri!

Corri!

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La fine

Morire è così semplice che nessuno desidera essere il prossimo nella lista. O troppo complicato, forse? È probabile sia solamente la paura di scoprire troppo presto di essere soli, senza alcun appiglio nel mondo.

La disperazione

A volte non si può nemmeno tentare di appigliarcisi da vivi, a questo timore. Sepolti, non-morti in una realtà nauseante e pronti ad inforcare il mono-ciclo delle bugie per fingere di capirci qualcosa. Allegri onestamente più per disperazione si lascia indietro chi, fermo ai margini del nostro immaginario mondo perfetto, ha fatto della disperazione uno stile di vita.

Felicità

Brillante carriera negli studi e lavoro fisso, con un uomo su cui riversare quelle passioni turbolente che spesso vengono scambiate per amore, M. non era certo disperata. Senza dover usare sinonimi, M. fino alla mattina di maggio dell’unico anno in cui nell’isola decise di piovere tutti i giorni del mese, era felice. Una felicità non da film o cartone animato, più la felicità descritta dalla lentezza ed eleganza di un libro.

Amore

Un’allegria spensierata, personale, che vi è impossibile immaginare solo perché M. per voi è solo un nome. Come lo è del resto quasi tutto ciò che vi scintilla intorno e si dissolve tra ombre e luce. Questo nome era innamorato di un tizio dai capelli sempre bagnati di un gel vischioso e dall’odore pungente di pino selvatico.

Il riccioluto

Mai stato amico del pettine, il riccioluto aveva intenzione di usare questa sua peculiarità per entrare nelle grazie di quante più persone del genere femminile gli fosse possibile. Chiaramente queste fantasie di conquista erano ignote alla felice M., tutta presa dagli origami, dal suo studio all’Ospedale Vecchio e un irrefrenabile gusto per l’opera lirica. Quest’ultima passione la vedeva commuoversi davanti ad un farfallone amoroso che viene mandato in guerra, piuttosto che di fronte ad un gobbo e alla sua maledizione.

L’opera

È durante una di queste rassegne di pianto silenzioso, quella in cui un clown si guarda allo specchio per la prima volta, che entra in gioco il caso. O meglio, una serie di casi si incastrano gli uni negli altri fino a formare una catena, un piccolo fiume che inizia a scorrere. Come la pioggia ininterrotta, che da giorni ormai martellava l’isola fuori dalle grandi porte in legno del teatro. Ciò che deve accadere accade, si dice.

Tramuta in lazzi

lo spasmo ed il pianto,

in una smorfia il singhiozzo,

e’l dolor-Ah!

Il fato

E con uno schianto ecco cadere a terra rosso in volto il cantante. Le lacrime erano ancora visibili sulle guance del Maestro, quando il dottore corse sul palco, seguito da un venditore di anime. La gente si muoveva su e giù dalle poltroncine, inquieta, piccole api sorprese dal fumo accecante degli avvenimenti. M. invece non si muoveva per nulla. Mai, mai prima d’ora aveva lasciato un’opera a metà. Seduta, aspettava invano

Ridi pagliaccio

Che però per lei era destinato fatalmente a non arrivare. Lentamente, una sensazione di angoscia iniziava a farsi largo nel petto. Come uno spiffero di aria gelido tra le pareti tiepide dei polmoni, una sensazione strana che alcuni conoscono come crisi d’ansia o d’anima. Doveva uscire da quell’immensa orrenda messinscena. La pioggia fuori batteva ancora forte, ma l’aria era più fresca, respirabile. Neanche l’ombra di api- persone e di quel fumo che le aveva ottenebrato la vista.

Solo qualche passo in più

Per fortuna il teatro era a pochi passi dal suo appartamento, dietro la via con i tre palazzi, in un quarto piano dalle tendine colorate. Doveva aspettarla una stufa a gas per asciugarsi, un libro e chissà, perfino qualche coccola.

Girata la maniglia, invece della stufa, trova due corpi avvinghiati e sudati, tutti tesi a riscaldare l’appartamento con il loro calore umano. Lui era il già citato riccioluto, mentre lei una studentessa dai denti sporgenti.

C’è chi non si è mai ripreso dall’adolescenza, chi non ha mai imparato ad elaborare il lutto e poi c’è M. Per lei e quelle come lei, sarà difficile guardare negli occhi un uomo senza pensare a quell’assurda fregatura che un tempo chiamava amore.

Amore_disperazione_corri!
Amore_disperazione_corri!

E se Arlecchin t’invola Colombina,

ridi, Pagliaccio,

e ognun ti applaudirà

Un senso?

Non si contano da allora i minuti, le ore o i giorni spesi a cercare un senso, senza fortuna. Forse perché contare i minuti non è poi così sensato, quando c’è un orologio che è nato proprio per questo. La mistificazione della perfezione, la decisa convinzione di essere finalmente dalla parte giusta del muro, crolla come in un secondo 1989. O, più semplicemente, come un castello di carte. Si apre una finestra e l’intera impalcatura collassa.

Quasi un anno dopo, sul tavolo della dottoressa M., ora medico legale di un piccolo paesello in provincia del nulla, viene collocato il corpo di un dottore con la carotide recisa.

Ed era come sempre, come da giorni ormai, immobile

Sveglia!

Nulla, dal comodino non so dire se stia dormendo, piangendo o pregando in silenzio

Sveglia!

So solo che l’anima nascosta nel mignolo reciso prova a scuotere il torpore

Ed era come mai prima, scossa, persa tra pensieri non suoi

Sento un fruscio, ecco le coperte si spostano, facendo spazio alla sua sagoma. Con un fruscio le lenzuola cadono a terra e due mani mi stringono, riflettendo sul quadrante una faccia incredula. Ebbene si, sono ancora il contatore del tempo, l’enumeratore dello scorrere lento del reale.

Il viso diventa sbiadito mentre il suo alito caldo mi fa perdere lucidità. Le mani, proprio le mani tremano e mandano la sua figura ancora fuori fuoco. Non sono certo occhi i miei che la osservano, ma sono comunque qui come un frammento di realtà. A volte da buon orologio da polso vorrei sapere se esisto davvero, se sono davvero in qualche luogo adesso e se le storie che racconto abbiano per chiunque un minimo senso. E se mai il tempo stesso ne abbia uno.

Ben svegliata, dobbiamo parlare

Ecco la voce provenire ancora dal piccolo panno colorato di sangue sulla sponda del letto. Due mani di donna tremanti l’hanno lasciato cadere. Le stesse che ora mi tengono stretto, come un antico legame con una realtà scomparsa. L’ultimo secondo dell’ora notturna passa inesorabile, lento ed elegante.

Tac

E dunque non mi parlerai?

Gli occhi rossi sembrano guardare lontano. Quella voce, quel panno macchiato sul letto non sembrano essere reali.

Poi

Chi sei?

Bene, sei viva!

Esclama il panno intriso di sangue del dottore dalla sponda. Per poi continuare, poetico

Sono un’anima rubata, regalata, rubata ancora. Sono il malsano tributo riservato dagli uomini a chi non considerano esseri degni di scelta. Il mio destino era chiaro, coerente. Ora mi ritrovo a pezzi, insanguinato, ai piedi del letto di una donna che crede d’essere impazzita

Tic

Perché hai scelto me?

Tac

Ecco finalmente una domanda cui saprò rispondere. Nella stanza c’eri solo tu quando mi sono svegliata

Tic

— La prossima settimana… Il Ragazzo, ancora —

La storia avrà pubblicazione a cadenza settimanale. Tutti i diritti sulla storia sono riservati da Flyingstories.org e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca, DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.

Daniele Frau