Tokyo, ultima parte

vista dello skytree dal ponte

Tokyo, ultima parte

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Tokyo

L’ultima avventura prima di tornare

Passo tra strade deserte silenziose e colorate di Tokyo, con i tipici cavi scoperti che danzano da una finestra all’altra. Famigliole di ogni religione si muovono all’unisono verso i loro luoghi di culto, mentre io passo in mezzo tutto sudato. Si, io di natura sudo come un labrador, ma qui fa proprio caldo anche senza il pelo lungo. Ieri pioveva, dunque oggi il sole sta tirando su tutte le nuvole possibili dalla terra. E io sto nel mezzo di questo ciclo naturale. L’homo sapiens che suda, una nuova generazione di mostri. Nel bel mezzo di una strada strettissima e lunga come la Tiburtina, sento un suono familiare. Anche in Giappone ci sono bambini che suonano il flauto ad minchiam distruggendo i sogni di tranquillità domenicale dei genitori. Ah, quanti ricordi. Cullato da Astro del Ciel versione giapponese, vedo finalmente apparire la meta del mio peregrinaggio. Il Tokyo Skytree!

Tokyo, una strada stretta per lo Skytree

Tokyo, una strada stretta per lo Skytree

Il Tokyo Skytree

Una costruzione che sembra a metà tra un’antenna per ripetere onde elettromagnetiche e una trottola incastrata su un bastone, lo Skytree è l’edificio più alto dell’intero Giappone. Capperi, direbbe mio nonno Antonio. In effetti l’esclamazione è più che mai appropriata quando mi trovo davanti alla fila per l’ascensore. Un istante prima, però, una donna affascinante mi propone di pagare un po’ di più, ma di saltare l’intera fila. Io, da furbo dirimpettaio di Alan Turing, penso non sia necessario. Scoprirò solo qualche minuto dopo che la fila che avevo giudicato lunga ma sostenibile è in realtà la fila per la fila. Un bruco umano senza fine che mi intrappola e sfida il mio istinto di conservazione. C’è internet, grazie a dio. Posso dare un’occhiata a notizie di cui non sentivo la necessità per distrarmi da questo canale digerente. Alla fine ho il biglietto. La storia finisce qua, perché come ogni volta che mi accorgo di aver speso dei soldi per essere entrato in una struttura zeppa di esseri umani per guardare la città dalla stessa prospettiva che ho da un aereo (la mia prospettiva per la maggior parte del tempo), mi sento mancare.

Tokyo Tree

Tokyo Tree

La vista

La vista comunque è interessante, si possono anche fare alcune foto interessanti. Dovete solo sfidare la vostra enoclofobia- acrofobia e siete apposto. Decido comunque di farmi un bel giro per le strade intorno a questo enorme dito medio. Prima che me ne renda conto, il mio corpo si è già dileguato. Lo cerco e lo trovo al tavolo di un fast food. Ma come, un fast food? Si, sto morendo di fame, la colazione del capsule hotel era come l’hotel. Capsule. Basta, mi voglio rovinare, panino gigante e tè freddo. Con l’acquolina in bocca apro la scatola contenente il prezioso panino. Le patatine sarebbero dovute essere un buon spoiler, ma a quanto pare non lo sono state abbastanza da alleviare il mio shock. Il panino, come le patatine, è piccolo come un happy meal. In due morsi scompare davanti ai miei occhi increduli. Decido di dimenticare tutto con un buon sorso di te. Ricordiamoci che sono quasi digiuno da 12 ore. Il tè non ha zucchero. Pare non si usi mettere lo zucchero nel te freddo. Credo che, in una settimana, potrei perdere venti chili in Giappone.Riesco a prendere la metro che mi spinge su una nuova metro, che mi fa perdere il bus per l’albergo. Prenderò quello dopo, c’è sempre tempo. Il mio viaggio per Dubai mi aspetta. Porto con me l’eleganza di queste persone, il rigore con cui perlomeno cento studenti sono rimasti seduti a terra in una metro pubblica e l’hanno lasciata senza una briciola a terra. Mi porto dietro i saluti nell’entrare in un negozio, le risa coperte dalla mano, l’inchino di un poliziotto con il suo cappello extra large. E il miglior sushi della ma vita.

Grazie Giappone.
Daniele Frau

Daniele Frau is a translator and content writer living in Dubai and coming from an amazing Italian island, Sardinia.

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