Il negozio di anime

S. give up with his soul

Il negozio di anime

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Il negozio di anime

La danza nel presente

Quando un’anima decide di danzare nel presente, è spesso ingrigita, deprezzata e dunque non molto richiesta. Sono anime di chi vive ogni giorno senza davvero vivere, senza usurare la propria anima e senza illuminarla. Come immerse in un laghetto stagnante con ancora qualche pesciolino e qualche rana a cibare gli uccellini di passaggio. Quello è il tipo di anima che va di moda quando si decide di diventare venditori di anime. S. spinse con forza la maniglia per entrare nel negozio, ma già dal suo primo passo all’interno il commerciante lo riconobbe. Come non conoscere quell’ultimo anello di una catena che da generazioni cambia il volto alla città trascinando per i capelli le anime più impensate nei corpi meno convenienti. Tutto però era successo in così tanto tempo che i giudizi della gente erano mutati in forma e contenuto.

I giudizi della gente

Se al principio l’idea principale fu che era immondo, che si rubavano le anime e il futuro, che il proletariato veniva depauperato ancora una volta, beh, lentamente tutto cambiò. Non c’era più il proletariato, non c’erano più gruppi di lavoratori insignificanti pronti a spendere la propria vita in cambio di un futuro migliore. No, lentamente le piccole sale dei bar erano state infestate da macchine da gioco. Le strade prima colme di vetrine, erano diventate ormai obsolete, schiave di una rete che univa tutti senza mai farli incontrare veramente. Calzolai, macellai, fruttivendoli, sarte erano sparite lentamente lasciandosi dietro una scia di negozi come quello in cui aveva messo piede adesso S. Negozi che non vendevano altro che incubi, parti di vite vissute o che si desiderava vivere. Un intero organismo pulsante di elettrodomestici sorridenti.

Il negozio

In alcuni negozi si potevano trovare nuovi aggeggi per scrivere più in fretta, sale gioco, sale d’azzardo, sale con nomi di città lontane, ma con all’interno la solita triste sala. La differenza è se il negozio è colorato un po’ meglio o un po’ peggio degli altri. Quello che era stato il sogno di qualunque ateo, diventò a poco a poco un incubo. Più pericoloso del credere ciecamente in qualcosa fu il non credere ciecamente a nulla. I nuovi scettici iniziarono ad invadere anche le aule delle università e pian piano ridussero la scienza a risposte da somaro, quali si o no. Può questa pastiglia davvero curare il mio cancro? Investire questi soldi in cultura può davvero risollevare il PIL? Recuperare rifiuti ha senso, o è meglio fare una grande buca e gettarvi all’interno tutto quanto? Domande come questa riempivano le aule delle università, prima sede delle menti eccellenti. Dal canto suo, S. si teneva lontano da tutte queste porcherie. L’unica idea ora era di diventare un venditore, il migliore se possibile, per dare un sorriso al padre e al nonno. Un giorno, si disse, tornerò indietro e comprerò la mia anima e sarà come se nulla sia mai accaduto.

I limiti ci scelgono

Quanto si sbagliavano quei pensieri farfugliati sotto il cappuccio e quanto è invece prevedibile la vita del venditore. Il limite posto al principio diventa come l’orizzonte e si sposta, senza mai farci arrivare davvero a toccare quella linea di demarcazione, quel burrone dietro il mondo. Bambini che scavano per trovare i vermi e invece incontrano l’acqua al mare, continuano fino a perdersi nello scavare in una sabbia sempre più dura. Così quel giorno S. incontrò il suo destino, ma lo scelse con cura, senza farsi trasportare dalle emozioni, come gli aveva consigliato il padre.

 

Come posso esserle utile?

chiese la voce rozza dietro il bancone. S. senza rispondere andò dritto verso lo scaffale di fronte.

 

Se serve una mano sono qua a disposizione

La voce rauca del negoziante non ricevendo risposta neanche questa volta, decise di perdersi in mezzo al giornale tra le notizie di cronaca nera scuotendo un po’ il capo. Le scatole sembravano tutte uguali di fronte, avevano solo delle scritte che davano un’idea un po’ ambigua. “Bambino, mai usata” era la più macabra, ma anche “Sposa, infarto” e “Sposo, infarto” messe uno accanto all’altra non scherzavano di certo. C’era poi tutta la sezione suicidi. Tre scaffali con scritte come “macchina, smog” o “impiccato, carcere”. Niente di più avvilente per il fatto che nessuno si sognava di toccarle, figurarsi comprarle. Il venditore avrebbe fatto volentieri a meno di quelle didascalie, ma erano previste per legge e non si scherza con le anime. Sul fondo di ogni scatola un codice a barre definiva senza margine di dubbio la storia dell’anima in questione. Bastava avere un’applicazione di lettura di codici anima e il gioco era fatto. Oggi è ancora più semplice, i negozi per vendere e comprare anime sono quasi scomparsi e si comprano anime solo in rete. Qui però era ancora quel periodo romantico in cui si poteva entrare in un negozio e toccare la scatola, palparne l’energia, saggiarne il peso. Forse da un certo punto di vista è più semplice oggi, più naturale. Ci si innamora della fotografia, come se si guardasse un porno. Quando si trova una scatola che recita “Rockfeller, ricco”, ci si precipita a contare gli zeri del prezzo e quasi senza pensarci si inizia a diventare schiavi di quella scatola in fotografia che non ci si potrà mai permettere. Tutte le altre anime compresa la propria diventeranno improvvisamente inutili, impossibili da paragonare a quell’anima istantanea. Ah, sarebbe bellissimo se qualcuno guardando una scatola con su scritto “anima generica, scarpe” si emozionasse, mi sognasse dentro una scatolina pronto a diventare parte di un corpo. Si, ma è impossibile, chi può interessarsi ad un paio di scarpe parlanti o ad una cornice che ama lanciarsi dai muri?

