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Daniele Frau posing with Gabriele Manca's original handmade mask. Character

Come si legge un personaggio?

Eroi e anti eroi

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…Continua da “Ogni storia è un lago”

Dai un’occhiata alla catalogazione dei personaggi classici. Per semplificare, se teniamo presente un personaggio principale o eroe, potremo immaginare un antagonista o anti- eroe. Gli altri personaggi che incontreremo saranno in un modo o nell’altro aiutanti dell’uno o dell’altro (a volte senza neanche esserne coscienti).

È tempo di esempi

Daniele Frau posing with Gabriele Manca's original handmade mask. Character
Come leggere un personaggio?

Prendiamo un classico come Robin Hood (di cui si trovano numerose versioni differenti) e noteremo subito i due personaggi principali. Da una parte avremo Robin Hood (o Sir Robin di Loxley nella versione più conosciuta al grande pubblico), che perde tutto per voler restare fedele al suo re Riccardo Cuor di Leone e dall’altro l’usurpatore, fratello di Riccardo, Giovanni Senzaterra.

Da una parte abbiamo dunque l’ideale dell’eroe che rimane fedele ai suoi giuramenti e dall’altro un uomo senza scrupoli, che va contro i suoi doveri di sovrano e perfino di fratello. Ma cosa sarebbero questi personaggi, senza John Naylor (Little John), Frate Tuck, lo Sceriffo di Nottingham e Lady Marian? Ciascuno ha in sé un proprio codice, porta soluzioni ad alcuni problemi e da modo ad altri di esistere.

Sulla riva del lago

Rimanendo sulla riva del lago, vediamo come la stessa storia cambia, prende valenze diverse. Se volessimo descrivere la storia di Robin Hood a dei bambini immagineremo Robin come una volpe, contrapposta ad un Re leone spelacchiato, ma con tanti anelli alle dita e aiutato da un serpente. Fra Tuck a quel punto sarà un orso benevolo, Lady Marian una volpina bella e intelligente e lo Sceriffo di Nottingham un cagnaccio dal ventre prominente e dai denti aguzzi.

Istintivamente, saremo portati a “tifare” per la banda dei poveri, che battaglia contro i ricchi. Istintivamente faremo il tifo per Robin e il suo senso di lealtà, la sua intelligenza e il suo amore per Lady Marian.

Insomma, cosa è giusto e cosa è sbagliato?

Ma, ma, ma… Non insegniamo ai nostri bambini che rubare è sempre sbagliato? Non gli diciamo che i ladri sono dei personaggi negativi? Certo, ma proprio qui entra in gioco il personaggio. I bambini sono in grado di guardare negli occhi quel volpino e capire che si tratta di un personaggio positivo e sentono quello che ritengono sia giusto.

In un mondo che vuole dividere tutti in buoni e cattivi, i bambini riescono ancora ad andare oltre e capire che si tratta di personaggi, con le loro storie più o meno complicate. Non giudicano Robin per quello che è, ma per quello che fa e per come lo fa. L’amore, l’audacia, il coraggio, questo è ciò che rende Robin Hood un eroe agli occhi dei bambini, non il suo essere un ladro.

Per riassumere

Ricapitolando, le storie e perfino i personaggi possono essere semplificati per poter essere compresi completamente anche dai più piccoli. Non si tratta di un lago più piccolo, ma di onde più piccole che possano spostare le barchette su cui stanno ancora insicuri i nostri bambini e le nostre bambine.

Fermiamoci qui, dunque e riprendiamo la settimana prossima, quando entreremo più nello specifico e incontreremo i personaggi tipici delle storie. Chissà, qualcuno lo conosciamo già e qualche altro ci è ancora ignoto. In ogni caso, li troveremo più vicini di quanto pensiamo.

Vuoi leggere di più a proposito di scrittura e lettura per bambini? Vedi qui.

Vuoi leggere le storie originali Anime vive e Ritorna al futuro?

A lake in Finland by Daniele Frau

Ogni storia è un lago, no?

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Partiamo dalle basi

Cosa c’è di più umano che amare le storie, racconti di vicende vicine o lontane, reali o fantastiche. La storia, disegnata da due grosse mani pelose dentro una caverna, si è evoluta fino a riempire le immense caverne dei generi letterari, senza perdere la sua forza. Qualunque sia la fabula o l’intreccio  che definisce una storia, questa è in partenza semplicemente un foglio bianco.

Benvenuti al lago!

A lake in Finland by Daniele Frau
A lake is like a story

Immaginate ora che quel foglio bianco sia un immenso lago, sul quale l’autore inizia a soffiare. Le onde prodotte saranno gli avvenimenti della storia e si propagheranno increspando la superficie dell’acqua, ma sarà sul letto del lago che troverete il vero significato. Ad esempio leggendo i generi definiti leggeri, sentiamo l’autore muovere la nostra barchetta e in un modo o nell’altro ci ritroveremo sulla riva del lago, felici di aver passato qualche ora spensierata.

Tuffiamoci dentro!

Non sapremo cosa si nasconde nella pancia del lago, ma probabilmente non è quello che stavamo cercando quando abbiamo aperto il libro.  Eppure, perfino in queste storie, si scopre qualcosa in più. Si tratta pur sempre di un lago e anche qui può capitare un colpo di vento che ci faccia perdere il controllo dei remi, una distrazione fatale che ci faccia scoprire il mondo sotto la superficie.

Che voi siate dei bravi nuotatori o perfino degli uomini rana, è facile trovare degli elementi simili tra una storia e un’altra nel fondo e nella superficie. Come gli elementi di un lago sono l’acqua, il vento, le onde, talvolta le montagne e gli alberi, così la storia ha il suo inizio, seguito da un insieme di azioni che si sviluppano fino ad arrivare ad una risoluzione (positiva o negativa che sia).

Uno schema semplice?

Sembra uno schema semplice, ma ad aiutare lo sviluppo del racconto (e dunque ad attrarre la nostra attenzione di pagina in pagina) entra in scena qualcuno che conoscete molto bene: il Personaggio. Come scrive John Gardner nel suo manuale di scrittura The art of fiction:

Non può esserci una storia in grado di attrarre interesse se il personaggio principale è una mera vittima, soggetta al volere degli altri e non invece un personaggio in grado di lottare per raggiungere i propri obiettivi

Il ruolo dello scrittore dunque diventa non solo quello di disegnare un bel lago, degli alberi graziosi che si riflettono sulla sua superficie (tutto molto romantico), ma anche e soprattutto mettere dentro quel lago, sulla superficie o in profondità, dei personaggi che seguiremo ciecamente. Quei personaggi potranno chiederci di lanciarci al centro del lago e noi lo faremo, potranno tirare con l’arco e noi terremo la freccia ben ferma per far sì che non falliscano.

Perché la riuscita della storia dipende da loro e da noi.

Continua con… Robin Hood!

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A lake in Finland by Daniele Frau

Every story is a lake, right?

Leggi in italiano

Let’s start with basics

It is human to love stories and tales about events happening next to us or far away, real or fantastic. Firstly, a story drawn by two big hairy hands in a cave evolved as the immense caves of literary genres, without losing its force. No matter what is the fabula or the plot behind a story, at the beginning, it’s just a blank sheet.

