La scatola delle anime

Come fa una scatola a contenere un’anima?

<<Ragazzi e ragazze, oggi passiamo alla pratica. Analizziamo la scatola delle anime.>>

Studenti e studentesse chiudono curiosi i loro quadernetti colorati, impazienti. Non c’è spazio per la teoria, oggi. I soldi si fanno con le anime ed è tutta questione di pratica.

<<Ciò che si trova davanti a voi l’avrete riconosciuto dalle fotografie. È un cofanetto, un esempio di scatola delle anime. Le dimensioni delle scatole possono variare.

Questa è ad esempio di 5.8″, dunque abbastanza maneggevole da poter stare dentro una custodia con allarme integrato. Qui dentro avrete cura di custodire metà della vostra anima, perciò è bene che non capiti nelle mani di malintenzionati. Dovete poi scongiurare l’effetto rigetto. Il mio cofanetto, ad esempio…>>

Ecco tirare fuori la piccola custodia di pelle delle dimensioni di un temperamatite acquistata tanti anni prima da suo nonno. Un astuccio rettangolare di non più di due centimetri per tre. In un angolo, un piccolo riquadro mostra l’anima girare vorticosa all’interno. Il colore grigio opaco ricorda un vortice di cemento, S. lo stringe tra due dita e lo mostra alla classe.

La scatola delle anime, così chiamata, dal primo capitolo di Anime vive, scritto da Daniele Frau e illustrato da Gabriele Manca.
La scatola delle anime.

<<…è appartenuto a mio padre e a mio nonno, prima di passare a me. Questo fa sì che la fase di rigetto sia stata superata senza problemi. Dai due terzi alla metà della vostra anima saranno rinchiusi qua dentro e questa differenza dipenderà esclusivamente dall’affinità che la vostra anima avrà con l’oggetto.

La scelta del materiale, che può variare dalla latta, alla pietra, alla pelle, è fondamentale. Per questo aspetto avrete le lezioni del professor F. del Dipartimento di Filosofia della Mente e dei Materiali da Costruzione. Per ora focalizziamoci sulle tecniche di imprigionamento dell’anima.>>

La classe è rapita. Non capita tutti i giorni di avere una star come S. a pochi metri di distanza con il suo leggendario cofanetto. Chissà perché nessuno nota le sue scarpe, mi piacerebbe sentirmi anche io un po’ leggenda. Ma ecco che continua sicuro.

<<Per prima cosa familiarizzate con il vostro dispositivo. Non appena lo avrete scelto, portatelo sempre con voi. Tenetelo in mano, guardatelo, distraetevi facendolo roteare tra le mani. Dopo un po’ sentirete di non poterne fare più a meno. Quello è il momento in cui dovrete agire e dovrete farlo in fretta.>>

Una mano si alza dalla seconda fila.

<<Professore, io ho un piccolo pupazzetto cui sono molto affezionata. Crede possa essere adatto?>>

Una pausa, teatrale.

<<Signorina.>>

Riprende poi S.

<<Cosa le è sfuggito del fatto che le serve un cofanetto per contenere l’anima? La sua bambola è per caso un cofanetto?>>

<<N-no. Ha la stoffa.>>

<<Bene, signorina. Allora si è risposta da sola!>>

Ed ecco tutti a ridere, nervosi. La ragazza ha ancora la mano per metà in aria, è diventata rossa e la gamba destra trema senza sosta.

<<Silenzio, ora!>>

Ora nessuno fiata, né ride. Solo i singhiozzi muti della ragazza seduta in seconda fila rompono un po’ il silenzio. S. ha già deciso chi boccerà all’esame. Comunque continua:

<<Nel passato, la formula che i primi venditori hanno utilizzato per il passaggio dell’anima era molto poetica. Il Governatore in persona doveva recitare questa formula per ciascun venditore, anche se bisogna dire che al tempo non eravate tanti come oggi.

“Dentro fuori,

senz’anima,

fuori dentro,

senz’anima,

io vivrò,

senz’anima,

io morrò,

con l’anima.”>>

Qualche secondo di silenzio, poi la voce arriva ancora da sopra i miei lacci color senape.

