Il venditore di anime

Il venditore di anime

Il venditore di anime

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Il venditore di anime

Un lavoro, un letto

Lavoro, poi! Lavorare ha senso solo se ci si deve alzare arrabbiati e stanchi la mattina. Fare il pane, il prosciutto, il formaggio, vendere e comprare, pesare e usare strumenti, attrezzi. Esercitare una professione deve essere sinonimo di sofferenza. Angoscia per il sonno, paura per i soldi che finiranno, per un sorriso insoddisfatto ma sereno, la sera, attaccato ad un cuscino di seconda mano. Il letto, sempre il letto. Tutte la congetture, le bugie e i ricatti di questo mondo sembrano girare, colpendo sempre questo non- problema. Si recuperano ricordi che si pensava fossero ormai svaniti e mentiamo, perfino regaliamo in nome di un letto o se vogliamo essere meno specifici e ritagliando e incollando una piccola letterina, un tetto. Come si usa dire, almeno un tetto sopra la testa! Un letto su cui dormire, prima di tutto, con un tetto a farci da coperta e da prigione. Un letto che può essere anche divertimento, sperimentazione per la nascita di un umano o per la morte dello stesso. Un branda basta e avanza, come basta e avanza un lavoro.

Repetita iuvant

Un messaggio solido, reale, impresso, marchiato e riscritto mille volte come una filastrocca da mandare a memoria. La corteccia cerebrale se ne impregna, per non potersene disfare più. Un ragno, annidato per rodere semi di sogno, barlumi di fantasia, germogli di divergenza. Soffro immensamente nel vedere personaggi illusi dal valore della propria anima e del loro prezioso attico impartire lezioni di vita a schiere silenziose di artisti, sognatori, gente delle nuvole. Eppure questo sembra essere diventato il mondo in cui cammino o mi fanno camminare. Almeno, così dicono, le scarpe possono ancora sognare. Ho come unica responsabilità unilateralmente conosciuta quella di tenere attaccata la suola e non perdere le stringhe.

Perdonatemi

Le scarpe poi d’estate vengono spesso dimenticate, rimpiazzate da aggeggi in cui i piedi devono aggrapparsi a Y rovesciate per non perdere l’equilibrio. Così è. Se da una parte la stabilità è l’unica ragione che sembra spingere a respirare, dall’altra l’instabilità sembra essere un modo per sentire ancora dei brividi, per provare un po’ di fresco tra le dita dei piedi. Spero perdoniate un paio di scarpe brontolone e possiate andare oltre questo minuscolo sfogo senza importanza. Il passo tra uno sfogo e una lamentela è davvero minimo, ma io di passi sembro intendermene e capisco dunque che è meglio fermarsi prima di diventare ridondanti. Il fatto è che dal basso si possono vedere non solo mutande passate di moda, calzini e sorrisi macchiati di caffè. Si notano anche imperfezioni, inciampi che solo l’involucro di un piede sembra poter intuire.

I capisaldi

Le scarpe dunque sembrano vivere, ma è davvero vita? Ed è davvero un lavoro quello che un artista promette di fare tra un sonnellino e l’altro? Magari parlano e scrivono, pure. Ma di certo questa non è vita, non è lavoro. Parlo delle scarpe, certo. Gli artisti non sono neanche contemplati, sono nomi che sanno solo far alzare sopracciglia con aria di curiosità.

Le amicizie

Le amicizie sono importanti quasi quanto il pane, il lavoro. Fondamentali, per coloro cui piace sentire l’importanza come fondamento morale della propria vita. C’è chi ha bisogno di leggi per sapersi controllare, per non potersi leggere. Le amicizie sono come dei rametti di liquerizia. Non sempre quello che sembra più dolce si rivela essere la scelta migliore. Talvolta l’amarognolo è il rametto che ci darà più soddisfazione, ci renderà i denti più bianchi e ci toglierà quelle brutte carie dalla testa. In un mondo in cui è necessario vendere l’anima per comprare un lavoro alle poste, è importante avere amicizie importanti.

Artisti?