Welcome to the lake

A lake in Finland, picture by Daniele Frau

Imagine now this blank sheet as a lake, on which the author blows. The waves, the events of the story, will ripple the surface of the water, but on the lake bed, you’ll be able to find the real meaning of the story. For instance, in some cases on those “easy” genres, all you need to do is lay down on your small boat and let the author move it for you. In one way or another, we will finish on the shore of the lake, happy to have spent a few relaxed hours.

Let’s dive inside!

We won’t know what is hidden in the lake’s depths, but maybe that was exactly what we were searching for. Even in those “easy” stories, we can discover something more than we initially thought. We’re still on a lake, and it’s always possible to lose control of the oars and finish inside the water, ready to discover the world under the surface.

A simple scheme?

You can be just a good swimmer or a diver, but you’ll find some characteristics in common between stories in either case. As the element of a lake are water, wind, waves, and sometimes trees and mountains, as well the story has a starting point, followed by a series of actions that develop until they reach a resolution (positive or negative).

It seems a dull scheme the one I presented to you, but we have something ready to help develop the story (and therefore attract our attention). I introduce you to someone you must already know: the Character. As John Gardner wrote on his writing manual, The art of fiction:

No fiction can have a real interest if the central character is not an agent struggling for his or her own goals but a victim, subject to the will of others.

The writer has to draw the lake, the beautiful trees reflected on its surface (yes, yes, really poetic), but then he needs to put into that lake, on the surface or in the depths, some character that we will follow blindly.

It continues with… Robin Hood!

Read more about writing and reading here , and about our stories Souls Alive and Go back to the future.

Finale_The end

Fine

Tempo di elezioni

Ragazze avvenenti sfilano in intimo, coperte per il resto solo da cartelloni pubblicitari. Nei quadrati appesi al collo, facce tonde di futuri aspiranti statisti.

Alla fine

Alla fine tutto continua come da copione. La festa dell’Indipendenza concede il tempo alle famiglie di perdere un po’ tempo in chiacchiere vuote davanti a rettangoli luminosi. Questi ultimi, consci del loro ruolo centrale nel formare un’opinione pubblica senza opinioni, lanciano notizie di questo tenore:

La pioggia di alieni continua. Il Governo adotta misure straordinarie per fronteggiare la crisi.

Marito ammazza moglie nella periferia, poi la taglia a pezzi e li seppellisce in giro per la città. “Pensavo fosse un’aliena”, sembra abbia detto agli inquirenti.

L’Onorevole Svanzoni si dimette, in seguito alla bocciatura della sua mozione di minoranza:

<<Ho chiesto solamente di lasciarli cadere a terra interi. Ho pensato di dare loro almeno una possibilità di salvarsi>>, sembra abbia dichiarato questo nuovo nemico della Patria.

Non si è fatta attendere la risposta del nostro Capo Popolo:

<<Capisco la frustrazione dell’Onorevole ex Ministro per le Infrastrutture e il Quieto Vivere. Bisogna però ricordare che l’aspetto ludico è importante. Le persone, il popolo, soffre già per il coprifuoco. È giusto che ci sia un momento di svago. Secondo le regole, certo. Noi siamo sempre per le regole. Per questo motivo ho chiesto i pieni poteri, per poter dare alla gente ciò di cui ha bisogno.>>

A partire da oggi, grazie alla mozione Babu, sarà legale giustiziare un alieno per le strade durante le festività. Chi dovesse sparare fuori dagli orari e dai giorni consentiti, sarà soggetto ad un’ammenda pecuniaria. A seguire una breve guida su come riconoscere gli alieni.

Il Popolo

Il popolo, però, prima di armarsi e andare a caccia dell’alieno, si svaga ripetendo le notizie sentite a casa, nei bar. Le informazioni cambiano un po’, come nel famoso gioco del telefono, così da generare discussioni accese, divisioni che possono solo agevolare il Governo.

Il Capo Popolo

Il Capo Popolo, sicuro della vittoria alle imminenti elezioni, siede rilassato sulla sua poltrona nera. Davanti a sé, sulla scrivania, il mezzo busto di un tiranno morto da decenni.

C’è un motivo per il quale ha lasciato il suo gatto decidere le sorti di quegli alieni. Lo stesso motivo per il quale non è là fuori a festeggiare e sparare come tutti gli altri. Tra le braccia tiene stretto tutto ciò che ha un senso per lui. Una piccola nota musicale, un principio di vita che è in grado solo di urlare, dormire e mangiare.

La piccola V

L’unica creatura con cui sa di poter parlare, l’unica in grado di capirlo davvero, facendo bollicine allegre con la bocca. Russa un po’, ma in quel modo buffo che sembra essere appannaggio solamente dei bambini. E sorride. Un sorriso senza denti che sposta come fosse vento i sorrisi sulle altre facce attorno. Un vento positivo, naturale.

Un uomo buono

Come far comprendere agli elettori buoi e al Partito che il suo animo è buono? Se potesse, accompagnerebbe le vecchiette da una parte all’altra della strada. Questo è il tipo di persona che è. Un imbecille, ma in fondo per nulla cattivo.

Si è semplicemente ritrovato tanto potere nelle mani, troppo in fretta. Quando si ha tanto potere, si devono prendere decisioni. Servono risposte chiare, sicure. Lui non si fa pregare, sa di essere un capo e gioca sempre fino in fondo. Ah, dove sono i suoi nemici ora? Ridono sotto qualche metro di terra e di cemento, ecco cosa fanno!

<<Pling- plong?>>

La porta, improvvisamente, chiede attenzione. Oggi è il giorno dell’Indipendenza, che cosa vorranno mai? Che vada a rispondere la servitù, alla fin fine è là per quello.

<<Pling- plong!>>

Stavolta la porta sembra chiamare in modo più deciso, senza esitazione. Non è una domanda, sembra sia più una risposta. Oh, ma che sciocco! Oggi la servitù ha avuto tre ore di riposo per andare a festeggiare con le famiglie. C’è la caccia all’alieno per le strade.

Si dimentica sempre di essere così magnanimo.

<<Pling- Plong?! Pling- Plong!?>>

<<Ma insomma!!>>

Sbotta il Capo Popolo, indispettito. Di questo passo potrebbero svegliare la piccola Vittoria, questi incivili. Si alza, deponendo lentamente il corpicino addormentato della bambina. La culla, rosa e bianca, inizia a cullarla lentamente. La “V” disegnata sulla testa della culla sembra essere un orologio rotto.

<<Pling- plong!>>

E il Capo dimentica il suo lato romantico.

<<Pling- Plong!>>

“Li ammazzo!” Pensa mentre scende le scale.

<<Pling- Plong!>>

“Oh, li squarto vivi, li squarto!” Pensa ancora, mentre finalmente, con la bava alla bocca, gira la maniglia.

<<Per Diana e Benito, ma chi è?>>

E davanti a lui,

<<Ehi, e tu chi sei?>>

Finale_The end
Finale_The end

La figura di una signora anziana, vestita di stracci e fango lo guarda atterrita. Sembra avere cento anni, sporca sulle braccia di quello che sembra essere sangue rappreso. Non suo, comunque, non sembra ferita. Occhi grandi, resi ancora più grandi dalla faccia ossuta, lo guardano come una visione.

