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storie dal Giappone

Japan! Stories

Tokyo

3,2,1 go!

We start our journey in Dubai, but we can easily skip this detail to arrive directly here in Terminal 2, Narita Airport. It’s summer and I can feel it in the air. However, here I can breathe, not as in other Asian destinations. Look mom, I’m in Japan! I landed in between an alien movie and the tidy drawer of my friend Sabrina. After repeating as many time as I can ‘arigato’ (thanks) I finally try to find a logic in all this order. The navigator keep telling me I have to find an underpass called B2F. I’m lucky enough to find it and even blessed, ‘cause two person address me in English!

vista dello skytree dal ponte

Tokyo, ultima parte

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Tokyo

L’ultima avventura prima di tornare

Passo tra strade deserte silenziose e colorate di Tokyo, con i tipici cavi scoperti che danzano da una finestra all’altra. Famigliole di ogni religione si muovono all’unisono verso i loro luoghi di culto, mentre io passo in mezzo tutto sudato. Si, io di natura sudo come un labrador, ma qui fa proprio caldo anche senza il pelo lungo. Ieri pioveva, dunque oggi il sole sta tirando su tutte le nuvole possibili dalla terra. E io sto nel mezzo di questo ciclo naturale. L’homo sapiens che suda, una nuova generazione di mostri. Nel bel mezzo di una strada strettissima e lunga come la Tiburtina, sento un suono familiare. Anche in Giappone ci sono bambini che suonano il flauto ad minchiam distruggendo i sogni di tranquillità domenicale dei genitori. Ah, quanti ricordi. Cullato da Astro del Ciel versione giapponese, vedo finalmente apparire la meta del mio peregrinaggio. Il Tokyo Skytree!

Tokyo, una strada stretta per lo Skytree

Tokyo, una strada stretta per lo Skytree

discovering Tokyodiscovering Tokyo

Giappone by night

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Giappone

Sempre più in là

Comunque, stavolta ho una scusante, sono davvero stanco e questa metro sembra avere scritte solo nell’antica lingua del Giappone. E io so di giapponese come i giapponesi di logudorese. Anche se non mi spingerei troppo oltre, perché queste persone sono in grado di sorprenderti. Per esempio non sembrano covare un amore spassionato per l’internazionale lingua inglese. Chiedo informazioni alla prima coppia giapponese che incontro (non so perché ho sottolineato che sono giapponesi, in questa metro sono l’unico dall’aspetto occidentale). Per quanto simpatici e disponibili, questi due simpatici giovani giapponesi conoscono solo tre parole. Per mia fortuna non sono sole cuore e amore. Nell’ordine sono “yes”, “no”, “yes, no”. Quest’ultima espressione, per quanto idiomatica e accompagnata da cenni e sussulti del capo, provoca in me un attacco di ansia condito da una critica all’intero sistema di istruzione giapponese e alla creazione di parcheggi multipiano nell’Eden in virtù della pianta del sapere. Alla mia invocazione sull’entropia interiore e la convivenza con la pace e il rispetto dell’universo, risponde un riflesso di sorriso idiota all’esterno. Funziona! Il mio sorriso idiota attira un terzo passeggero che conosce anche l’espressione inglese “right”, che io prendo come un “you’re right”, ossia “sei dalla parte giusta amico mio, non ti devi proprio preoccupare, sei un una botte di ferro” letteralmente tradotto dall’antico giapponese.

L’antico Giappone

Gran parte del problema di comprensione non è da attribuire tout court alla giovane coppia con la passione per le lingue pari alla mia passione per il banjo. Nasce anche da un problema di fondo: la mia espressione orale in giapponese è alquanto scarsa. La mia pronuncia della stazione di arrivo, Okubo, è quanto più italiana possiate immaginare. Condita da quel non so che di pronuncia alla Holly e Banji che credo mi renda alquanto ridicolo (per non parlare del fatto che non riesco a smettere di inchinarmi quasi completamente ad ogni parola). Comunque i primi tre personaggi alla fine non hanno capito una fava, mi spingono dalla parte sbagliata. Qui incontro dei parlanti di “gestualità compulsiva da manuale di sopravvivenza nella giungla”.

Quel genere di persone che speri sempre di incontrare nei tuoi viaggi all’estero. Non capiscono nulla se usi il cavo orale, ma

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