Quando mai un adolescente fa amicizia con certi scarti della società? Artisti, un insano gruppo senza un verso nella camicia, come ribadiva sempre il nonno di S., pace all’anima sua. Certo non proprio pace, con la sua anima comprata da un giovane ricco cinese venditore di vestitini per cani. Per vendere le anime il mercato non è mai stato più propizio, andava ripetendo il padre di S. ad intervalli di tre ore. Quando mai un figlio con tutte le carte in regola per diventare un buon venditore, doveva immischiarsi in sogni da attore? Sono tra gli artisti quelli che fanno meno fortuna, eccezion fatta per quei pochi che raggiungono il cinema. Anche loro però hanno un’anima che vale meno di zero. Chi vuole l’anima di qualcuno che per vivere calca palcoscenici, vende le sue emozioni, spesso per non avere neanche il famoso tetto sopra il capo? Il discorso non faceva una piega, evidentemente.

Messaggi subliminali

Con la lentezza della goccia che cade sulla pietra, questa idea fece breccia in un giovane S. radendo a zero capelli e sogni, spazzati poi via da una scopa fatta di rami intrecciati. A diciotto anni era arrivato il momento di diventare un uomo, seguire i passi del nonno, del padre e di chi sa quanti prima di loro. Generazioni di teste sulle spalle, sogni chiusi a chiave e regolari passeggiate benefiche per il corpo e per l’anima nella strada principale. Generazioni di sorrisi di gomma, di strade infinite da combattere e da tecniche sempre nuove per scucire un po’ di stoffa ai clienti pupazzi.

L’inizio

Il venditore di anime

Il venditore di anime

Zaino sulle spalle e un’anima da vendere,la propria, eccolo precipitarsi in strada per cercare un compratore. Si dice che il nonno mise una buona parola perché il commerciante di rame non batté ciglio alla richiesta di S. per la sua anima. Venduta l’anima, ne serviva comunque una per poter lavorare. Un giorno sarebbe tornato in possesso della sua stessa anima, promise a sé stesso tirando su il cappuccio del cappotto. Anime medie se ne trovano tante ed è inutile spendere tanto. Per il lavoro di venditore di anime non serve possedere la migliore delle anime, ma qualcosa di mediocre che possa servire da paragone. Non bisogna affezionarsi a quest’anima perché in fin dei conti rimarrà chiusa dentro una scatolina delle dimensioni di un libro.

La scelta dell’anima

Era un venerdì sera, mentre fuori dalle finestre pioveva quel fango misto a succo di nuvola che schizzava dai piedi in ombre grigio chiaro. Dal cappuccio sbuffi di aria fredda e calda si univano per un istante, per scomparire e riapparire come la luce di un faro. L’ultimo e il primo dei respiri non avevano più di due chilometri l’uno dall’altro e ora infatti i piedi si fermavano davanti all’entrata di un negozio. La scritta blu chiaro scolorita non lasciava dubbi, il posto era quello: “O. e figli_ compro anime”.

Il negozio di anime

Per quanto un broker di anime e un negozio possano sembrare in completa antitesi, in realtà sono quasi perfettamente complementari. Uno impone un prezzo, vendendo poi al dettaglio le anime che hanno maggior mercato. I negozi di anime si attengono solo al minimo. Espongono anime date in pegno, vendono anime di terza categoria, requisite ai carcerati o ai falliti di ogni genere o grado. Coloro cioè che in questa società, a quanto pare, non hanno diritto ad un’anima. Le anime sono esposte perlopiù alla rinfusa, con piccole descrizioni sulle custodie spesso terrificanti quali “leggera, bambino, mai usata”, “artista, buona per cuochi”, “anima grigia per venditori”. Ecco, proprio quella era l’anima che aspettava S.

Come le stelle

Succede anche che l’anima all’interno abbia un valore inferiore alla custodia stessa. Era propriamente questo il caso. Un’anima però per quanto pesata e registrata è pur sempre un’incognita. A volte cerca un nuovo corpo per maturare, a volte soffre di rigetto, ma di sicuro c’è che è una luce proveniente dal passato e dal futuro, come le stelle. Proprio come le stelle, non riesce a vivere nel presente, insicura di essere ancora dentro un corpo o fluttuante nella miriadi di altre materie di cui è composto il respiro dell’universo. Quasi mai un’anima sa danzare quella sua danza sinuosa nel presente.

–Di cosa parla questa storia?–

–Continua con Il negozio di anime–

La storia avrà pubblicazione a cadenza settimanale. Tutti i diritti sulla storia e relative traduzioni sono riservati da Flyingstories.org e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.

Daniele Frau

Daniele Frau is a translator and content writer living in Dubai and coming from an amazing Italian island, Sardinia.

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