<<Tu, tu, tu sei… sei, sei, sei un’aliena!>>

Un uomo così grande e grosso, spaventato da uno scheletro umano, impaurito.

Uno scheletro umano

La donna vorrebbe parlare, ma tutte le parole che vorrebbe pronunciare le sono state portate via. Ha perso la parola qualche tempo prima, insieme ad una costola incrinata che non le permette di respirare per bene. È stata scelta per essere là in quel momento, per essere davanti a quell’uomo, al Capo Popolo. Ne ha passate tante per ritrovarsi finalmente là, finalmente di fronte a quell’uomo per dirgli che…

<<Blam!>>

Un colpo solo, che fa fischiare le orecchie e chiude gli occhi del Capo. Uno sparo solo basta per fare della testa della vecchia una nuvola di coriandoli rossi. Spariscono gli occhi, sparisce la paura, sparisce la faccia intera sporca di terra. Diventa un corpo ossuto, la testa una macchia per terra. Una macchia come un’altra, che verrà pulita dalla servitù tra qualche ora.

<<Capo, state bene?>>

Una ragazzina di dodici anni, con il suo fucile ancora fumante in mano, lo guarda curiosa.

<<S- si, grazie. Non so cosa volesse da me.>>

<<Posso avere un autografo?>>

<<C- certo. Come hai fatto a riconoscere che era un’aliena?>>

<<Ho visto il programma “come riconoscere un alieno” su Tu Tubi, sono un’esperta.>>

<<Oh, certo, bravissima. Come ti chiami?>>

<<Ananke.>>

<<Ananke, che nome curioso. Sei stata proprio bravissima. Dove desideri l’autografo?>>

<<Posso averlo sul corpo? Lo carico qui sulla carriola, i miei amici moriranno d’invidia.>>

<<Certo, certo, ci mancherebbe. Te lo sei più che meritato. E buona festa dell’Indipendenza!>>

Da vicino è diverso

La ragazzina guarda il Capo. Non l’aveva mai visto così da vicino, sempre e solo su qualche balcone o nei rettangoli colorati. Le sembra di guardarlo per la prima volta e si rende conto di quanto sia molliccio e sudato. Trema ancora di paura mentre si pulisce il volto dal sangue. Non lo ammetterà mai, ma prova un po’ pena per lui. Tutto quel potere e ha paura della prima vecchia che gli si para davanti.

<<Aspetta. Stava provando a prendere qualcosa dalla tasca. Cos’è? Non vorrei che fosse un’arma.>>

La ragazzina fruga nel corpo ossuto della vecchia, con aria disgustata. I rettangoli hanno detto che gli alieni portano malattie mortali.

Una lettera

<<È una lettera, signor Capo.>>

<<Bene, dammela pure e vai a giocare con il tuo cadavere. Buona Indipendenza!>>

La porta inizia a chiudersi lentamente sulla scena grottesca della ragazzina, intenta a caricare sulla carriola il corpicino senza testa dell’anziana.

Lo sguardo del Capo sembra perdere lucidità, mentre legge la lettera che gli trema tra le mani. Che scherzo è mai questo?

Poi intuisce qualcosa e allora non c’è tempo per le domande, solo per il terrore.

Lascia la porta aperta e corre.
Corre con la pancia che gli trema.

Corre come mai prima in vita sua.

I piedi sono già sulle scale, superano gli ultimi gradini, si lanciano nella stanza, urtano il busto del tiranno che cade in mille pezzi a terra. Nella stanza una finestra aperta e orme di fango sul pavimento.

Davanti a lui, una culla vuota

E il mondo è un incubo.

E il mondo è distante.

E il mondo è il futuro.

Forse pensava di essere padrone del tempo. Ma quello fa ciò che più desidera, senza interpellare gli uomini.

Mentre cade a terra, urla. Disperazione, rabbia, confusione. Come se cadesse dalle nuvole. Come un alieno, alla fine.

Su una montagna di dolore e fango.

Troppo tardi, pensa mentre i suoi pensieri si dissolvono.

<<Ci avete rubato il futuro!>>

Un grido, una voce dietro di lui.

Si gira per vedere un alieno, sporco di sangue e terra. D’istinto impugna la sua pistola preferita da dentro il cassetto, Walkiria. Non l’ha mai usata e non sa come si spara, ma sa che Walkiria lo aiuterà. Victoria è tra le mani di quell’alieno. Non piange.

Perché non piange?

L’alieno deve morire.

L’alieno deve soffrire.

L’alieno verrà squartato.

Invece, l’alieno parla la sua lingua.

<<Sparami, sparami quanto vuoi, ma non potrai cambiare la tua sorte. Tu hai rubato il nostro futuro, noi abbiamo rubato il tuo. Ti abbiamo anche dato un’occasione, ma l’hai sprecata.>>

L’alieno deve morire.

L’alieno deve soffrire.

Improvvisamente, il Capo si sente un alieno. Punta la mano tremante e la pistola alla tempia e preme il grilletto.

<<Blam!>>

In un secondo, in un solo proiettile, una fontana in tinta di rosso. La stanza diventa più vivace, con questo effetto aerografo. A terra resta il corpo del Capo Popolo, il cervello misto ai cocci della statua e al sangue. L’alieno non sa che fare, non si aspettava una reazione del genere.

<<Click.>>

Dalla porta, un rumore di qualcuno che toglie la sicura ad un’arma.

L’alieno si gira, per trovarsi davanti una ragazzina di dodici anni, che lo osserva.

<<Quella vecchia è sparita, nessuno mi crederà. Tu sei un alieno, vero?>>

Non attende la risposta, sa come riconoscere un alieno.

<<Blam!>>

Ora per terra stanno due corpi, mentre uno molto piccolo giace nella culla. Irriconoscibile, una macchia rossa al posto di quel sorriso senza colpa. Presente e futuro legati dal medesimo destino.

Nella mano sinistra del Capo Popolo sta una lettera, scritta in una grafia tremolante.

“Non uccidermi, ti prego.

Salvami.

La tua V.”

E la lettera sparisce, mentre la ragazzina trascina per le scale il suo trofeo.

<<Ritorna al futuro.>>

Borbotta tra sé e sé.

Fine

Ti guardi intorno con aria perduta? Guarda qui di cosa si tratta.

Ti manca solo l’ultimo pezzo pubblicato? Leggi qui.

Questa storia è un racconto originale scritto da Daniele Frau, cui sono riservati i diritti di riproduzione. I disegni sono ad opera di Gabriele Manca (DMQ productions) e tutti i diritti correlati sono di sua proprietà.

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La carta del gatto

Il Parlamento

Un gatto

Due mozioni

L’aula del Parlamento del Popolo, con tutti i suoi 30 parlamentari in audizione, è un alveare. Perfino il rumore di fondo sembra ricordare quello di piccoli animaletti operosi che montano su un muro di miele. Il miele, però, non c’è più. E’ rimasto solo un muro, solido, che cammina alto e sicuro per tutto il perimetro della piccola nazione. Le nazioni diventano sempre più piccole, città infestate dalla paura di non avere più lo spazio vitale in cui crescere. Gatti impazziti che si sono rifugiati dentro una scatola più piccola di loro e adesso non sanno come tirarsene fuori.

