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storie dal Giappone

Japan! Stories

Tokyo

3,2,1 go!

We start our journey in Dubai, but we can easily skip this detail to arrive directly here in Terminal 2, Narita Airport. It’s summer and I can feel it in the air. However, here I can breathe, not as in other Asian destinations. Look mom, I’m in Japan! I landed in between an alien movie and the tidy drawer of my friend Sabrina. After repeating as many time as I can ‘arigato’ (thanks) I finally try to find a logic in all this order. The navigator keep telling me I have to find an underpass called B2F. I’m lucky enough to find it and even blessed, ‘cause two person address me in English!

Dakar, Senegal

Senegal

–read in Italian–

Senegal

First stop: Dakar

Three million inhabitants, Senegal’s Capital city, Dakar is a city full of traits that make it a destination alluring for tourists. One of those traits is the famous Paris- Dakar. Even though if you want to attend it, nowadays you need to take into account to go halfway across the world. Football is another big star here, and in the street you’re going to see loads of people with the famous Lion’s t-shirt. And the food, and the people. But let’s go step by step. Dakar is similar to other African cities I visited, but more clean and tourist- friendly. So the first night I felt myself safe enough and brave to take a taxi and go a bit out of the city, close to the sea, in a restaurant managed (I discovered later) by a nice woman from Liguria, Italy.

But what exactly is Dakar? 

vista dello skytree dal ponte

Tokyo, ultima parte

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Tokyo

L’ultima avventura prima di tornare

Passo tra strade deserte silenziose e colorate di Tokyo, con i tipici cavi scoperti che danzano da una finestra all’altra. Famigliole di ogni religione si muovono all’unisono verso i loro luoghi di culto, mentre io passo in mezzo tutto sudato. Si, io di natura sudo come un labrador, ma qui fa proprio caldo anche senza il pelo lungo. Ieri pioveva, dunque oggi il sole sta tirando su tutte le nuvole possibili dalla terra. E io sto nel mezzo di questo ciclo naturale. L’homo sapiens che suda, una nuova generazione di mostri. Nel bel mezzo di una strada strettissima e lunga come la Tiburtina, sento un suono familiare. Anche in Giappone ci sono bambini che suonano il flauto ad minchiam distruggendo i sogni di tranquillità domenicale dei genitori. Ah, quanti ricordi. Cullato da Astro del Ciel versione giapponese, vedo finalmente apparire la meta del mio peregrinaggio. Il Tokyo Skytree!

Tokyo, una strada stretta per lo Skytree

Tokyo, una strada stretta per lo Skytree

discovering Tokyodiscovering Tokyo

Giappone by night

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Giappone

Sempre più in là

Comunque, stavolta ho una scusante, sono davvero stanco e questa metro sembra avere scritte solo nell’antica lingua del Giappone. E io so di giapponese come i giapponesi di logudorese. Anche se non mi spingerei troppo oltre, perché queste persone sono in grado di sorprenderti. Per esempio non sembrano covare un amore spassionato per l’internazionale lingua inglese. Chiedo informazioni alla prima coppia giapponese che incontro (non so perché ho sottolineato che sono giapponesi, in questa metro sono l’unico dall’aspetto occidentale). Per quanto simpatici e disponibili, questi due simpatici giovani giapponesi conoscono solo tre parole. Per mia fortuna non sono sole cuore e amore. Nell’ordine sono “yes”, “no”, “yes, no”. Quest’ultima espressione, per quanto idiomatica e accompagnata da cenni e sussulti del capo, provoca in me un attacco di ansia condito da una critica all’intero sistema di istruzione giapponese e alla creazione di parcheggi multipiano nell’Eden in virtù della pianta del sapere. Alla mia invocazione sull’entropia interiore e la convivenza con la pace e il rispetto dell’universo, risponde un riflesso di sorriso idiota all’esterno. Funziona! Il mio sorriso idiota attira un terzo passeggero che conosce anche l’espressione inglese “right”, che io prendo come un “you’re right”, ossia “sei dalla parte giusta amico mio, non ti devi proprio preoccupare, sei un una botte di ferro” letteralmente tradotto dall’antico giapponese.

