Bordeaux

Una città, un colore, un vino

Il cielo quando piove è come una stalla, ogni goccia un animale ansimante che corre e precipita verso il traguardo, la terra. Come galassie che si annodano le une nelle altre, le gocce si amalgamano, si sommano e diventano profumo di terra, muschio e radici. Basta osservare questa campagna più da vicino per notare dei sottili strati di bava sulle foglie, lavati a malapena dalla pioggia. La pioggia scrive strade infinite per le lumache, che si arrampicano e studiano il mondo con le loro antenne.


L’aria è fresca, la terra non vuole ancora tramutarsi in fango. Non si attacca alle suole, ma lascia andare l’acqua più in profondità, verso le falde. Le orme passano, macchie umane che scolpiscono segni di stivali su questo paesaggio sonoro. Si, perché gli uccelli, appollaiati sui rami più bassi, cantano alla pioggia. Gli umani invece sbuffano, imprecano.


“Bordeaux”


Dice un cartello poco lontano, reso sbilenco dal tempo e dalla gravità.


Tutti vanno a Bordeaux, come l’acqua, non si fermano e continuano più giù. Si, Bordeaux è una grande falda con tanti pozzi, una parola da usare con il gusto di cera in gola in una cena elegante. Bordeaux è perfino un colore.


Una macchina di un colore smunto, una tipica macchina per turisti, si ferma all’incrocio. Il tubo di scappamento sbuffa le sue nuvolette, mentre il motore si fatica quasi a sentirlo. Non può che essere un turista. Solo un turista potrebbe decidere di andare in giro per queste strade con una macchina come quella, che basta una pianta di more per lasciare delle righe indelebili sulla carrozzeria.

“Salve, signora, lei è del posto?”


Hanno gli occhi tutti uguali, questi turisti. Sembra che li socchiudano sempre, estate e inverno, come eterni miopi. Ora si protegge la fronte con le mani, la pioggia che entra dentro la macchina e li fa incontrare finalmente con il mondo.


Silvie si poggia sul suo bastone. Non chiude gli occhi, lascia che la pioggia le cada sulle spalle e sulla testa. Si è vestita apposta, questa pioggia non può spaventarla. Silvie ha i capelli corti e lunghe storie da raccontare, profonde come le rughe intorno agli occhi. Alcune scure come le unghie schiacciate dal lavoro nei campi.


“Di quale posto?”


Ma si, facciamoli un po’ ammattire, questi turisti.


L’uomo alla guida si volta a guardare dentro la macchina, come a cercare una traduzione dagli altri dentro la macchina. No, lui e quella donna parlano la stessa lingua, non c’è dubbio. Ritorna con il suo sguardo dagli occhi socchiusi fuori dal finestrino.


“Lei è di queste parti, signora? Conosce forse Castelmoron d’albret?”


The woman’s face relaxes, getting suddenly 10 years younger. The stick drops on the ground without a sound.

Il viso della donna si rilassa, fin quasi a lasciarsi dietro una decina d’anni. Il bastone cade a terra senza un rumore. Castelmoron d’Albret. Il paesino più piccolo di Francia, 52 abitanti censiti. Chi può andare in giro a cercare Castelmoron d’albret? Eppure le sue strade, viste dal satellite, sembrano una cellula che si divide in due, disegnata da poche stradine strette e bellissime. Come se fosse qualcosa di più di un semplice paesino, una parte vitale, essenziale fuori dal paesaggio. Ma chi lo conosce?

Bordeaux, Castelomoron d'Albret, the new story by Daniele Frau for Vinoè.
Bordeaux, Castelomoron d'albret di Daniele Frau


“Che cosa cercate a Castelmoron d’Albret?”


Chiede ancora Silvie, sospettosa. Dietro di lei la sua casa, coperta da qualche albero, lascia salire delle nuvolette di fumo grigio chiaro.


Poi, arriva la risposta.


“Un buon bicchiere di Bordeaux?”


L’uomo alla guida le sorride.


Si, Bordeaux non è solo un colore o una città. Bordeaux è un vino, un sorriso, due mondi che si incontrano per condividere qualcosa di unico. Silvie allora riprende il bastone in mano e sorride a sua volta.


“Seguitemi, con la pancia vuota non riconoscereste un Bordeaux da un bicchiere di acqua e zucchero.”


La macchina dei turisti si graffia sui rovi mentre si parcheggia, le portiere sbattono nel silenzio della campagna e il bastone di Silvie disegna punti di spospensione tra loro.


Sopra di loro il cielo, carico di nuvole dell’Oceano, sembra una bella coperta di lana.

Attraverso Vinoè abbiamo deciso di scrivere storie che ci facciano tornare per un attimo bambini, in grado di riscoprire quelle sensazioni ormai dimenticate. Una spinta a riscoprire quelle sensazioni attraverso le storie. La fantasia di uno scrittore, Daniele Frau unita alle competenze di un sommelier di terzo livello, Davide Masili, in order to give a new, different look to this wonderful world.

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