<<Dling-dling-dling!>>

Una piccola campanella d’argento richiama all’ordine tutti quanti.

<<Signori e signore del Parlamento, esimi colleghi e colleghe, questa audizione è stata avanzata dall’Onorevole Ministro per le Infrastrutture e il Quieto Vivere, Arnoldo Svanzoni. A lei la parola, Onorevole.>>

La mozione

La figura imponente dell’ex pugile Arnoldo Svanzoni si alza al centro dell’aula. I microfoni della stampa si accendono all’unisono. È la prima volta, da quando il Capo Popolo ha ricevuto i suoi pieni poteri, che un membro della cosiddetta opposizione chiede un’interpellanza parlamentare. Il Parlamento è diventato più o meno inutile, come una biblioteca pubblica per soli adolescenti.

<<Gentili Onorevoli. Sono qua oggi di fronte a voi non per portare ulteriori problemi al nostro Paese già di per sé vessato dagli attacchi terroristici e dalla congiuntura internazionale sfavorevole. Sono qua per proporre una soluzione. Premetto che sono stato uno dei promotori dei Possenti Muri che proteggono la nostra amata Patria, ricordati peraltro proprio oggi nel giorno dell’Indipendenza. Sono stato io ad aver avanzato l’idea di reintrodurre le leggi razziali e di creare leggi più stringenti contro i profughi e i terroristi. Ho fatto tutto questo con il solo e unico scopo di servire al meglio la nostra amata Patria. Oggi, di fronte a voi, gentili colleghi, sta però un padre di famiglia prima che un membro del Parlamento. Se, come dicono le informazioni ufficiali della Polizia del Popolo, questi alieni vengono da un futuro distante forse cento anni dal nostro, beh è opportuno fare una riflessione. Siamo di fronte alla seria possibilità che questi alieni altro non siano che i nostri figli e nipoti.>>

<<Dling- dling -dliiiiiiiing!>>

La campanella suona impazzita, tentando invano di calmare non solo i parlamentari, ma anche e soprattutto i membri della stampa presenti e con la bava alla bocca. Ma come, tutti questi mesi a parlare di alieni e di pericolo alieno e ora questo salta fuori con l’idea che siamo tutti fratelli. Inconcepibile!

<<Signori, un po’ di moderazione. Siamo in un’aula di Parlamento, per l’amor del Capo!>>

Il gatto

La carta del gatto
Ritorna al futuro_il Parlamento_il gatto

Sulla poltrona del Capo, vuota, siede un gatto grassoccio. È l’unico che ha il permesso di sedersi su quella poltrona al di fuori del Capo Popolo, quando questi è impegnato a farsi fotografare in giro come un pupazzo. Oppure, come nella giornata odierna, quando è impegnato a giocare con la sua nipotina.

<<La soluzione, e qui concludo gentili signori e signore del Parlamento, sarebbe molto semplice. Stendendo una rete sotto i due luoghi di atterraggio degli alieni, si potrebbero salvare fino al 90% di loro. Grazie per l’attenzione.>>

<<Dling- dling- dliiiiiiiiing!>>

<<Signori, per cortesia! Spaventerete il gatto!>>

A questa frase, tutti si girano verso la sedia del Capo, terrorizzati. Se il gatto dovesse lasciare la sedia, qualcosa di terribile potrebbe capitare a ciascuno di loro. Il gatto li guarda tutti, uno per uno, quasi sapesse di che potere è in possesso la sua coda bianca.

<<Gentile Onorevole Babu, a lei la parola.>>

<<Grazie Onorevole Capo- Donna del Parlamento del Popolo. Una sola domanda per l’Onorevole Svanzoni, cui non chiedo di rispondere in quanto retorica. Perché dovremmo aiutare queste persone? Perché sono esseri umani? No, sono alieni! Perché scappano dalla fame? Bene, anche la mia famiglia è scappata dalla fame per venire in questo meraviglioso Paese. Ma erano altri tempi!>>

Princess Babu

La figura scura della deputata Princess Babu sembra essere un tutt’uno con il nero mogano del legno che ricopre la maestosa Aula del Parlamento del Popolo.

<<Erano tempi in cui non era necessario costruire muri sul mare, in cui si parlava di esseri umani e non di straccioni alieni che cadono dal cielo. Ho sentito alcuni di voi dire che sono come noi, che abbiamo lo stesso DNA, eppure io vi chiedo, ancora una volta retoricamente: chi di voi è caduto in questo meraviglioso Paese dal cielo?>>

<<Driiiiin- driiiiin-driiiinnn!>>

<<Ma insomma, signori deputati! Lasciate terminare l’Onorevole Babu, grazie.>>

<<Grazie, Onorevole. A chi di voi dice che si tratta delle nostre sorelle, dei nostri fratelli, dei nostri figli o nipoti, ripeto: tornatevene a casa vostra!C’è chi scappa dalla fame, chi dalla povertà, chi dal caldo perfino. E noi dovremmo dare da mangiare a queste bestie, a questi alieni? No, grazie! Ho concluso.>>

Il gatto si lecca la zampina, accarezzato piano con un guanto di velluto dal Maestro di Cerimonie del Parlamento.

Le votazioni

<<Bene, grazie all’Onorevole Babu. Vediamo dunque le votazioni all’ordine del giorno. Abbiamo la prima mozione- Svanzoni sull’installazione di una rete a protezione degli alieni e la mozione- Babu sull’attivazione della caccia all’alieno durante le festività, a partire da quella odierna.>>

<<Driiiiin- driiiiiin- driiiinnn.>>

<<Si inizino le votazioni.>>

Il cartellone nero sul fondo della sala si illumina di piccole lucine quasi tutte dello stesso colore.

<<Allora, per la mozione- Svanzoni, il risultato è di un voto a favore e 29 contrari. Rigettata. Signor Svanzoni, la invito a chiedere perdono al Parlamento e a lasciare l’aula.>>

L’Onorevole Svanozoni si alza, con la sua cartella in mano, l’espressione afflitta.

<<Onorevoli parlamentari, mi scuso per la mozione presentata quest’oggi. Vi prego di perdonare la mia insolenza e di permettermi di tornare presto tra i banchi di questo sacro pulpito. Arrivederci.>>

<<Driiiiin- driiiiiiin- driiiiinnnn.>>

<<Bene. Si inizino le votazioni alla seconda mozione.>>

Il cartellone nero si illumina nuovamente, stavolta di due colori distinti.

<<La votazione vede 15 a favore e 15 contrari. Votiamo nuovamente.>>

<<Driiiiin- driiiiin- driiiiin.>>

<<Si inizi nuovamente la votazione per la mozione- Babu.>>

E ancora una volta le lucine sembrano in parità.

<<Gentili signori e signore, rappresentanti del Popolo, la votazione vede ancora una volta 15 voti a favore e 15 voti contrari. Secondo il nuovo regolamento, la parola spetta al Capo Popolo o a chi ne fa le veci. Signor Maestro di Cerimonie, la prego di portare qui il gatto.>>

Il voto decisivo

Il Maestro di Cerimonie prende tra le sue mani vellutate il gatto, che inizia a giocare annoiato con le mostrine. Scese le scale, ecco Il Maestro posare con cura il piccolo felino al centro della sala.