L’antico Giappone

Gran parte del problema di comprensione non è da attribuire tout court alla giovane coppia con la passione per le lingue pari alla mia passione per il banjo. Nasce anche da un problema di fondo: la mia espressione orale in giapponese è alquanto scarsa. La mia pronuncia della stazione di arrivo, Okubo, è quanto più italiana possiate immaginare. Condita da quel non so che di pronuncia alla Holly e Banji che credo mi renda alquanto ridicolo (per non parlare del fatto che non riesco a smettere di inchinarmi quasi completamente ad ogni parola). Comunque i primi tre personaggi alla fine non hanno capito una fava, mi spingono dalla parte sbagliata. Qui incontro dei parlanti di “gestualità compulsiva da manuale di sopravvivenza nella giungla”.

Quel genere di persone che speri sempre di incontrare nei tuoi viaggi all’estero. Non capiscono nulla se usi il cavo orale, ma

Racconti giapponesi

Giappone, arrivo!

Giappone

Tokyo

Ok, pronti, partenza, via!

Si parte da Dubai, ma questo particolare lo possiamo allegramente saltare. Arriviamo al sodo, il Terminal 2 dell’aeroporto Narita. E’ estate e si sente nell’aria. Fa caldo, ma a differenza di altre destinazioni in Asia, riesco a respirare. Mamma, sono in Giappone! Sono atterrato tra la trama di un film sugli alieni e il cassetto ben ordinato e stirato della mia amica Sabrina. Dopo aver ripetuto un numero imprecisato di volte “arigatò” (grazie), inizio a cercare una logica. Il navigatore mi dice di cercare un sottopassaggio chiamato B2F, che sarebbe il secondo piano seminterrato. Fortuna vuole che non solo io riesca a trovare il sottopassaggio, ma che riesca anche a trovare delle persone sorridenti con cui scambiare qualche parola in inglese. Si, in breve cerco di avere qualche indicazione su come acquistare il biglietto. Capisco tutto, tranne come capire l’importo da inserire nella macchinetta per acquistare il biglietto. Un mistero che rimarrà comunque insoluto. Compro il biglietto per Funabashi con destinazione Funabashi station. Sono quasi sicuro che la mia pronuncia di “Funabashi” sia come la pronuncia di un giapponese della parola “trigonometria”, ma comunque il rispetto qui è di casa e nessuno mi fa pesare la mia ignoranza crassa nella lingua giapponese.

Il treno di Tokyio

Tokyo e i treni del futuro

Via, si parte! Il primo viaggio sembra non finire mai. Stanco da una giornata a lavoro e stroncato da dieci ore di volo, mi sento immerso in una realtà diversa. Qui in queste righe la definirò “aliena”, ma non voletemene. La logica è diversa, dai segnali luminosi, al modo di rivolgersi alle persone, fino anche alla disposizione delle scale mobili.

Poi, Tokyo

Sziget, passport of love

Sziget festival

Sziget

A show in a show

Sziget. Clearly, not the easiest word to pronunce, as probably 99% of the words you see around since you land here in Hungary. And even so, you begin to remember it quite fast, ‘cause everyone is speaking about it. It’s 9th of August and even the Citadel, usally crowded in this time of the year, is quite silent. Yes, the noise is elsewhere.

Ruinpubs

Hold on a second, if the Citadel is not crowded, doesn’t mean there is no movida apart from Sziget. I’m not gonna take so much time describing the ruin pubs, ’cause you can read about it in any good travel blog. Our personal experience was a crowd queueing endlessly outside a famous ruin pub. We decided to find some “less famous” pub, and it was still a good one. Thanks Hungary and thanks hungarians.

How to reach it

Gay pride Amsterdam 2018

Gay pride in Amsterdam

Gay pride

Amsterdam

Normal horse or a unicorn?

There are some associations firmly stuck  in our minds, for example if I say rainbow what are the first three things  you would imagine? Let’s presume for a second that one of them is a flag. Let’s presume again that this flag is now a symbol of freedom and open mindedness.
Yes, it’s not happening without a reason. Social media and events happening around the world are using it nowdays like a symbol of the certain idea, as a call to action for LGBT rights.
So let’s look closely at one of the most famous gay events – “Amsterdam gay pride”. Who could imagine that the history of this parade is going back to 1970!

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