Gonna o barba, che cosa preferisci?

Il Presidente si aggiustò la gonna, coprendo le ginocchia lisce e depilate di fresco. Ognuno fa quel che può per tenere a bada il nervosismo. Le donne, ad esempio, tendono a grattarsi la barba, pare sia un condizionamento naturale, biologico. Il Presidente stava per parlare e da dietro la telecamera la tensione era palpabile.

Beard or skirt? A story about how easy is to control people with an invisible fear.
Beard or skirt? By Daniele Frau

"Quattro secondi"

Annunciò la regista.

Ormai era quasi fatta, mancava poco davvero. Dopo anni di attesa, finalmente era possibile fare un discorso di quel tipo davanti a milioni di telespettatori. Le avevano provate tutte. Si erano appellati alle Sacre Scritture, ma non aveva funzionato. Avevano fatto ricorso al senso di responsabilità, al senso della famiglia, al senso del pudore, ma niente. Era stato il Presidente ad avere l’idea, il colpo di genio.

Aveva scritto una semplice frase, che era sembrata uno slogan fin dal primo momento. Poi, l’aveva fatta affiggere sui muri di mezzo Paese.

“Non chiamateci omofobi, ma…”

Sotto la frase, risaltava una fotografia che era stata come uno schiaffo in piena faccia all’opinione pubblica. La foto di una bambina, vestita però come un maschietto. Scarpe color verde pastello, gonnellina rosa e blusa con il pizzo. Nei capelli, particolare che aveva fatto saltare dalla sedia diverse famiglie quel mattino, un bel fiocco rosa.

"Tre secondi,"

La risposta era stata fenomenale, centinaia di migliaia di visualizzazioni, la notizia sbattuta in prima pagina sui principali giornali di destra e di sinistra. Ovviamente, ognuno con il proprio punto di vista.

“Una foto non fa primavera”

“Stiamo diventando QUESTO?”

“Da quando siamo scesi così in basso?”

“Per noi questo si chiama progresso!”

A quella fotografia erano seguite tante altre. Donne senza baffi e barba, con i capelli lunghi, uomini vestiti da donne, con il nodo della cravatta, la giacca e tutto quanto.

Il putiferio.

Proprio a poche settimane dall’approvazione del decreto legge sull’omotransfobia, una bomba vera e propria era caduta in Parlamento.

"Due secondi."

Eppure, chi aveva deciso che il rosa fosse il colore per gli uomini, che i pantaloni e la cravatta fossero un vestiario prettamente femminile? Ma soprattutto, cos’aveva tutto questo da spartire con una legge che intendeva punire i reati di discriminazione e violenza per motivi legati al sesso? Non era finita là. Il Presidente di “Tutti unti”, partito nel quale nessuno per paura aveva mai fatto notare il refuso con “Uniti”, aveva rincarato la dose.

“Ci vogliono rubare anche le feste. Ci toglieranno il Natale e metteranno i nostri figli vestiti come femmine e le femmine come i maschi.”

“Di questo passo, diranno che San Giuseppe non era neppure vergine.”

Per quanto quelle frasi fossero di per sé sconnesse dalla questione principale, contribuirono a scaldare ancora gli animi. I giornali del giorno seguente seguirono quell’onda, la cavalcarono e ci rimasero poi in equilibrio per qualche giorno, come una grossa tavola colorata.

“Una frase allarmante, soprattutto se detta da una parlamentare.”

“Perché non possiamo decidere di vestirci come ci piace?”

“Giù le mani dal Natale. Giù le mani dalle gonne dei nostri figli.”

Una famosa casa produttrice di trucchi e cosmetici tipicamente da uomo aveva supportato l’iniziativa. Aveva pubblicato così un’immagine shock, in cui si vedeva una donna truccata, sbarbata e perfino con il rossetto. Una scritta diceva:

“Queste sono le donne che volete?”

Un successo, un vero e proprio successo mediatico.

“Un secondo. In onda!”

Il Presidente si aggiustò ancora la gonna, poi prese la parola. Dietro di lui, stava il tricolore della bandiera e il quadro del Presidente della Repubblica, con il suo tipico cappello intonato al tailleur color lilla con una bella piuma.

“Signore e signori, la Repubblica è sotto attacco. La nostra nazione è sotto attacco. Noi di Tutti Unti siamo finalmente qui a dire basta. Noi siamo ovviamente favorevoli ad una legge contro la discriminazione, ci mancherebbe altro."

A questo punto il Presidente di Tutti Unti si passò la mano tra i capelli dai bellissimi boccoli dorati. I sondaggi dicevano che quei capelli e gli orecchini di perla gli davano ben 20 punti percentuali nei sondaggi nazionali. Alla gente piace la tradizione.

“Quello che non ci piace di questa proposta di legge è l’idea che si possa portare un’immagine diversa di genere nelle scuole. L’idea, per essere chiari, che possano ripetersi casi in cui una bambina possa andare a scuola conciata in quel modo. Avete visto tutti l’immagine, la bimba vestita di rosa. Bene, noi di Tutti Unti ci uniremo con Sodali del tricolore nel portare il nostro no forte e chiaro.”

Una mano si alzò dal pubblico.

“Salve, sono Maria Santi, Tg8. Non le sembra che il modo di vestirsi e di comportarsi siano una prerogativa assolutamente personale in un Paese libero e laico? Grazie.”

La giornalista si sedette, lasciando intorno a sé un silenzio gelido. Chi aveva fatto entrare quella piantagrane? Il Presidente però non si scompose e sorrise inclinando la testa di lato.

“Grazie per questa domanda. No, non credo sia una prerogativa personale. Credo che se da che mondo è mondo gli uomini hanno le gonne e le donne i pantaloni, ci sarà una ragione. Non le pare? Rispetto alla sua seconda affermazione, credo che si sbagli.

So bene che la legge non dice espressamente che i bambini e le bambine si debbano cambiare i vestitini. Però a volte è più importante ciò che non viene scritto. Vede, se si apre alla possibilità che un insegnante faccia propaganda transessuale nelle scuole, il passo successivo saranno tanti bambini e tante bambine confusi.

Bambine che si vestiranno come maschietti, che giocheranno con le bambole e perché no? Bambine che decideranno di fare le ballerine.”

 Qui tutti risero. Tutti, tranne la giornalista del Tg8, che si alzò in piedi e prese la parola ancora una volta.

“Credo che sia lei a sbagliarsi. Non so se sia naturale la barba per le donne, o se lo sia avere le gambe depilate per gli uomini. Quello che so è che non è di questo che si discute nel decreto. Ciò che mi spaventa è come voi giochiate con le nostre vite, semplicemente per raggranellare qualche altro voto alle prossime elezioni. Tenetevi stretto il vostro Santo Natale, nessuno ha intenzione di toccarlo.”

Poi, la giornalista prese il suo zainetto, se lo caricò in spalla e uscì, lasciando la sala nel silenzio.

Questa storia appartiene a Flyingstories e nella persona di Daniele Frau. Nel caso in cui voleste utilizzare parte della storia o citarla anche in parte, vi preghiamo di contattare l'autore.

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