<<Bene, signor Maestro, la prego di bendare il Gatto del Popolo .>>

Il gatto, scelto dal Capo per la sua docilità, sembra quasi gradire il cappuccio rosso che gli viene infilato su per il muso e le orecchie. Poi, il Maestro tira fuori dalla tasca due campanelle, una rossa e una verde, e va a sedersi a qualche metro dal gatto. Si inginocchia e…

<<Driiiiinnn—Driiinnn.>>

Fa con la prima campanella.

<<Driiiiiinnn—Driiinnn.>>

Suona con la seconda campanella.

Il suono deve essere lo stesso, così da portare il gatto ad una decisione imparziale.

Seduto, mentre si lecca una zampina, il gatto incappucciato sembra ignorare le due campanelle. Non c’è scritto nulla sulla possibilità che il gatto non sia attirato da nessuna delle due campanelle.

<<Driiiiinnn—Driiinnn.>>

<<Driiiiinnn—Driiinnn.>>

Ecco, finalmente il gatto alza la testolina incappucciata e inizia ad avanzare.

Un passetto, poi due.

<<Driiiiinnn—Driiinnn.>>

<<Driiiiinnn—Driiinnn.>>

Poi tre, poi quattro.

Il destino di uomini e donne è appeso alla camminata annoiata di un gatto. Deciderà un felino se diventerà legale sparare ai pochi alieni che sopravvivono alla caduta. La scelta di un gatto darà la possibilità a tanti uomini e donne di scendere in strada e massacrare i poveri alieni rimasti in vita, per festeggiare.

Poi cinque, sei.

<<Driiiiinnn—Driiinnn.>>

<<Driiiiinnn—Driiinnn.>>

Quale speranza rimane loro?

Poi sei, sette.

<<Driiiiinnn—Driiinnn.>>

<<Driiiiinnn—Driiinnn.>>

… Continua…

Ti guardi intorno con aria perduta? Guarda qui di cosa si tratta.

Ti manca solo l’ultimo pezzo pubblicato? Leggi qui.

Questa storia è un racconto originale scritto da Daniele Frau, cui sono riservati i diritti di riproduzione. I disegni sono ad opera di Gabriele Manca (DMQ productions) e tutti i diritti correlati sono di sua proprietà.

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Il Capo_The Champ

Il Capo Popolo

Una sorta di prologo

Non dovremmo prima almeno controllare?

Controllare cosa?

Dico, per essere sicuri che dietro alle esplosioni ci siano davvero…

Sh!

Ma…

Sh! Potrebbero sentirti. Certo che ci sono loro, che controllare e controllare…

Certo, certo. Dicevo solo per essere… comunque. Ecco che arriva il Capo, avrà sicuramente delle notizie.

La figura del Capo Popolo, alta e grassoccia, entra come un’ombra nella stanza. Un’ombra dal profumo inconfondibile di arrosto e con il solito, immancabile, sorriso ebete tatuato sotto il naso.

Buongiorno a tutti!

Saluta e si accinge a stringere mani, dare pacche sulle spalle e ignorare la tensione che non solo striscia, ma  riempie la sala come un liquido vischioso.

Un Capo sorridente

Il Capo_The Head
Il Capo_The Head

Non fatevi ingannare dall’umore sempre gioviale e dalla sua straordinaria capacità di ricordarsi i nomi di tutti. È una strategia di marketing come un’altra. Quel sorriso può essere l’ultimo che vedrete mentre soffocate annegando in un enorme secchio di cemento. Al principio non si può dire fosse malvagio, anzi, era un ragazzo cicciotto dall’aria simpatica. Fu tra una stretta di mano e l’altra, poi, che assaporò appieno l’ebbrezza del potere.

Un Capo allegro

Le punizioni contro gli avversari inizialmente lo avevano sconvolto, per poi essere pian piano sempre più attraenti. Ora batteva le mani allegro, quasi isterico, vedendo gli occhi rossi di paura delle sue vittime. Conigli innocenti che vedevano quel sorriso ebete sparire in spasimi di dolore. Oh, certo, con le sue mani non aveva fisicamente mai ucciso nessuno, intendiamoci. Le mani erano morbide e lisce, come quelle di chi non ha mai mosso un dito per preparare nemmeno un’insalata.

Per quanto il suo motto fosse:

Dalla parte di chi lavora, dalla parte della giustizia.

Eppure con quelle stesse mani mollicce aveva cambiato il sistema. Tortura, poi pena di morte erano tornate protagoniste del vocabolario popolare. Poi, il grande colpo di teatro. I carcerati, costo fisso non più giustificabile da un’amministrazione così attenta alla giustizia, erano dati in pasto ai propri compagni di prigione. Perché buttare via della carne ancora così tenera? No, i carcerati non meritavano nulla di più che mangiarsi tra loro.

I crimini, però, continuavano a salire come numero. Non si intravedeva all’orizzonte una soluzione e fu dunque deciso di riunire l’intera popolazione sotto un grande ombrello. L’ombrello della paura.

Inizialmente si trattò di casi fortuiti, come il caso del taxi. Spaventò tanto la popolazione, che venne provata una replica. Una piccola esplosione in aperta campagna, che spaventò solamente qualche mucca solitaria. L’avvenimento venne riportato sulle pagine di tutti i giornali:

E se fosse stato un terrorista?

E se ci fossero state donne e bambini?

Ecco la visualizzazione grafica dell’esplosione se fosse stata in centro e avesse ucciso cento persone

Tutte le grafiche riportavano amputati, donne incinte dal ventre esploso e alieni intenti a mangiarne le interiora.

Così la paura divenne tanto più reale, quanto le immagini di distruzioni immaginarie che intasavano ogni canale.

Amici.

Continua dunque il Capo Popolo mostrando allegro i denti giallognoli.

Siamo di fronte ad una delle più grosse crisi che la nostra stupenda nazione e il nostro Governo dell’Agire abbiano mai dovuto fronteggiare. Abbiamo trovato tutti i punti di atterraggio.

I punti di atterraggio! Come se cadere da trenta metri e spiaccicarsi al suolo sia da considerarsi un atterraggio. Una caduta, al massimo, una caduta mortale. Il capo continua:

Abbiamo messo in carcere i fuorilegge che li stavano aiutando. Finiranno tutti in galera, costretti a mangiarsi tra loro come è giusto che sia per dei nemici della patria.

Gli occhi, incavati nelle guance grassocce, si muovono frenetici da un astante all’altro. Gioiosi, vivaci, come se tutto questo alla fin fine fosse solamente un gioco. E lui solo conoscesse le regole.

E per quanto riguarda le esplosioni?

Una voce timida sale dal gruppo di segretari.

Le faremo cessare.

La voce, un pochino più sicura di sé stavolta, azzarda una seconda domanda.

E come pensa di poterle far cessare?

Come abbiamo sempre fatto, come si fa in una democrazia che funzioni. Troveremo il responsabile e lo faremo squartare e mangiare vivo. Dovrebbe bastare a fermare possibili emuli.

