Un corpo che… parla?

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Un corpo

che

parla

Lei ci crede nella reincarnazione?

La donna medico lascia cadere un po’ della sua proverbiale calma, insieme al polso cui sono legato.

Chi ha parlato?

Dice come mormorando tra sé e sé. La sala è piccola e deserta, silenziosa, di quel bianco stanco degli ospedali che rende tutti così allegri. Le pareti continuano a far rimbalzare solo il suono delle mie lancette. Forse è stata l’immaginazione, qualche ragazzino con uno di quei cosi rettangolari sempre pronto a fare scherzi

Sono qui, dietro di lei

La voce è come un gracchiare metallico e rimbomba nella stanza vuota come se non avesse origine. Somiglia quasi al crepitare di un fuoco. Il polso si irrigidisce, come il resto del corpo. Lentamente, i piedi fanno il loro mestiere e il corpo segue girandosi. Gli occhi registrano ogni movimento nella sala, spalancati. Niente, se non il corpo morto del dottore che ha appena esaminato. Ma certo, deve essere l’immaginazione. Troppi film con i mostri alla TV, troppa fantascienza, soprattutto troppa solitudine. Quel corpo è stato controllato, svuotato e controllato ancora. È utile solamente come concime.

Non perdiamo tempo, saranno qui tra poco

Ancora quella scintilla elettrica di voce viaggia nell’aria. Stavolta la sua origine sembra chiara, proviene dal corpo morto. Potrebbe trattarsi dello scherzo di uno dei ragazzi del turno di notte, a volte sono proprio dei bambini. Sotto il tavolo, però, spostato il telo bianco, si nasconde solo l’aria. Sta lavorando troppo e sta troppo da sola, questo dev’essere. Sono l’unico amico che si ritrova e nemmeno lo sa. Basterebbe un inciampo qualsiasi, la mia batteria che decide di ammutinarsi insieme ai secondi e fermarsi. Diventerei nient’altro che un piccolo soprammobile.

Chi… chi…?

La voce si fa più acuta, come se provenisse da un’opera lirica dove una madre regina litiga con la figlia.

Ho detto non perdiamo tempo. Io non ne ho più e tu ne avrai ancora per poco

Ma cosa…?

Perfetto, ci mancava soltanto lo stato catatonico. Non hai mai visto un corpo… che parla? Tagliami il mignolo, mi rifugerò lì

La voce ora è più fluida, come se si fosse intonata pian piano con il mondo circostante.

Come?

Fai come ti ho detto, tagliami il mignolo della mano sinistra

A corpse that... un corpo che...
A corpse that… un corpo che…

Come in un sogno, il braccio si muove lentamente e afferra dal cassetto una lama che riflette la luce bianca della plafoniera. Distanti, dei passi veloci segnano l’imminente arrivo del famoso fato

Fallo, ora!

Ordina la voce di fuoco che scoppietta sott’acqua. Una sensazione di allegria ipnotica si impadronisce di queste mani, ora sporche di sangue, esperte. Il mignolo è tagliato, nascosto dentro un panno bianco. I passi arrivano fino a bussare alla porta

Tump tump tump

Poi, silenzio. Nascosta dietro la porta, la dottoressa M. cerca di non respirare. Non sa cosa sta facendo, o magari per la prima volta lo sa davvero. Sta vivendo.

E la prossima settimana… il cappello!

Leggi il primo capitolo!

La storia avrà pubblicazione a cadenza settimanale. Tutti i diritti sulla storia sono riservati da a Flyingstories.org e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca, DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.

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