<<Lo so, è davvero molto poetico come procedimento. Oggi la procedura si svolge interamente al secondo piano interrato dell’edificio in cui vi trovate proprio ora. Se verrete giudicati adatti al ruolo, il dottor B. o uno dei suoi o delle sue assistenti vi inietterà il siero della morte.

In mezz’ora, quarantacinque minuti al massimo, sarà tutto finito. Solo in un caso su cento il decesso è permanente. Per tutti gli altri, vi sveglierete e sarete venditori di anime. Non dimenticate di scegliere a chi donare la vostra anima, un giorno vi servirà per poterla rintracciare.>>

Nella sala di legno, i ragazzi sembrano degli uccellini dalle piume colorate, intenti solo a guardare la gestualità teatrale del professore. Il bianco della lavagna dietro di lui non fa che amplificare la teatralità del momento.

<<A questo punto sarete pronti per vendere anime. Il vostro compito sarà di capire quando un’anima è bianca o grigia. Perfino nera, certo. Anche se, capirete, non si trovano poi tante anime nere in libertà, oggigiorno.>>

Un ammiccare simpatico del professore e tutti scattano in una risata unanime. Nessuno sa per certo dove finiscano quelle anime scure, ma sanno che è difficile trovare un’anima nera che non sia stata incarcerata.

<<In conclusione, il vostro lavoro sarà facilitato dall’uso di un Pantografo. Una scala di colori vi dirà, ponendola accanto al quadrato di riferimento nella scatola, le caratteristiche del colore dell’anima all’interno. Io vado a naso, ma sono considerato un cavernicolo nell’ambiente.>>

Un’altra risata, stavolta un po’ forzata. Tirata, sbuffante, l’ilarità di plastica di chi ora sta guardando l’orologio. Il livello di attenzione inizia a vacillare ed S. sembra in grado ancora una volta di leggere nel pensiero di quella piccola folla adolescente.

<<Bene, concludiamo. Non potrete mai essere parte della èlite dei venditori, se non sarete in grado di lasciare dietro di voi la vostra anima. Non sarà un’impresa semplice. Molti di voi, un buon 70%, non finiranno il corso.>>

La stanchezza ora si trasforma in tensione. Le gambe tremano, le scarpe ondeggiano, qualcuno allunga il collo. Altri scuotono il capo, rassegnati.

<<Dei restanti che saranno in grado di rinunciare alla loro anima e finiranno il corso, solo una minima parte entrerà a far parte dell’eccellenza. A questi fortunati saranno aperte le porte per diventare un giorno Capi, perfino Governatori. Dovrete sacrificare la vostra anima, nonché voi stessi, per ottenere tutto questo.>>

Vedendo la classe rassegnata al peggio, decide di concludere con un piccolo zuccherino. Tipico trucco da venditore.

<<Dunque chi di voi è pronto a provarci, a scommettere? Chi di voi è pronto a dimenticare sé stesso per abbracciare qualcosa di più grande?>>

Ora la voce del professore è alta, quasi un urlo. Ricorda i generali delle armate, quando incitano alla battaglia. E di battaglia si tratta. Tutti in piedi ad applaudire, mentre con un cenno della mano li saluta. E chiude la porta.

<<Blam.>>

Che uscita teatrale.

Se sei curioso di sapere come continua la storia e di conoscere la donna in blu, continua a leggere.

Se hai seguito questa lezione di vendita della anime e hai scoperto cosa è una scatola delle anime, ma non hai seguito la lezione precedente, leggi qui gratuitamente.

Se sei finito per caso su questa pagina, ma non sai di che cosa si tratti, puoi leggerlo qui.

Questa storia è stata pubblicata una volta a settimana da ottobre 2018 ad ottobre 2019 ed è stata pubblicata nel libro omonimo, Anime vive. Tutti i diritti sulla storia e relative traduzioni sono riservati da Flyingstories e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca, DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.

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