Isola di Gorèe

The Kiss, Gorèe 2018 Fallou

Isola di Gorèe

Gorèe

Un’isola a due passi da Dakar

Sveglia presto, colazione e via verso una nuova avventura, l’isola di Gorèe. Superato il traffico marziano tipico delle metropoli africane, siamo finalmente alla nostra nave. Qui inizia l’abbordaggio. Si, ma non sono pirati, bensì pacifiche donne di ogni età che si avventano su di noi e direttamente o indirettamente si sentono in dovere di consigliarvi il posto migliore in cui acquistare qualcosa di decente nell’isola. Solo dopo qualche minuto vi rendete conto che per una serie infinita di coincidenze ogni donna condivide lo stesso nome della boutique che sponsorizza. Una ragazza in particolare, Mouna, passa mezz’ora (in pratica tutto il tragitto dal porto di Dakar all’isola) sponsorizzando la meravigliosa boutique Mouna e chiedendomi insistentemente se io sia o meno sposato (a suo modo di vedere, una ragazza senegalese è come un diamante). Dato l’anello al dito, credo sia palese, così si passa a discorsi più formali. E’ decisa a vendermi qualcosa. Qualunque cosa. Più tardi la incontrerò e vedrò il suo negozio, alto un metro e trenta e largo 50 cm, di cui va orgogliosissima. La tenerezza.

Sbarchiamo

L’isola in sé è davvero minuta. Nel senso letterale, in un minuto puoi girarla tutta. Il nostro amico guida ci rivela che si tratta di soli 900m per 300m. Eppure in questo fazzoletto di terra sono condensate decine se non centinaia di attività. Scopro ad esempio che l’isola non è sempre appartenuta ai francesi, anche in tempi più o meno recenti. I portoghesi prima e gli inglesi poi, prima dell’avvento dei francesi, facevano di tutto per controllare Gorèe. Il perché? Il traffico di esseri umani. Ah, quanto siamo umani, noi europei! Sempre aperti allo scambio multi culturale.

La statua

statua di goree

statua di Goree

Mi innamoro subito della statua di Gorèe. Non tanto per le fattezze o per la grandezza (è piuttosto piccina se paragonata alla statua della Rinascita di Dakar), ma per motivi più profondi. Il tamburo su cui poggia, ad esempio, chiamato Djembe, era il mezzo di comunicazione privilegiato dalle popolazioni autoctone. O ancora, la statua è stata posta ad equidistanza tra il museo Casa degli Schiavi, di cui parleremo in seguito e un baobab, di cui parleremo ora.

Il baobab

Il baobab è una di quelle piante gigantesche che qui cresce come da noi un cespuglio di more. Da un semino minuscolo questo gigante della natura inizia a crescere fino a raggiungere delle mete incredibili. Però, come per la statua, non sono le dimensioni a colpirmi. E’ l’idea di mettere un baobab, enorme albero, al centro dell’isola di Gorèe, che poi è anche un villaggio. Nessuno potrà mai rimuoverlo, anche se con le sue radici butterà giù qualche casa vicina. E stiamo parlando di un albero che può raggiungere fino ai mille anni di età, non di una gardenia. Questo degno rappresentante di madre natura è come un padre e una madre per la comunità. Per i più piccoli è un nonno vegetale che ha toccato con le sue radici un sacco di nefandezze e non vuole più che si ripetano. Per farvi capire che non si scherza quando si dice che un baobab è per sempre, vi racconto una breve storia. Qualche anno fa un imprudente o semplicemente uno scherzo della natura ha portato un semino di baobab al centro di un campo da calcio. Questo campo da calcio è l’unico presente sull’isola, perché l’isola stessa sembra grande quanto un campo da calcio. Quando il baobab ha iniziato a crescere, i giocatori prima hanno spostato un po’ il campo, poi non trovando più spazio e avendo la pianta iniziato a prendere dimensioni titaniche, hanno deciso di far entrare in campo il baobab. Ora l’albero è al centro del loro gioco, per cui loro devono dribblarlo ogni volta che decidono di correre verso la porta avversaria. Sembra facile, perché l’albero è fermo, ma è davvero grosso.

un baobab cresce in mezzo ad un campo

Un baobab cresce in mezzo ad un campo

Il Baobab/ 2

Il baobab fornisce due tipi di frutti. Uno sembra invitante, ma se proverete a toccarlo vi ritroverete con gli stessi segni di una grossa foglia di ortica. Il fastidio che vi procurerà vi seguirà ovunque andiate per una giornata intera. Questo frutto viene definito “il pane delle scimmie” dagli autoctoni. Il perché potete tranquillamente indovinarlo da voi. Il suo frutto è prelibato e se ne possono trarre farine e piatti vari. Il secondo frutto prodotto dalla pianta è stato definito dal nostro amico Ali come “non buono da mangiare” e ciò non ha prodotto altre curiosità in merito. Semplicemente, non provate a mangiarlo, tutto qua. O se lo fate, premunitevi di un buon notaio prima così da lasciare i vostri debiti ai posteri.

Il mio cucciolo di Baobab

Il mio cucciolo di Baobab

Il mio personale piccolo baobab, Baby Groot

Un ultimo grande ruolo giocato da questo albero gigante è quello di presiedere alla nascita dei nuovi arrivati. Sull’isola, quando qualcuno vede la luce, viene portato ancora in fasce davanti all’albero e lì deposto. Quest’immagine è di una tenerezza disarmante. Anche più di un video di gattini che saltellano. Per questo ho preso un piccolo baobab, cui un giorno presenterò il nascituro.

I pittori di sabbia

Concludiamo questo viaggio tra le tradizioni locali con l’immancabile Fallou, il venditore di quadri di sabbia. Questo simpatico ragazzone, che forse avrà l’età del Mondo ma dimostra 15 anni, è un Maestro. Si, di quelli con la M maiuscola, come Mamma o Mondo. Ad esempio, se voi aveste davanti un’immagine come questa, cosa capireste?

Le colorate sabbie del Senegal

Le colorate sabbie del Senegal

Ecco, appunto. Questo Maestro sa leggere in questo quadrato fatto di quadrati delle vere e proprie storie. Da dove arrivano queste sabbie, per che cosa possono essere usate, in che particolari del quadro metterle. In dieci secondi il nostro nuovo amico sforna un quadro di una casa tipica africana, quando a me personalmente sembrava stesse giocando a caso con la sabbia su un foglio.

Fallou il Maestro

Fallou il Maestro

Si torna alla realtà

Purtroppo Gorèe come detto ha vissuto momenti terribili. Ci apprestiamo a separarci da questo mondo brulicante di sabbie per raccontarvi le nostre impressioni e qualche fatto che abbiamo scoperto nella visita alla Casa degli Schiavi.

Daniele Frau

Daniele Frau is a translator and content writer living in Dubai and coming from an amazing Italian island, Sardinia.

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