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Il paziente delle 8.05 the patient

Il paziente delle 8.05

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Una paziente certezza

Tra le poche sicurezze che potrete in qualche maniera procurarvi nella vostra esistenza, credetemi, è d’uopo aggiungere le 8.05 del mattino di ogni lunedì. In una casa dai mattoncini rossi e dal vicinato alquanto chiassoso, un allarme attende un impulso elettrico per farsi sentire. Per cantare, per essere più precisi. Per intonare con voce metallica una vecchia canzone di Claudio Villa,

I'm a humble pair of shoes

Sono un umile paio di scarpe

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Quell’oggetto, quel non so che, ogni mattina senza volerlo scalcia e guaisce nel petto. Come chiamarlo? Risponderà?

Le anime (vive)

Capitolo I

Sono un umile paio di scarpe

Lo so, ho idea di come io possa apparirvi. Quale credibilità dareste mai ad un umile paio di scarpe? Tuttavia sono nuovo, mai usato come un Governo che si insinua per la prima volta alla Camera. Io non mi insinuo, è vero, e per dirla tutta non sono neanche del tutto nuovo. Però, però, però. Con tutte le anime balorde, perse, ricucite, maledette e ritrovate, io non mi sento tanto in difetto.

Griffondambledore!

I'm a humble pair of shoes

Sono un umile paio di scarpe

Perché non darmi credito? Dunque, prendo come un attestato di fiducia il fatto che siate arrivati fino a questo punto nella lettura. Sicuramente se sono qui è perché non sono come tutte le altre scarpe. Certo, potrei sembrare una scarpa- racconta- storie che spunta fuori e inizia a parlare, ballare ed esclamare Griffondambledore! È assodato che fare strane congetture è infinitamente meno complesso dell’immaginarmi come un involucro per un’anima vagabonda. Non vi suonerà dunque così strano che io sia già entrato in sintonia con questo alto signore dai baffetti appuntiti, come non se ne vedono più tanti in giro (di baffi appuntiti, intendo, non di alti signori). Chi è infatti più vagabondo di un venditore?

Il signore con le scarpe ai piedi

Oh, che gran camminatore! e un abile oratore, per giunta. Saltella da un piede all’altro, prende il tram e se ne frega dello status symbol (sapete, quella buffa concatenazione di eventi che vi porta a spendere più per un cellulare usato che per un frigo nuovo). No, essere un paio di scarpe non è una punizione divina, come quelle che si leggono nei manuali celesti del sapere universale, utilizzati in alcuni dei mondi in cui ho fatto breccia nel mio vagabondare. Vi sorprenderà scoprirlo, ma ormai tutti  qui sanno che non c’è Paradiso e Inferno. La scienza, arrivata infine a convincere perfino gli agnostici ,la fa da padrona. Non più dunque ignoramus e  ignorabimus. Abbiamo pesato l’anima prima per gioco e poi sempre più in profondità, fino a trovare la vera essenza della materia e della forza, il carico originale sul corpo. Era sempre stata lì, solo che nessuno aveva mai trovato il modo per individuarla con precisione. Quando il morto diventa morto, passa da uno stato di vivo con anima ad uno di morto con anima, ma solo per qualche istante.

Il passaggio

In quel momento, infatti, un prezioso marchingegno succhia via l’anima prima che si disperda nell’ambiente come un umile gas (che poi è ciò che accade ogni giorno con anime meno nobili come la qui presente). Non appena all’interno, l’anima apparirà come una luce. Al variare della purezza della luce, cambierà anche l’importanza dell’anima stessa in termini di valore di vendita. Capita, talvolta, che l’anima sia così attaccata al corpo da voler morire con lui. Sono casi rari, uno su tutti quell’artista famoso che tutti conoscono, anche i meno avvezzi alle cose del mondo dell’Arte. Un uomo grosso così, dalle spalle possenti che vi dava l’aria di esser tutto fuorché un artista. Forse un pugile, un gigante dall’aria torva pronto a derubarvi, ma non un comico.

Quella luce

Foste stati là quando quell’anima lasciò il corpo, avreste però visto che luce emanò; così pura che anche l’anima di un monaco si sarebbe detta scura, al suo confronto. Tutti si misero a ridere, come sotto l’influsso di una qualche droga. Una risata innaturale, nervosa, un solletico invisibile mosse pance e sopracciglia. A volte le anime pure vi rendono così felici che non potete trattenervi. Cosa trovate di più pura di una risata da bambini, leggera come un’anima, pura e semplice? Poi la luce d’improvviso si spense e il comico, steso sul suo letto con gli occhi chiusi e le labbra ormai bluastre, stese quelle stesse labbra in una specie di ghigno e parlò.

—continua la prossima settimana con Il discorso dell’anima—

–Di cosa parla questa storia?–

La storia avrà pubblicazione a cadenza settimanale. Tutti i diritti sulla storia e relative traduzioni sono riservati da Flyingstories.org e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca, DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.

Giù la maschera, Gabriele Manca

La maschera

Giù la maschera!

Breve chiacchierata in III atti con Gabriele Manca

Atto Primo

Se stai leggendo queste righe in quanto amico, semplice curioso o perché il mare di Internet ti ha portato qua mentre cercavi “metodologie per la riproduzione di una maschera”, poco importa. Ciò che è davvero fondamentale è che al mondo ci siano gli elefanti, animali molto cari a uno dei miei personali eroi, Gabriele Manca. Nato nel secolo passato, sembra sia uno dei rarissimi casi di reincarnazione inter vita al contrario del comune post mortem. La storia che stai per leggere sarà frutto di un intervista con lo stesso Gabriele, in risposta alle domande dello scrivente, più una buona dose di fantasia. Sta a te, lettore, capire dove inizi una e finisca l’altra. In ogni caso tra una svolta e l’altra, un orpello e un saltello metaforico, avrete un’idea di chi sta dietro una maschera. Letteralmente. Ma andiamo per ordine.