Oh, capo! Lei ha sempre delle idee così… originali!

Bene, per oggi è tutto. Domani ci sarà la votazione sulle due mozioni di maggioranza e opposizione. Io non potrò esserci, purtroppo. Come ben sapete domani c’è la festa dell’Indipendenza e festeggerò con la mia famiglia.

La festa dell’Indipendenza

Se l’avessero chiamata festa dell’isolamento sarebbe sembrata almeno più rispondente al vero. La festa stava comunque là ogni anno a ricordare quel giorno di qualche anno prima, in cui l’ultimo muro, quello a Nord, fu costruito. Prima ci fu la costruzione del muro a Sud contro l’invasione dei “poveri e terroristi”, poi fu eretto quello a Est contro “i comunisti e pedofili”, poi a distanza di tempo quello a Ovest, senza una ragione particolare. Infine, il muro a Nord, contro le “Grandi Potenze che ci invadono e ci comandano”.

Il Capo Popolo lascia dunque la sala con il suo solito sorriso, pensando solamente alla sua ragione di vita.

La sua nipotina, Vittoria.

… Continua …

Non hai ben capito di cosa si tratta? Leggi qui le prime due parti.

Questa storia è un racconto originale scritto da Daniele Frau, cui sono riservati i diritti di riproduzione. I disegni sono ad opera di Gabriele Manca (DMQ productions) e tutti i diritti correlati sono di sua proprietà.

Read in English, here.

Un guanto perduto_a missing glove

Presente

Un guanto, gli alieni

Tranquillizzo tutti, questa non è una storia vera. Non può esserlo per tante ragioni, la più importante delle quali è che se questa storia fosse reale, significherebbe che io non sto sognando. E non posso pensarlo.

Non parliamo di me, dunque. In fin dei conti l’unica grammatica che conosco è quella che ho imparato guardando i grandi discorsi dei piccoli politici e le uniche parole che utilizzo sono quelle che ho ascoltato nelle piazzette alberate abitate dagli anziani. Parole stiracchiate, coperte d’ombra e solitudine, parasole e parapioggia.

Questo piccolo racconto fantastico ha inizio con un uomo che cade dal cielo, seguito da altre ombre di uomini, donne e bambini che lo seguono non distanti. Una caduta a reti unificate, ti presa da centinaia di telecamere e divenuta puro intrattenimento. Il dolore del parto, la caduta di un meteorite, un infarto, tutto può diventare fiction, tutto può essere raccontato in modo tale da essere venduto. Senza che ci si fermi per un istante a ragionare, a capire cosa stia succedendo davvero.

In questo scompiglio, un guanto

Facciamo un passo indietro, o un braccio, o anche solo un dito. Come volete voi, come vi viene meglio toccare il passato, toccatelo, tenetelo stretto, indicatelo perfino. Perché vi aiuterà a farvi largo nel futuro. Vediamo come.

Inverno

Il freddo ha una stagione particolare in cui decide, per volontà di un astro lontano e di una sfera inclinata, di sferzare le strade. Durante questa sferzante stagione, metà degli umani di una città sta in casa a tossire al freddo, mentre la metà più forte si fa forza giù per le scale, nelle macchine, sui marciapiedi.

Sulle scale, nelle automobili, sui camminamenti, tutti scivolano. Alcuni però lo fanno in un modo differente, scivolando in un sonno infreddolito, barbuto, che chiude gli occhi senza lasciarli aprire più. Sotto le scale giace un numero, più o meno costante, di esseri umani senza futuro. Scelte sbagliate? Forse. Vita sregolata? Anche, perché no. Eppure, vederli sparire, grigi, sotto una coperta di cartone fa sempre male. Per quel motivo il Capo Popolo ha istituito le Ronde dell’allegria. Gruppi di cittadini che si riuniscono per abbellire i corpi assiderati nelle strade.

Zero e meno zero

Cosa aspettarsi di diverso? I mondi che hanno imparato a separare per primi alcuni grani dagli altri, quelli che funzionano davvero, hanno bisogno di qualche zero da aggiungere alla somma. Serve una media e gli zeri sono importanti, quasi quanto la media stessa. Meglio poi se questi zeri sono colorati, festosi.

Dunque, nel bel mezzo di un gelido inverno, il sole infine fece capolino. Era una luce che non riscaldava, ma rifletteva i suoi raggi sulle finestre chiuse, sui marciapiedi e sui sottoscala colorati. L’aria del mattino era limpida, attraversata da cappotti scuri e sguardi assonnati.

Comunque, si diceva, un guanto

Un guanto perduto
Un guanto perduto.

Una donna, prima di tutto, che esce di fretta dal suo quadrato chiamato casa e si infila tra porte e porticine, chiavi e chiavistelli nel mondo esterno. Nella tasca del cappotto, due accessori scalda- mani. Uno di questi, per ragioni non del tutto chiare, decide di protestare e di lanciarsi da qualche parte nel tragitto. Fuori dalle tasche, nel mondo.

Quando la femmina di umano si accorge del guanto mancante, è ormai troppo tardi. No, meglio rischiare di perdere un arto, che arrivare tardi al cubicolo. Dopo pochi passi nel pianeta gelato, però, si accorge che la mano lentamente cambia di aspetto, di colore perfino. Bluastra, grigiastra? Non più rosa, come era sempre stata, questo è certo. Dopo una ricerca frettolosa e freddolosa nella borsa, eccola trovare una banconota. Un pezzo di carta che verrà bruciato per una corsa in tassì. Per riscaldarsi tra le comode lamiere di un’automobile bianca.

Il tassista aveva un’aria stramba.

Avrebbe riferito più tardi alle autorità la donna-brucia-banconote.

Mi guardava preoccupato. Ho pensato fosse semplicemente colpa dell’inesperienza.

Il tassista era tutto un gira qua e un gira là, insicuro al volante delle strade di città.

Non parlava, non emetteva il minimo suono, come fosse in apnea. Come…come non fosse neanche umano.

Tutto questo riferì qualche tempo dopo la donna-con-un-guanto-solo, intervistata da un quotidiano locale, “La pancia del Popolo”.

Un’ultima svolta a destra e l’automobile si ferma dolcemente all’ingresso grigio specchiato della Banca Di Fiducia, luogo di lavoro dell’impiegata infreddolita.

Qualche scalino ghiacciato, qualche stretta di mano non- guantata e finalmente il cubicolo.

Fuori dalla finestra, a guastare tutto quel pacifico luogo-non-luogo, un’esplosione. Uno scontro tra mezzi, un incidente, si sarebbe detto.

Bum

Ma no, era qualcosa di ancora più forte, un boato, una deflagrazione in grado di ridurre in minuscole forme geometriche delle dimensioni di un’unghia il grigio-specchio della facciata dell’edificio.

Questa era l’unica informazione in possesso di chi, in strada o negli uffici, guardava le fiamme divampare da un taxi bianco.

Un terrorista, un terrorista!

Si affrettarono a gridare per le strade, per poi ripeterlo più forte nella rete, finché tutti i rettangoli della città- nazione lessero la notizia, a caratteri cubitali.

UN TERRORISTA

Dopo poche ore, il panico era diventato virale. Dal davanzale della Piazza si affacciò con il celebre sorriso rassicurante il Capo Popolo.