La scelta dell’anima

Bisogna anche dire che è incredibilmente difficile per chiunque scegliere un’anima. Quando si decide di cambiare anima, la propria inizia a girare vorticosamente all’interno, finché spesso si vomita e si perde l’equilibrio. Perciò S. aveva deciso di privarsi della sua anima in anticipo. Aveva però solo qualche ora prima di morire, perché senz’anima che si voglia o meno non si vive. Sentiva che dentro quel negozio un’anima lo aspettava, ne era certo. Sentiva già un gran freddo e talvolta se chiudeva per più di qualche istante gli occhi il mondo svaniva e sentiva di cadere pesante dentro un buco. Quando accadeva, riapriva gli occhi e si dava un piccolo pizzicotto. Si riconoscono facilmente gli uomini senz’anima. Camminano quasi come degli zombie, di quelli che nei film vanno sparati alla testa. Bianchi in volto, non rispondono alle domande, sono catatonici e inciampano per un nonnulla. Ora quegli occhi vuoti guardano lenti le lettere che imprigionano l’essenza dell’anima rinchiusa all’interno. “Astrofisico, promettente, farmacista”, siamo vicini “Marionettista, pittore”, si ci siamo quasi “Anima grigia, venditore”. Ecco, ora ci siamo davvero. Un’anima già usata da un venditore prima, grigia al punto giusto, meglio leggere le informazioni.

 

Anima dal colore grigio, con venature di verde e rosa. Tipica delle zone del Pacifico Orientale, sembra antica e senza le tipiche ombre scure delle anime morte. Probabilmente proviene da una famiglia che l’ha tramandata per generazioni.

Per generazioni? Incredibile, si dice S., e quante parole per descrivere un’anima tanto semplice. Non sapeva ancora che un giorno sarebbe stato lui a scrivere di anime e tanto più importanti di quella misera anima da venditore. I tremiti si facevano più intensi, era il momento di scegliere. Saltando tutta la parte tecnica sul peso e sui riflessi, vediamo vediamo, ecco l’ultima riga:

 

Anima estratta dal corpo con metodo Kasterburg, alla morte del paziente. Paziente morto di infarto. Nome del paziente: T.H.L. Professione: Venditore medico di pastiglie per malati di cuore.

Si, è questa l’anima giusta

L’ironia della sorte, immaginare un venditore di pastiglie per il cuore morire dello stesso male. Sarebbe bello sapere come avranno reagito i suoi pazienti. Ma in fondo è così anche per il lavoro del venditore di anime, che va in giro con delle anime da vendere e comprare e usa la sua anima grigia dal valore simbolico per estrarle. Ed è proprio ciò che si apprestava a fare S. Il metodo Kasterburg poi era un metodo vecchio per l’estrazione delle anime. Chissà da quanto stava là quella scatola, riempita di polvere. Meglio ancora, si diceva S., un’anima così avrà una voglia incredibile di camminare, dopo essere stata chiusa per tanto tempo. E non poteva avere più ragione di così, noi anime odiamo rimanere sedute dentro una scatola senza la possibilità di muoverci. Fu così che S. comprò quell’anima del povero T.H.L. per due soldi. Arrivato a casa, mostrò la scatola al padre, che sorrise soddisfatto. S. si sdraiò sul suo letto, prese la pillola della morte e chiuse gli occhi. Al suo risveglio, quell’anima grigia con venature verdi e rosa sarebbe stata la sua nuova compagna di viaggio.

–Continua la prossima settimana con Lezioni di vendita–

-Di cosa parla questa storia?–

La storia avrà pubblicazione a cadenza settimanale. Tutti i diritti sulla storia e relative traduzioni sono riservati da Flyingstories.org e nella persona di Daniele Frau.

Tutte le grafiche sono eseguite a mano e in stili misti dall’artista Gabriele Manca, DMQ productions, che detiene i diritti sulle opere.

Daniele Frau

Daniele Frau is a translator and content writer living in Dubai and coming from an amazing Italian island, Sardinia.

2 thoughts on “Il negozio di anime

GiacomoPosted on  2:38 pm - Dec 20, 2018

Vi ho trovati tramite una pubblicità su Facebook. Non ci posso credere che tutto sia gratis. Sto ripassando l’inglese e leggendo una bella storia allo stesso tempo. Grazie ragazzi!

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