Perché scrivere un libro per bambini?

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Serve solo immaginazione

Era tanto tempo fa, probabilmente anche prima che iniziassi a pormi domande su me stesso. In testa avevo spazio solo per la mia immaginazione.

Stavo seduto nella mia cameretta, circondato da muri bianchi e d’improvviso mi ritrovavo in una foresta, in un castello o in un altro posto qualsiasi.

Vivere il presente

Non è facile da adulti vivere appieno il presente. Si tratta di un’azione che ci ruba tempo ed energie. Altrettanto difficile è estraniarsi completamente dai problemi di tutti i giorni e provare quella pace interiore, quei “muri bianchi” che accendono nuovamente quella fantasia pura, bambina.

Un mondo dietro le storie per bambini

Perché scrivere un libro per bambini?
Perché scrivere un libro per bambini?

Le storie per bambini non sono solamente storie. Sono tele, pronte per essere usate dai bambini per colorarci sopra. Quando scelgo gli ingredienti per le mie storie, lo faccio tenendo a mente la mia tecnica dei “muri bianchi”. Prima di tutto penso al messaggio che intendo veicolare, faccio una riflessione da adulto.

Poi, chiudo gli occhi e mi faccio trasportare dal mio spirito bambino, che prende il sopravvento e ricompone la riflessione adulta precedente. Ora ho davanti a me un’idea meno concreta, meno tangibile. Qui la storia prende davvero vita, sotto la forza dei miei polpastrelli.

Rileggere, riscrivere, immaginare

Dopo qualche giorno, torno sempre indietro per rileggere ciò che ho scritto la prima volta. Cambio qualcosa qua e là, aggiungo, tolgo, rileggo ancora una volta. Quando mi trovo a scrivere per un pubblico di bambini, ho ancora un piccolo passo da fare.

Devo pormi la domanda:

”Sto lasciando abbastanza spazio al bambino per creare la propria storia?“

Quando ci troviamo a scrivere per bambini, questa credo sia una domanda imprescindibile.

I bambini non sono piccoli adulti

Non si tratta più della trama, ma di qualcosa più profondo. Abbiamo a che fare con personalità diverse, visioni ed emozioni forti e contrastanti. Spesso ci dimentichiamo che i bambini non sono dei riflessi di noi adulti, ma qualcosa di molto più complesso e spesso differente da ciò che abbiamo in mente.

Nodo lo sposta sedie

Ho dovuto tenere a mente tutto questo, quando ho iniziato a scrivere Nodo lo sposta sedie. Nodo non doveva diventare un eroe o un anti eroe, né doveva cercare di insegnare nulla. Doveva essere una pura e semplice impersonificazione delle paure dei bambini, così che questi potessero riderci su.


È giusto che i bambini ridano della spezza rametti o del nascondi chiavi, quando vedono i loro genitori impazzire alla ricerca delle loto preziose chiavi.

Quando, per la prima volta, ho sentito un bambino ridere alla storia di Nodo, ho capito che stavo andando nella direzione giusta. Avevo lasciato lo spazio giusto per colorare in quella grande tela chiamata immaginazione.

Daniele Frau

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