Nella strada calò il silenzio più assoluto. Essendo divenuto ormai il silenzio non più una scelta, ma uno stile della stampa locale e nazionale, non fu un grande avvenimento. Quando c’è il terrore, non c’è tanto altro da fare. L’unico rumore che si poteva udire era il ronzio dei grandi elicotteri che perlustravano le nuvole.

Sudditi

E l’eco fece in tempo a passare e tornare indietro tra le orecchie della gente fino alla mascella serrata del Capo.

Il nostro Glorioso Paese è oggi sotto attacco

Il sorriso ancora rassicurante, anche dopo un leggero brusio.

Ma non ci faranno paura! Non ci hanno spaventato i nemici di un tempo, gli africani, gli indiani, i comunisti, gli omosessuali, i Sudisti, gli Islamici. Le nostre mura sono solide!

Un applauso spontaneo partì a quel punto come se fosse stato comandato. Come se una scritta luminosa si fosse accesa sulla facciata dell’edificio, nascosta alle telecamere.

APPLAUSI

Come un programma di varietà.

Fratelli e sorelle, le nostre mura non sono più abbastanza per contenere il nuovo nemico. Il problema cade dal cielo, il futuro ci invade!

Il mormorio ora era un vibrare che sembrava una preghiera uomo- elicottero, oppure un grande gatto che fa le fusa dentro una scatola.

Dal futuro?

Pericolo?

Dall’alto?

Queste furono le frasi più originali degli astanti.

Il Capo riprese, fermando quel brusìo.

Compagni e compagne. Non abbiamo più Nord, Sud, Ovest o Est da cui guardarci. Stavolta il pericolo è più concreto. Iniziamo però con il tranquillizzarci tutti. Non si è trattato di un attentato.

Un sospiro di sollievo si poteva leggere in quelle facce silenziose, che si affidavano speranzose al Capo Popolo.

Si è trattato di un incidente, causato da un clandestino. Da un alieno.

Ora il brusio iniziò a diventare un mormorio isterico, qualche tono più alto.

Facciamo ancora un passo indietro, vi va? Persone intelligenti come voi si staranno chiedendo come sia stato possibile arrivare a tanto. Nell’era della comunicazione, chiudersi dentro le proprie mura non è semplicemente poco sensato, è pericoloso.

Il bottone rosso

Forse non avete tenuto presente quel bottone, rosso, sempre ben lucidato, chiamato paura. È ciò che crea timore per un’invasione, per un’epidemia, il terrore che qualche pazzoide dall’accento duro e dalla fronte sudaticcia ci annienti con una bomba. No, non una di quelle che esplode e fa fuoco e fiamme. Una di quelle bombe speciali, in grado di decidere la sorte di alberi, fiumi e perfino nuvole.

Non immaginatevi un cambiamento drastico, epocale, tragico. Fu una metamorfosi che si generò con la stessa violenza con cui cresce l’erba. Serenamente, con lentezza, fu scelta una classe dirigente sempre più vicina allo stomaco della gente. Così vicina allo stomaco, da essere digerita e vomitata. Un grumo dirigente aveva bisogno comunque di un capo e così nacque una nuova figura. Venne scelto un Capo Popolo. Un buffone, un analfabeta funzionale di successo, sempre sorridente.

Un uomo moderno

Questo genere di uomo moderno, vedete, si trova a suo agio in mezzo alla folla che lo acclama, perché sa soffiare sul fuoco e chiede a tutti di seguirlo mentre bruciano. Va da se che, senza una fiamma, senza un nemico, senza un capro espiatorio insomma, ci si ritrova a soffiare al vento.

Tanti si tramutarono così in metastasi, nemici del popolo. In tanti passarono sotto le lame affilate del buffone, che ora era finito irrimediabilmente senza nuovo comburente. Senza metastasi o foglie morte da tagliare e bruciare.

Ecco dunque perché, questa esplosione, risultava essere una vera manna. Ecco il perché di quel sorriso raggiante.

Lentamente, gli uomini del futuro vennero scovati e arrestati. Qualcuno, fisicamente più attraente degli altri, venne perfino portato come attrazione in uno spettacolo.

Dunque, signor alieno, da dove venite esattamente?

Chiese il conduttore- biondo cenere.

Veniamo dal futuro e stiamo semplicemente scappando. N- non siamo alieni

La risposta balbettata, impaurita, di un uomo di mezza età, spaventato.

E perché non volete più vivere nel vostro futuro?

Voi… voi vi siete mangiati tutto, non c’è rimasto più nulla. Solo guerra e distruzione.

Certo, certo. E come risponde a chi vi dice di tornare al futuro?

Rispondo che siamo i vostri nipoti, i figli dei vostri figli. Non siamo alieni.

Questa è la sua opinione, la ringrazio signor alieno. Arrivederci e buona fortuna.

E un applauso sorridente salutò un uomo in lacrime, per introdurre il nuovo personaggio del momento, un fenomeno in grado di ingoiare dieci panini imbottiti in una volta.

Lentamente, i giornali iniziarono ad intitolare:

Come riconoscere e neutralizzare un essere del futuro

Nuovo Kit anti- straniero

Sempre più spesso, un boato spaventava la popolazione. L’autore? Sempre un uomo del futuro non ben identificato. L’opposizione, da parte sua, cercava di buttare qualche goccia d’acqua sul fuoco:

Non abbiamo nessuna prova che le esplosioni provengano davvero da immigrati del futuro o siano commesse con intenti terroristici. Anche l’esplosione del taxi è ancora sotto inchiesta della magistratura. Nel frattempo è doveroso accogliere queste persone in difficoltà.

La stampa era in agguato. Pronta a chiamarli alieni, sanguisughe. Né bianchi né arabi, né neri né asiatici, forme miste che spaventavano cadendo dall’alto.

Illegali

La prima mossa del Governo fu di dichiararli illegali. Così facendo, si aspettavano di vederli diminuire d’un tratto. Come se bastasse gridare alle nuvole, per fermare la pioggia. Le piogge aliene continuavano. La popolazione inizialmente si attrezzò con cuscini e materassi di ogni sorta per fermare il massacro. Quando le nuove leggi vennero promulgate, la paura di diventare essi stessi statistica fu troppa. Ci vuole poco a diventare un alieno. In breve sparirono i materassi e i cuscini.

Gli alieni, quasi a voler disobbedire le leggi, continuavano a precipitare al suolo. Si formarono presto grandi cumuli di  corpi di alieni del futuro. I più fortunati riuscivano a salvarsi proprio cadendo su un cumulo di cadaveri. I commenti più comuni iniziarono ad essere sempre più freddi, distaccati:

Se la sono cercata

Così imparano ad atterrare

Le leggi ci sono per essere rispettate

La carneficina durava ormai da mesi. Per le strade si notavano uomini e donne coperte di terra e sangue, intenti a brancolare senza una meta. Erano i superstiti.

Qui è quando la nostra storia comincia davvero. O forse termina.

…continua…

Non hai letto la prima parte e ti guardi intorno pensoso? Leggi qui.

Questa storia è un racconto originale scritto da Daniele Frau, cui sono riservati i diritti di riproduzione. I disegni sono ad opera di Gabriele Manca (DMQ productions) e tutti i diritti correlati sono di sua proprietà.

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La caduta_gli alieni

Ritorna al futuro!

Alieni

Solo ora che cado dalle nuvole capisco il profondo significato dell’aria. Non solo è una forma, ma è una forma di vita, in vita. Quando vuole sa essere vento, che sfugge tenace alle mani aperte dai finestrini delle macchine in corsa, oppure si rifugia sotto le porte e si trasforma in corrente, nelle tane dove vivono i treni.

Fredda

Fredda, è in grado di stringere due corpi in un abbraccio e perfino farli innamorare, mentre si fa calda e li rende umidi, lontani, ma ormai innamorati. L’aria sa essere gentile, quando vuole. Accade poi talvolta che inciampi, distratta, in qualche montagna e rotolI così su qualche nuvola, mischiandosi al vento nel vento fino a diventare un cono di distruzione.

Caduta libera

La sento proprio ora, gelata, che mi taglia il viso e mi muove le orecchie. Sotto di me, terra chiara e sangue, tanto sangue. Corpi su corpi, una catasta di occhi-mani-capelli-gambe. Sopra di me, altre mosche- uomo pronte a farmi compagnia, a sparire in un abbraccio di morte.

Le loro ombre sono puntini che si confondono uno nell’altro nella radura, proiettate da un sole ignaro. Sento l’aria riscaldarsi, la terra avvicinarsi.

L’avrei fatto comunque, se l’avessi saputo?

Si, credo proprio di si.

Sono vicino, ora vedo una scritta, tracciata in lettere maiuscole nella terra.

Ritorna al futuro

Troppo tardi, penso io, mentre mi dissolvo.

La caduta_gli alieni
La caduta, gli alieni.

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Villa Clichy

<<Ben arrivati a Villa Clichy,  mi chiamo Vanessa e mi trovo qui oggi in veste di guida. Sarò il vostro punto di riferimento durante l’intera permanenza della vostra meravigliosa famiglia qui alla Villa. Qualche cenno storico. Prego, seguitemi. L’ala dell’edificio in cui ci troviamo ora è piuttosto antica. Recentemente un familiare del nostro Capo Popolo è stato nostro ospite, ma in passato queste stanze hanno dato dimora ad un Re francese famoso per i suoi mobili. Probabilmente ha anche giocato con questo prezioso tavolo da biliardo e avrà riposato su una di queste sedie in plastica.>>

<<Signora?>>

<<Si, piccolo?>>

<<È vero che da qui si vedono gli alieni di cui tutti parlano?>>

<<Arturo!>>

<<Ma no, signora, lo lasci fare. I bambini fanno bene ad essere curiosi e sa, ne parlano tutti ormai. Va bene, basta così con i cenni storici, restiamo nell’attualità. Si, Arturino bello, se guardi fuori dalla tua finestra li puoi vedere. Se devo essere sincera, sono diventati una vera e propria attrazione, siamo prenotati tutto l’anno. Dicevano di esprimere un desiderio quando ne cadeva uno, ma ormai sono tanti che i desideri non basterebbero.>>

<<Ah, ah, bella questa. Grazie, Vanessa. Arturo, come si dice?>>

<<Grazie, signora.>>

<<Ma come sei ben educato! Grazie a te, Arturino.>>

<<Mi scusi, Vanessa. Approfitto della sua pazienza, ma giacché abbiamo toccato l’argomento…>>

<<Mi dica, signor Capra.>>

<<Nella brochure dell’agenzia diceva di una postazione per la caccia.>>

<<Assolutamente signor Capra. Troverà una stazione per cacciatori ad appena due chilometri dalla Villa. Là le daranno tutte le istruzioni e le metteranno a disposizione un kit. Se non ha mai sparato agli alieni, le do un consiglio. Miri prima a quelli più grossi, così da fare pratica. Poi pian piano sarà in grado di colpire alieni di medie e piccole dimensioni.>>

<<Mi perdoni, Vanessa, magari la domanda le suonerà stupida, ma… non soffriranno?>>

<<Ma no, suo marito e gli altri staranno a debita distanza, è completamente sicuro.>>

<<Si, certo, ma vede… io parlavo degli alieni. Lei crede che soffrano?>>

<<Ah, ah! Questa domanda le fa onore, signora Capra. Guardi, per quanto io non abbia studiato medicina, ho letto che ci sono prove scientifiche che provano che gli alieni sono completamente privi di sentimenti umani.>>

<<Ah, la ringrazio. Non sa quanto questo mi faccia sentire più sollevata. Sa, sono una fedele.>>

<<Anche io, si figuri. Sono una grande devota, come il Capo.>>

<<E la catasta? Crede che l’odore possa arrivare anche qui?>>

<<Ottima domanda, signora Capra. Si, non le posso nascondere che se la casa dovesse trovarsi controvento, si potrebbe avvertire un po’ di cattivo odore. Non si preoccupi, però. Il Governo ha già istituito tre volte alla settimana una raccolta differenziata per la raccolta degli alieni. E la casa ha un sistema di profumazione automatico. Non si accorgerà di nulla. Ora scusatemi, ma devo scappare. Ho i miei bambini che escono da scuola.>>

<<Certo, certo, comunque per qualsiasi cosa possiamo contattarla?>>

<<Esattamente. Non mettetevi problemi. E… buona caccia!>>

<<Ah, ah! Buona giornata, Vanessa!>>

<<A voi!>>

… continua…

Questa storia è un racconto originale scritto da Daniele Frau, cui sono riservati i diritti di riproduzione. I disegni sono ad opera di Gabriele Manca (DMQ productions) e tutti i diritti correlati sono di sua proprietà.

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L'arte atto III

Idee, arte, motivi per esistere

–continua dall’Atto Secondo–

Arte

Domande su maschere, vita e morte

Perché dovrei volere una maschera?

Gabriele mi conferma che i miei sospetti sono fondati. Le sue maschere non sono normali maschere, ma seguono l’arte giapponese detta del The Mask, per la quale nell’indossarla inizierete a sentirvi subito meglio, forse un po’ più folli, azzardati nei modi. Se invece deciderete di non voler rischiare, potrete appenderla al muro, per quanto io non possa promettervi che il muro stesso non decida di impazzire a sua volta e azzardare una sortita.

Quanto ci vuole per creare una maschera?

Creazione delle maschere

Creazione delle maschere

Creazione, un'intervista con Gabriele Manca

La creazione

–continua dall’Atto Primo–

La creazione

Come si fa la maschera

Caro diciassettenne che sei arrivato fino a qui pensando che io voglia rivelarti l’antico segreto che alberga nella mente dell’artista per la creazione delle maschere, sei nel posto sbagliato. Qui si cerca di descrivere un artista e proporre in maniera più o meno velata la vendita delle sue maschere meravigliose ad un pubblico che si spera non le debba usare solo una volta e solo per Halloween. Cerca, caro amico teenager, di tenere a mente le tecniche che sto per rivelarti, cercale su Youtube e se hai ancora tempo inizia a studiare una nuova lingua, che non fa mai male (no, aspetta, credo che lo studio del Klingon possa produrre effetti nocivi a lungo termine).